Era Vulgaris, quinto disco in studio per i Queens Of The Stone Age, band nata anni or sono dalle ceneri dei defunti Kyuss, creatori dello stoner rock. "Era Vulgaris" sarà disponibile nei negozi il 12 Giugno 2007, ma grazie alle magie di Internet ho potuto ascoltarlo in anteprima.
Escludendo il live "Over The Years And Through The Woods", il caro vecchio Homme ci aveva lasciati con "Lullabies To Paralyze", buon disco, molto eclettico e cangiante nelle melodie anche se di fatto meno stoner del resto della discografia. "Era Vulgaris" riparte dalle sonorità dettate dall'ultimo disco in studio e ne allarga le vedute, ritornando alle origini ed evolvendosi sotto certi aspetti. Durante le 11 tracce che compongono il disco (l'edizione giapponese e inglese conterrano anche un pezzo inciso assieme a Trent Reznor dei Nine Inch Nails e "Running Joke", assente nelle altre versioni) avremo modo di ascoltare hard rock, stoner e tracce di psichedelia. Delle ottime credenziali, quindi.
La traccia di apertura si intitola "Turning On The Screw". Un pezzo lento, caratterizzato dai classici riff stoner ripetuti fino ad un piacevole sfinimento. Una buona intro che sintetizza le sonorità di Era Vulgaris. Subito dopo si parte in quarta con il primo estratto dell'album; "Sick, Sick, Sick". Riff malato, veloce, semplicissimo. Ma di una efficacia che non si sentiva da un bel pò di tempo a questa parte. Come singolo per attirare l'ascoltatore medio è perfetto. Breve, chiaro e conciso che ricorda vagamente l'opener di "R". "I'm Designer" è un altro potenziale singolo. Riff sporchi si mischiano a giri di basso semplici, così come le parti di batteria. Il ritornello è molto orecchiabile ed entra in testa in un paio di ascolti al massimo. Con "Into The Hollow" si inizia a sentire la psichedelia citata in apertura. Gran bel pezzo che sa tanto di Kyuss "ripuliti". Si passa quindi per "Misfit Love" uno dei brani più stoner e più belli dell'album. Homme è ispirato come non mai e realizza uno dei brani più belli della sua carriera.
Ascoltando "Battery Acid" vi verrà in mente il primo e folgorante debut della band. Un ritmo incalzante supportato da riff precisissimi nello scandire il tempo dettato dalla batteria. "Make It Wit Chu" è invece un vero e proprio reprise di un brano comparso nelle "Desert Sessions 9 & 10". La nuova versione l'ha reso più bello e meno grezzo della frettolosa versione originale registrata in pochi giorni nel deserto di Joshua Tree. Caratterizzato da un ritmo lento e cadenzato, risulterà essere un'ottima pausa prima del rush finale. "3's & 7's", già candidato a futuro estratto, riprende il filo del discorso dell'album e ripropone ritmi veloci, riff potenti ma non invadenti e sonorità molto vicine al fortunato "Songs For The Deaf". Ora inizia il doppio episodio psichedelico dell'album; "Suture Up Your Future" e "River In The Road". La prima caratterizzata da un sali scendi molto ritmato, la seconda ha una intro che ricorda la psichedelia dei Kyuss ed è perfetta per sintetizzare l'accostamento QOTSA\Kyuss. L'ultimo brano del disco (nell'edizione normale) è "Run Pig Run", un'orgia di suoni duri tipicamente hard rock.
Insomma, i QOTSA sono tornati con un gran bel disco. Homme si conferma il Re Mida del rock, sempre ispiratissimo e in forma. Direi che manca davvero un soffio per poterli mettere lì, nell'olimpo del rock accanto ai grandissimi.
"Era Vulgaris" mostra per ora luci ed ombre, ma queste ultime sono di gran lunga trascurabili per chi ha amato "Lullabies To Paralyze".
La sessione di ascolto si apre con la perfetta "Turnin’ On The Screw", esempio della sintesi ricercata da Josh fra armonie vocali e robot rock.
Josh Homme continua a ripetere incessantemente sempre i soliti riff, senza soluzione di continuità.
Dove trovare il sacro fuoco del rock'n'roll? Qui mi pare proprio spento.