Copertina di Woods Songs Of Shame
psychopompe

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Per appassionati di folk indie, amanti della musica low-fi, fan della scena americana weird folk e ascoltatori critici di musica alternativa
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LA RECENSIONE

“Potenzialità inespresse"

Avrei potuto iniziare questa recensione citando la Woodsist, elogiandola come una delle label migliori nel campo “weird folk” americano attuale, aggiungendo magari che il titolare della stessa è anche colui che si cela dietro l’acronimo Woods. Ma sinceramente potete trovare queste e altre informazioni in tutte le recensioni già presenti in rete di “Songs Of Shame”, quindi mi risparmio l’inutile fatica.

Avrei potuto tessere le lodi di questo bell’esempio di folk a bassa fedeltà, e al primo impatto ne avrei scritto così, soprattutto per le belle linee vocali delle iniziali “To Clean”, “The Hold” e “The Number”; ma ultimamente vedo il bicchiere sempre mezzo vuoto, quindi non riesco a soprassedere sul voler far passare incapacità tecnica semi totale per scelta estetico musicale. Sì insomma non basta strimpellare e imbroccare una melodia per diventare i Pavement, a voler essere stronzamente generalisti.

Mi sarei potuto dilungare inutilmente sulla pochezza di spirito critico che contraddistingue addetti del settore e stessi ascoltatori 2.0, sempre pronti ad esaltarsi per tutto quello che un minimo riesce a non affondare nel mare merdum musicale da cui siamo circondati. Ma sarei un po’ ipocrita, visto che questo disco l’ho pure comprato originale (ma lì c’entra più che altro un virale impulso consumista che mi logora da anni).

Avrei quindi potuto etichettare allegramente queste canzoni come vergognose (e avrei pure fatto il figo parafrasando il titolo inglese), ma sarebbe stato comunque ingeneroso, perché la cover di Graham Nash, “Military Madness”, e soprattutto la lunga “September With Pete”, a metà fra il Peter Green di “End Of The Game” e il Bruce Palmer di “The Cycle Is Complete”, alzano di molto il livello qualitativo generale.

Avrei infine potuto concludere qui la recensione, ma siccome sono solo le 22 mentre scrivo, aggiungo di seguito la lista della spesa di venerdì scorso: 6 uova, un litro di latte, 500 gr di tortellini al prosciutto crudo, una vaschetta di costolette di agnello (di Dio), carta igienica molto economica, una rete di limoni, stracchino, 3 zucchine e un bel Ferrero Rocher.

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Riassunto del Bot

La recensione di Songs Of Shame dei Woods presenta un album dal folk grezzo e low-fi, con potenzialità non del tutto esplorate. Pur apprezzando alcune tracce e la cover di Graham Nash, il recensore evidenzia limiti tecnici e una scarsa profondità artistica. Con uno sguardo ironico e disincantato, si critica anche l'entusiasmo poco critico degli appassionati moderni. Un ascolto interessante ma non privo di difetti.

Woods

Woods è una band folk/psych di Brooklyn guidata da Jeremy Earl, attiva dalla metà degli anni 2000 e legata all’etichetta Woodsist. Nel tempo ha ampliato il proprio suono dal lo‑fi folk a suggestioni west‑coast, psichedeliche e country‑rock. Tra i collaboratori storici figura Jarvis Taveniere; Kevin Morby è stato bassista fino al 2013.
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