E' possibile fare una compilation di uno dei più grandi gruppi della storia come i Pink Floyd? La risposta è NO. Certo che di per sé una compilation è progettata unicamente con lo scopo di vendere, indirizzata specialmente verso chi della suddetta band conosce sì e no i singoli passati alle trasmissioni televisive (come nel caso di "One of these days"). Di conseguenza è impossibile riuscire ad imbattersi in un Greatest Hits perfetto, anche perché chiunque può criticare l'assenza di brani essenziali della carriera di un artista, il più delle volte per problemi di spazio.
"Echoes: The Best Of Pink Floyd" esce nel 2001, accompagnato da una bellissima copertina del visionario e copianto Storm Thorgerson, che realizzò anche le immagini contenute nel booklet. Si presenta già subito bene, sono spinto dalla curiosità di esplorare il disco. Anzi I DISCHI, visto che si sono presi la briga di farne due come minimo. Notando la tracklist, e inserendo i dischi nello stereo, dopo anni che ho sentito anche altre raccolte come "Relics" (non piena quanto questa ma forse più interessante), sono arrivato alla conclusione che i Pink Floyd sono un gruppo impossibile da racchiudere concettualmente in un banale Best Of, poiché ogni loro lavoro si basi su di un concept ben preciso, e limitarlo in un'operazione commerciale non è solo inopportuno, ma un'impresa suicida, sebbene le intenzioni ci fossero tutte; a quanto disse Waters le tracce della prima facciata rappresentano metaforicamente le costrizioni che opprimono l'uomo, mentre della seconda il suo desiderio di riscatto. Le canzoni, rigorosamente non in ordine cronologico (come Waters avrebbe in realtà voluto) sono unite mixate l'una all'altra, un po' come se si trattasse di un concept-album stesso.
I fan dell'era Barrett potranno sentirsi accontentati, visto la presenza di ben cinque brani del Diamante Pazzo: il viaggio tra le stelle di "Astronomy Domine", la giocosa "See Emily Play", la marcia di "Jugband Blues", una bella versione singolo di "Bike" e perfino "Arnold Layne", fino ad allora apparsa solo in "Relics". Certo si nota la mancanza di gemme quali "Interstellar Overdrive", ma Barrett per tutto il disco è omnipresente, come volere dei Pink Floyd stessi. Fa storcere il naso la mancanza di un brano da quel capolavoro immane di "Atom Heart Mother" (almeno una "If" potevano mettercela), così come dello sperimantale "Ummagumma", sebbene prendere un brano che rappresenti a pieno quest'ultimo non sia un'impresa facile; ci hanno provato con "A Saurceful Of Secrets", includendo l'ipnotica danza intorno al fuoco di "Set The Controls For The Heart Of The Sun", uno dei loro brani paradossalmente meno commerciali della loro discografia, ma che fortunatamente hanno incluso, anche perché è uno dei primi lavori dove Waters inizia timidamente a cantare oltre che suonare il basso.
Il resto del disco parla da solo: del prisma sono stati presi i brani più iconici, pezzi come "Time", The Great Gig In The Sky", "Money" e "Us And Them", anche se all'appello mancherebbe "Brian Damage", visto che si parlava di Syd fino a qualche momento fa. Sorprendente la presenza di "When The Tigers Broke Free", presente nell'incipit del film "The Wall", nonché contenuta nel criticato "The Final Cut", insieme alla splendida "The Fletcher Memorial Home", che ci riporta indietro in un paesaggio da Barry Lyndon. E a proposito di "The Wall" abbiamo ovviamente l'immancabile "The Happiest Days Of Our Lives/Another Brick In The Wall Pt.2", sebbene si faccia un salto di quasi 12 anni dal brano precedente, ma di questo ne parleremo a breve. Ho apprezzato la presenza di "Comfortably Numb" allungata con il finale di "Bring The Boys Back Home", in modo da poter sentire ancora una volta quel lugubre "Is there anybody out there". Sebbene anche qui per il sottoscritto una "Run Like Hell" non avrebbe guastato così come una "Mother", ma "Hey You" mi batte sulla spalla da dietro e mi fa sentire un po' meglio. Ci sono stati anche degli sciacallaggi non da poco, a cominciare dalle due "suite" se così vogliamo definirle in maniera banale: la magnifica "Echoes" ridotta da 23 minuti a 16!, abbreviando violentemente l'intermezzo di orgie dei suoni di un'altra galassia provenienti dalla chitarra urlante di Gilmour, così come "Shine On You Crazy Diamond", da essere divisa in due parti nel magnifico "Wish You Were Here" qui si arriva fino alla settima, levando lo splendido viaggio finale del brano originale. Stesso discorso per "Marooned", uno dei momenti migliori di "The Division Bell" (insieme ad "High Hopes", fortunatamente qui inclusa, e la bellissima "Keep Talking"), da 5 minuti ridotta a 2 come una sorta di passaggio fine a se stesso per la canzone successiva. Almeno "Sheep", tratta dal controverso "Animals", non l'hanno stuprata troppo (ci fu un braccio di ferro tra lei e "Dogs", grave il fatto che comunque quest'ultima manchi).
Inoltre il fatto che manchi un ordine cronologico tra le canzoni è una cosa che può lasciare confusi più che estasiati, specie per chi si approccia per la prima volta ai Pink Floyd. Passare per esempio da "Sheep" a "Sorrow", e fare un salto temporale in una dimensione in cui Waters è già bello che a farsi i cavoli suoi, mentre è Gilmour a prendere il timone, è paradossale come cosa, e potrei fare lo stesso esempio di "Learning To Fly" seguita dopo un brano del Dark Side. Ma ammetto che in verità non è una questione del tutto grave, poiché il mixaggio tra i brani, se si provasse a vederla sotto un'ottica esclusivamente da concept, pur strizzando l'occhio può essere tutto sommato tollerabile, rispetto alla questione per me giustamente criticabile dei tagli fatti ai brani sopra citati. Ci sono infine casi come "Wish You Were Here", che sono stati trattati con assoluto rispetto senza collegarli ad alcuna traccia, sebbene sia l'unico episodio.
In conclusione "Echoes" è un best of che può innegabilmente essere un punto di partenza per chi vuole interessarsi a questa band, ma consiglio caldamente di studiarsi i brani che si sta ascoltando prima di mettere play, per essere consapevoli dei salti temporali presenti all'interno della raccolta. Dopodiché recuperatevi la loro discografia, che male di certo non fa.
"Provaci tu a fare della musica semplice, tranquilla anzi si può dire moscia, condita di effetti effettucci ed effettini, e riuscire a farla arrivare a TUTTI, anche a mia mamma."
"Echoes è uno sballo, forse il pezzo preferito per gli amanti dei Floyd, mentre per i detrattori rappresenta una noia notevole."
Per fare una raccolta completa dei Pink Floyd non servirebbero due soli CD, ma forse pure cinque.
Roger Waters aveva suggerito di inserire le canzoni in ordine cronologico... ma questa cosa non è stata fatta.