The Dark Side of the Moon, 1973.

Pazzia, soffocamento, eccitazione, paura, relax, adrenalina e piacere si fondono in maniera quasi impercettibile in questa cosa chiamata “album”. L’ elemento che contraddistingue The Dark Side of the Moon dai vari Animals, Wish You Were Were, Ummagumma, Meddle ecc. è la quantità di canzoni orecchiabili che aprono il gruppo ad un pubblico più ampio, perché le canzoni sono semplicemente (TUTTE) stupende e nonostante abbiano tra loro delle diversità musicali sono incastonate in modo perfetto grazie a quel lavoro di mixaggio che solo i Pink Floyd riescono a fare.

L’album è sicuramente, e qui tutti muti, il migliore dei PF essendo sia obbiettivamente che musicalmente parlando un dato di fatto che non si può negare perché gli album che precedono questo sono stati segnati da uno spirito di ricerca e di sperimentazione del suono, una volta fatto ciò i PF hanno fatto un lavoro obbiettivo equilibrato e senza nuove ricerche dando il meglio di loro.

Tutti e quattro, evento strano ad eccezione di Ummugumma, hanno contribuito alla creazioni delle canzoni, Mason creando con il battito cardiaco la più bella “Intro” di tutti i tempi, per non parlare di Wright che qui compone due pezzi mostruosi come Us and Them e l’eccitante The Great Gig in the Sky e Gilmour che con la sua chitarra rende interminabile Time, e sublime Breathe e poi c’è l’eterno genio di Waters che crea una fantastica On the Run, inventa un bellissimo giro di basso che poi sarà Money e una chiusura degna di questo disco con l’arrabbiata e pazza Brain Damage-Eclipse che può essere considerata come un'unica canzone, tutto finisce come era inziato con il battito cardiaco, ciò a far sottolineare il fatto che nulla nasce, niente muore ma tutto si trasforma.



***Ho dato 0 a questo disco perché 5 è troppo poco.

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