L'attesa era spasmodica... l'assenza per circa 3 anni dall'etere radiofonico oltre che dai rotocalchi non fà che ammantare questa nuova creazione di un'alone di mistero!!!
"Stadium Arcadium" ebbene, album doppio, un primo disco "Jupiter" dalle sonorità classiche, il Funk che ha reso i "nostri" celebri ed un secondo supporto "Mars" melodico e a dispetto del titolo quasi lunare, rarefatto... tra "By The Way" ed i Beach Boys se fossero stati fondati 20 anni dopo.
Le magie del download mi hanno consentito di ascoltare in anteprima l'ultimo capitolo della storia artistica della band californiana... e non ringrazierò mai abbastanza la rete per questa possibilità: certo, ero in astinenza da Red Hot Chili Peppers ma il singolo in radio aveva edulcorato l'astinenza, non parliamo del video: in un sol termine, geniale!!
Antony Kiedis è in gran forma... un Flea sui livelli di "Californication" e "One Hot Minute" ben figura anche ai fiati (per chi non lo sapesse è un appassionato trombettista!!) ed un Frusciante in stato di grazia capace di sfoderare effetti allucinati come mai prima supportati da un Chad Smith in ottima forma dietro le pelli danno alle stampe il loro "Masterpiece".
"De Gustibus non disputandum est" ed in effetti in quest'album la qualità generale è davvero elevata, starà alla inclinazione personale dell'ascoltatore sscegliere i brani preferiti.
In verità vi confesso che non ho saltato nessuna delle tracce di questo "Stadium Arcadium" nelle sessioni d'ascolto appena terminate sebbene i pezzi preferiti dal sottoscritto siano "Readymade", riffone all'Ac/Dc ed arpeggio alla Tom Morello era Audioslave per John Frusciante, "Desecration Smile" sorta di "Venice Queen" atto secondo, la sfrizionata "Hump de Bump" con le percussioni in evidenza come mai prima per non parlare delle tonalità classiche nelle corde dei "peperoncini" di "Torture Me", "Tell me Baby" e "C'mon Girl", funky come non mai...se siete dei nostalgici dei folli Red Hot prima maniera allora "Storm in a Tea Cup" è senza dubbio erede di "Give It Away".
Sarà che "Californication" è per alcuni e forse anche per me, apogeo irraggiungibile dei Red Hot Chili Peppers... allora "Stadium Arcadium" rappresenta pienamente la genialità e la sregolatezza di un gruppo di quarantenni che non saranno più Hard nel loro crossover come un tempo, ma ai critici bisogna far pensare che si hanno 20 anni una sola volta nella vita e che i Red Hot hanno chiuso con le droghe da un pezzo.. la loro droga adesso è solo la musica.
Un album da evitare, da scongiurare (come direbbero i Flaminio Mapphia).
Non è un disco che fa ballare, ma una ripetizione che rischia di addormentare.
Finalmente i Peppers si sono risvegliati!!!
Ci sono canzoni in Stadium Arcadium in cui i Peppers ci danno veramente dentro!
I Red Hot Chili Peppers non sono più una band di rock alternativo almeno da Californication.
Le canzoni più belle le troviamo quando i RHCP non ci pensano a ciò che stanno facendo e suonano per come sono ispirati.
Probabilmente proprio questo voler accontentare tutti ha portato alla realizzazione di un doppio cd da ben 28 canzoni.
Non si poteva pretendere 28 capolavori, ma sicuramente un po' di energia in più e un Anthony meno concentrato sul canto e più sull'esplosività non poteva che rendere l'album più interessante.
Il lavoro più ambizioso di una carriera ormai ventennale.
La qualità di scrittura è incredibilmente alta, pur rimanendo in un genere mainstream.