Dopo anche troppo tempo, i Radiohead si mostrano per quello che sono, senza troppi fronzoli.
E' un disco semplice, poco particolare, ma finalmente mostra la vera anima del gruppo, quella pop. Si tratta principalmente di ballate elettroniche - nulla di particolarmente originale - in cui il disagio, l'alienazione (temi cui si rifacevano album come Amnesiac, Ok Computer) sembrano scomparsi, sostituiti da un'apparente calma (segno di maturazione del gruppo?).
Penso sia il lavoro migliore della band, il sogno onanistico di Yorke; ma poco importa, se si tratta di un disco discretamente arrangiato.
"Il basso è l’elemento più dominante e protagonista dell’intero disco."
"È come se stessi cadendo dal letto, dopo un lungo e faticoso sogno… Finalmente sono libero da tutto il peso che stavo portando."
Quello che doveva essere l'evento discografico del 2011 si è rivelato un mezzo passo falso.
Un lavoro di transizione, voglio sperare.
Questo disco mi fa due coglioni così.
Oggi 'The King of Limbs' sembra un disco che non ha ragion d'essere.
King Of Limbs è l'opposto, un disco fatto dai Radiohead per i Radiohead, sperimentale ben oltre l’eccesso. Finto. Presuntuoso. Artificioso.
La grandezza dei Radiohead era il riuscire a trasmettere pensieri profondi in modo semplice, l’essere un gruppo impegnato ed impegnativo, ma non impenetrabile.
Questo non è un disco. È un viaggio.
La missione del disco è compiuta, non servono ulteriori canzoni.