Copertina di Popol Vuh In den Gärten Pharaos
kubik

• Voto:

Per amanti della musica ambient, krautrock, psichedelica e chi cerca un'esperienza musicale meditativa e spirituale.
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LA RECENSIONE

Quanto tempo ci vuole per fare quaranta minuti?

quanti minuti ci vogliono per fare il tempo?

quanto tempo ci vuole perchè il tempo non sia?

A sera sempre apparecchio per i miei fantasmi

i quali mi stanno accanto senza più ferire

Tutto si svolge dolcemente,

nessuna puntura di spillo,

nessuna guerra psichica.

Loro abbozzano una chiacchiera

accennano un sorriso....

Poi ascoltiamo questo disco...

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Riassunto del Bot

La recensione esprime un forte apprezzamento per l'album 'In den Gärten Pharaos' di Popol Vuh, evidenziando il suo carattere meditativo e la capacità di trascendere la percezione del tempo. Il disco è descritto come un'esperienza dolce e senza conflitti, ideale per un ascolto introspettivo e calmo.

Tracce video

01   In den Gärten Pharaos (17:38)

Popol Vuh

Popol Vuh è un gruppo musicale tedesco fondato nel 1970 da Florian Fricke. Pionieri del krautrock e dell’ambient, sono noti per le loro esplorazioni spirituali, fusioni tra rock, musica sacra, influenze orientali e colonne sonore (spesso per Werner Herzog). La band si è distinta prima per l’uso innovativo del Moog e poi per una svolta acustica e mistica che ha lasciato un’impronta unica nella musica europea.
31 Recensioni

Altre recensioni

Di  Airone

 Nessuno come Florian Fricke ha saputo unire il rock al misticismo più puro, a renderlo metafisico e religioso.

 Nessuno prima di Fricke aveva creato della musica rock come mezzo di estasi spirituale.


Di  bigbigkeys

 Ipotizzando un immaginario paradiso o nirvana a metà strada tra quello buddista, cristiano, e indù, non si può immaginare nessun meglio di loro.

 Fare dono al cosmo e al creatore del non-tempo di alcuni dei suoni più belli mai prodotti su questo piccolo e insignificante pianeta.


Di  Battlegods

 L’ambient è surreale, immaginifico, estasiato, con cambiamenti di mood: si inizia con toni cupi, oscuri, per poi planare su territori paradisiaci, celestiali.

 La titletrack è uno dei primi brani registrati in una cattedrale, con un crescendo efficace e un organo che rapisce l’orecchio.


Di  CosmicJocker

 Sei tu che guardi lo specchio o è la tua immagine che sta guardando te?

 Un 'minimal-jazz' spirituale; cristalli di pianoforte e brezze chitarristiche si sciolgono nell’acqua sorgiva ed accompagnano il volo dell’ibis.