TREGUA (1980) 5,5/10
Originariamente commercializzato in due formati (singolo e doppio), “Tregua” è il primo kolossal musicale di Renato Zero (tra i pochi a potersi permettere, in quegli anni in Italia, un doppio). La RCA si spaventò: come avrebbe reagito il pubblico di fronte ad un'opera tanto voluminosa (18 brani, quasi 90') e come avrebbero reagito i fans di Renato Zero? Reagirono benissimo: a fine anno fu il sesto album più venduto (con quell'anno dovette combattere con il miglior Bennato; un Dalla in splendida forma, l'ultimo Battisti; “The Wall”: mica robetta, insomma). E' l'album introspettivo di Renato Zero, quello in cui si toglie il trucco (come da titolo di una delle canzoni più riuscite, “Niente trucco stasera”), si mette a nudo e parla, oltre che ai devoti “sorcini”, al pubblico italiano che fino ad allora lo aveva visto come l'anticonformista per eccellenza, il jolly di una generazione che rivedeva nel cantautore romano una specie di proprio alter-ego fuori dagli schemi. Tregua: Renato Zero chiede tregua, calma, respiriamo, rimettiamo insieme il puzzle degli ultimi 8 anni (quelli del “Triangolo” e di “Mi vendo”) e guardiamoci alle spalle. Cosa sono stati questi anni? Cosa sono stato io per voi? Cosa siete voi per me? Questo è, in soldoni, “Tregua”.
Solo che 18 canzoni sono tante, soprattutto se pensate e realizzate in meno di un anno, ed infatti qui di davvero memorabili ci sono 4-5 brani (li cito subito: “Niente trucco stasera”; “L'ultimo luna-park”; “Fortuna” e “Potrebbe essere Dio”; ci aggiungo il singolone “Amico” ma con molte riserve). Gli anni '80 sembrano aver colto di sorpresa Renato che aggiunge un po' di elettronica qua e là, anche se nessuno avrebbe potuto prevedere la crisi d'ispirazione (e di vendite) che lo colpirà da lì a poco: dopo il 1983, perso tra l'Italia e l'Inghilterra, non ne imbroccherà una, fino alla trionfale rientreé sanremese con la solenne “Ave Maria”, 1993, e da lì una specie di mutazione genetica che lo ha portò ad essere più un “prete” che un cantautore.
“Amico” è il brano che trainò l'album in vetta all'hit parade. In “Tregua” si parla molto dei bei vecchi tempi, della gioventù, del tempo che passa. “Amico” ne è un esempio (non il migliore). Non c'è nulla di trasgressivo nel succitato brano, c'è molta austerità (come già ne “Il carrozzone”) e ci sono molte firme di lusso (Franca Evangelisti; Dario Baldan Bembo) poi, va detto, c'è un testo con alcuni passaggi imbarazzanti: “...E tu ragazza pure tu/che arrossivi se la mano andava giù”, per tacere del “più fico amico”. Scivoloni imperdonabili. Però come singolo andò fortissimo. Se ne contano svariate cover, alcune dello stesso Renato: da citare quella con Jovanotti versione reggae del 2012 (che non è che sia un granchè, premiamo l'originalità).
Il tempo che passa ed i ricordi che affiorano sono al centro de “L'ultima luna-park”, mentre “Potrebbe essere Dio” ha un testo, questo sì, degno di essere compreso fino in fondo (“...Ti giochi Dio al Totocalcio/lo vendi per una dose/lo butti via una frase/lo cercherai in farmacia...”), la delicatezza e la solennità, non tronfia, ne fanno uno dei pezzi migliori nel repertorio di Renato Zero. “Fortuna” ha dalla sua un bel ritmo e un bel ritornello, di quelli che restano in mente.
Ma il resto del disco è pesantissimo, diviso tra il già sentito e l'autoreferenziale oltre ogni limite consentito. Renato Zero parla sempre, o quasi sempre, di sé stesso, dall'inizio alla fine, e dopo un po' anche basta. Senza contare alcune “piacionerie” che trovo impossibile perdonargli: nel brano “Grazie a te” il testo si conclude così, “...Ti scorderai magari del nome mio/ma ti ricorderai di un uomo, io...” (che in fatto di “paraculaggine” potrebbe competere, e forse vincere, con “...You see I've forgotten, if they're green or they're blue/anyway the thing, what I really mean/yours are the sweetest eyes I've ever seen...” di Elton John, “Your song”). Senza contare le scopiazzature: il ritornello di “Chiedi di più” è lo stesso di “Guai”. E poi via a pontificare: contro la caccia (“Non sparare!”); contro l'ipocrisia ed i sepolcri imbiancati (“Santa Giovanna”); più due momenti leggeri, comici che, alla fine, divertono pochissimo (“Profumi, balocchi & maritozzi”; “Amore sì, amore no!”). Per tacere, poi, di “Onda gay”: alla fine il nostro ha sempre “osato” andare controcorrente (sempre, diciamo negli anni '70) ma in un certo paludoso conformismo ci ha sempre sguazzato.
Renato Zero riesce a creare un nuovo modo di proporre la musica, dove lustrini e strass ne fanno da padrone senza però venir meno ad un impegno sociale.
Arrivato alla soglia dei 30 anni e stremato dal successo Renato Zero ha bisogno di una tregua, sia da parte del pubblico ma in primis da sé stesso.