AH  AH, di nuovo il mitico Dark Side, ormai è un qualcosa si immancabile per chiunque fa le recensioni, e siccome questa è la prima recensione che faccio, eheh, ci piazzo proprio The Dark Side, o anche Te Darc Said, ormai da quante volte l'ho sentito è anche un pò nauseante, però è mistico, o mitico (così risparmiamo la S), vabbè cominciamo la recensione, ora, dopo il punto,    .
Beh nel 1973, (che fa parte dei mitici anni '70, un must per la musica), c'erano le band, in America le band facevano dischi country e blues, in Europa invece dischi pop, e rock, però era progressive rock, un rock, dove le canzoni non erano rock, ma lo chiamavano rock; infatti un disco che era uscito alla fine del precedente decennio, di un gruppo di nerds con gli occhiali capitanati dal chitarrista senza carisma Roberto, che però aveva trovato uno strumento del demonio, il MELLOTRON, faceva suoni dimmerda che imitavano i veri strumenti ma era cagoso, e il disco con la faccia rossa e la gola di rock non aveva nulla tranne che la prima traccia che sicuramente quando Roberto l'ha scritta non voleva nemmeno metterla sul disco, e Lago glielo disse, ma vabbè è un altra storia, questa.

Dicevo che nel 1973, Michele firmava la sua ossessione eterna per i tubi che suonano, e le tremende storie dall'oceano topografico con l'insalata encefalosa facevano a sfida a chi fosse più pacchiano; ma Roger Uodders e Nicc Meson con Ricciard Ruait, e Devid Ghilmur o anche Gilmor, come al solito stupidissimi che arrivano a fare un concerto senza pubblico, hanno ancora bisogno di soldi e si mettono a scrivere canzoni per un nuovo dischetto, o vinile o vino.

Roger ha dato l'idea e basta forse, la pazzia umana o qualcosa del genere credo, mentre Nicc si limita a suonare la batteria senza particolare enfasi, questo perchè i veri eroi stavolta sono i soliti Gilmor e Ruait, infatti quest'ultimo pensa di mettere un bel rumore di battito cardiaco, e qui inizia la musica del prisma attraversato dalla luce poi arcobalenosa, "Speak To Me", con Breathe tra parentesi è una canzone fatta con effetti ideati dai "soliti", e termina poi c'è una cosa simile dal nome "On The Run", piena di cose anni 70, ah dimenticavo che le risate di speak to me sono una buona invenzione, comuque sono già passati diversi minuti e c'è "Time", o Taim, che continene una delle migliori prove di Devid alla chitarra, davvero pregevole intorno al quarto minuto, e poi hanno comprato mille orologi per fare l'inizio, finisce anche questa canzone e inizia "The Great Gig In The Sky", una composizione di Ricciard, con il piano e poi ci mette anche altre cose tastierose, però è da notare che una cantante di sana pianta improvvisa un urlo ed è subito un successone, verrà poi liquidata con qualche moneta la mitica a cui i Pink devono tanto, a questo punto, se ci avete la versione vecchia del disco, quella gigante e nera, beh, dovete girarla, perchè non è finito, ma continua dall'altro lato.

Trrrr Frzzz, fushshshsh, e una cosa tipo Taim, però anzichè le sveglie ci sono i registratori di cassa, che fanno anche un certo ritmo, questa volta si sono ingegnati un pò di più i Pincc, poi c'è un celebre pezzo fatto con il basso e ripetuto sempre, sul quale Ricciard e Devid non sanno proprio cosa appicciarci, ma rimedia Perri, un vecchio amico di Ricciard forse, che ci ricama o confeziona, un assolo di sax [Sax fa molto America], che è mitico, questa canzone si dissolve ed ecco "Us and Them", una canzone in cui, si vede che Perri era gasato e voleva continuare a suonare, c'è di nuovo il Sax [ah, il SAX], e un RR, Riccard Ruait, particolarmente ispirato, mentre Nicc e Devid contornano il tutto con perizia minima.

E ora il top del disco, la micidiale "Any Colour You Like", sempre del grande Ricciard, che non dimenticheremo mai, in cui è d'obbligo l'astrazione di cerchi verdi e colorati, in pieno stile Iu Laicc, che disegnano ottime geometrie un pò come l'onda del sintetizzatore, ottima, fa anche un gran lavoro introducendo "Brain Damage" in cui gli arpeggi di Devid lo riportano alla felicità, questa traccia è un crescendo che si rivela come uno dei più storici passaggi musicali di sempre, con vari mix di voci registrate per l'occasione ma testi completamente Uodderosi, e un pò Barrettiani, che è sempre un grande, anche se non si lava, come tutti gli inglesi.

Certi cori rinforzati da voci che fanno Eh EEEH, sono godibilissimi e parte Ricciard con un mitico suono sawoso o squaroso, che è perfetto, poi di nuovo tutti insieme per concludere con "Eclipse", un pò monotona ma spettacolare, immaginate se tutte le canzoni un po' monotone erano così fatte bene !
Per chiudere veramente una frase pseudo-intelletuale enigmatica e il battiato del cuore, ed è finito, acciderbola, è proprio volato, e gli stessi Pink non ci proporranno più una formula così bene ideata e coerente con se stessa nello sviluppo, anche se i successivi dischi dei settantas sono apprezzabilissimi, e dopo il canto del cigno di Te Uoll, rimangono solo i ricordi di quella mitica e idiotissima band.

Dopo l'analisi delle tracce, dico che è un gran bel disco, ha una copertina tra le più carismatiche di sempre, e se ancora non l'avete sentito, e anche se non lo volete sentire, in un futuro lo sentirete lo stesso perchè è un pò come pensare, dopo un pò tutti lo fanno e lo faranno per sempre. Ora mi spulcio la collezzione per cercare un altro disco da recensire, e vi assicuro che non sarà uno che c'è già miliardi di volte come questo.

Alla prossima !

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