E così ci siamo persi anche loro.
Giunti infatti al quinto album, QOTSA confermano tutte le perplessità che avevano destato con il precedente "Lullabies...". Nemmeno il futuro si presenta roseo: la monotonia complessiva dell'opera infatti non lascia spazio a previsioni ottimistiche. Josh Homme, convinto di avere inventato uno stile, il c.d. rock robotico, continua a ripetere incessantemente sempre i soliti riff, senza soluzione di continuità. Ma non è sufficiente avere una propria cifra compositiva, ed un proprio modus operandi chitarristico, per sfornare buoni dischi. Soprattutto se se ne fanno cinque uguali.
Provate per esempio ad ascoltare "Battery Acid": non vi viene subito voglia di passare al pezzo successivo, tanto sapete già come sarà l'apertura? Ogni tanto Homme si salva in corner, come in "Made it wit chu", la canzone che appunto segue "Battery Acid". Il problema è che l'abbiamo già sentita in una 'Desert Session'. Che al nostro rimanga qualcosa di valido in mano solo risuonando una canzone già incisa durante le sessioni al Rancho De La Luna, la dice lunga sulla sua attuale vena di songwriter. L'unico altro pezzo che mi sembra interessante è "Suture Up Your Future", che, paradossalmente è il brano che più si distacca dal consueto suono QOTSA, essendo una ballata notturna alla Morphine.
Una delle cose terribili è che, al primo ascolto, dopo alcuni minuti di tedio, mi sono messo ad ascoltare le canzoni con l'immenso Mark Lanegan alla voce, cioè "Into The Hollow" e "River In The Road" sperando di trovarvi conforto. Niente, anche quelle le avevo già sentite. Credo che uno dei problemi siano i continui cambi di formazione. Ormai questa è la Josh Homme Band: non essendoci forti personalità a contrastare il leader, come una volta Nick Oliveri, o John Garcia nei Kyuss, tutti si limitano a svolgere il compitino proposto dal capo. Tant'è che ospiti come Julian Casablancas e Trent Reznor, il primo in "Sick, Sick, Sick", il secondo nella bonus track omonima della U.K. version di "Era Vulgaris", si limitano a fare un po' di coretti, per i quali bastava chiamare il cantante dei Negramaro.
Dunque cari DeBaseristi, ad uno che già si sentiva orfano per lo scioglimento dei micidiali Kyuss, cosa resta da fare? Dove trovare il sacro fuoco del rock'n'roll? Qui mi pare proprio spento.
"Era Vulgaris" mostra per ora luci ed ombre, ma queste ultime sono di gran lunga trascurabili per chi ha amato "Lullabies To Paralyze".
La sessione di ascolto si apre con la perfetta "Turnin’ On The Screw", esempio della sintesi ricercata da Josh fra armonie vocali e robot rock.
"Homme si conferma il Re Mida del rock, sempre ispiratissimo e in forma."
"Era Vulgaris è un gran bel disco, manca davvero un soffio per poterli mettere nell'olimpi del rock accanto ai grandissimi."