Non sono stati semplicemente una delle band più influenti degli ultimi quindici anni, i Pixies, sono stati anche e sopratutto una delle interpretazioni più folli e geniali che si siano mai avute del Rock; geniali perchè in pochi sono riusciti a trattare con la stessa disinvoltura materiali tanto diversi come Punk, New wave, Surf, rock'n roll, ska, psichedelia pura, urla sgraziate e voci malinconiche, chitarre ultra distorte e dolci tappeti di archi, canzoni pure e semplici con brani destrutturati e incomprensibili.
E non di semplice Crossover stilistico si parla: non è certo, il rock dei Pixies, un calderone qualunquista dove tutto può convivere; é invece una musica che sorge da una visione deformata e deformante, paranoica, disagiata eppure meravigliosamente compiuta: Black Francis rappresenta al meglio la sua follia in "Dead", sorta di Rock tribale, incupito da una voce super distorta, e sgraziato dall' acuto Riff di chitarra che a un certo punto sopraggiunge violento; e accanto un' ode melodica al surf, con tanto di testo d'amore (ma ovviamente non troppo regolare) come "Here Comes Your Man", e la magia dei Pixies sta proprio nel far convivere in maniera totalmente armonica due opposti del genere.
Questa "armonia del paradosso" si ripete fondamentalmente per tutto il disco: dopo un rock'n roll abrasivo e sconnesso come "Debaser", ecco il Punk violento di "Tame", ma subito si cambia di nuovo rotta con la melodica "Wave of mutilation". È un effetto di destabilizzante mancanza d'equilibrio quello che ti trasmette Doolittle, eppure tutto appare compiutamente omogeneo: come "Monkey gone to Heaven", parentesi soffusa e malinconica, o come lo Ska-rock di "Mr.Grieves" che anticipa, poco più in la, la New Wave con tanto di voce alla Morrisey di "La la love you", o ancora il rock acido di "N.13 baby" e "Hey" che preludono alla folle "Silver" e alla perfetta conclusione della nenia distorta e disperata di "Gouge away". Schizofrenico, distorto, atipico, caleidoscopico, unico, perciò bellissimo.
La musicalità intrepida dei Pixies resta nella storia come un supremo esempio del potere incantatorio della musica, oltre la superficie dell'ovvio.
Tutto è il contrario di tutto, e tutto in un disco... e tutto questo nel 1989... splendido.
I Pixies stavano cambiando le coordinate del garage secondo una maniera musicale che avrebbe influenzato enormemente il decennio seguente.
L’album è trascinante per chi è abituato ai suoni ruvidi e martellanti del rock, quasi inascoltabile per chi la domenica pomeriggio guarda CD Live!
Il primo posto se lo becca DeBaser.
Il confine tra genialità e follia è molto sottile.
Perché questo disco è fondamentale? Perché è semplicemente da innamoramento immediato!
Il Genio è sempre però Joey Santiago, colui che tesse le melodie di tutte le canzoni, colui che dà il marchio di fabbrica al tutto.
Con i Pixies ci è voluto una decina di ascolti. Poi ci sono scivolato dentro e non ne sono più uscito.
Il problema (e la delizia) di questo disco è che non arrivi a capirlo mai fino in fondo.