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Richard Lowenstein
E morì con un felafel in mano

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He died with a Felafel in his hand. Un titolo che potrebbe essere un racconto, come quello di Hemingway, “For sale: baby shoes, never worn”, ma con due parole in più.

Siamo a pezzi. E c’è che la convivenza è diventata una situazione generazionale, un rito tribale, una situazione di interesse antropologico.

Romanzi e serie tv, ricerche universitarie e articoli di costume, indagini giudiziarie e racconti da bar ne hanno parlato. Tuttavia, alcune delle storie più iconiche si trovano dentro questo film australiano.

È un film infarcito di una cultura beat-pop, pulp e bohemian: da Tarantino a J. D. Salinger, passando per On the road e Trainspotting, e poi, da Clercks ad Amori e altre catastrofi, da Dostoevskij e Tolstoj, da Nick Cave ai The Stranglers e una carovana di straordinaria musica rock.

Tuttavia, non è tutto qui. È tutto qui? Ho detto di no.

Non è tutto qui perché i protagonisti sono degli scoppiati e sbandati, sballati e dissociati, artisti e imbecilli, deliranti fuori di testa.

E nei dialoghi i personaggi non dicono la prima cosa che verrebbe normalmente in mente e neanche la seconda. Dicono la terza, la quarta, la quinta, la settima.

E così appaiono illogici, surreali, senza un fine.

Danny: “Vuoi sposarmi?”

Sam: “Non posso, devo uscire.”

Eppure, c'è dentro di tutto: socialismo e peripatetiche, assassini e omosessualità, Nick Cave e suicidi, amore e amicizia.

Il racconto procede così ritmato tra personaggi assurdi, dialoghi da quarto pensiero e un carrarmato di musica rock.

E finisce senza una logica apparente?

Questa volta sì, è tutto qui! Che altro ci dovrebbe essere? Alla fine è tutta un’illusione questa sconcia melma esistenza: siamo tutti, nessuno escluso, dei soggetti che sentono un’idea di infinito nello spirito e, consci della propria finitezza corporea, tuttavia, non impazziscono, ma portano avanti la loro esistenza affrontando dolori e afflizioni, morti e amori disperati.

Commenti (Sette)

TataOgg
TataOgg
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Non sono mai riuscita a leggere il romanzo dal quale é tratto.
Ad ogni modo un film carinissimo che tra l'altro ho rivisto non troppo tempo fa, forse inizio anno. Esilarante nella prima parte. Golden Brown degli Stranglers top ma in generale super selezione per la colonna sonora. Conosciuto proprio qualcosa di musica grazie al film.
Non posso esprimere un giudizio obiettivo, non é certo un capolavoro ma testa di quei film che non ti scordi più, se visti alla tappa giusta della vita.

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dado
dado
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Modifica alla recensione: «*racconto, non storia». Vedi la vecchia versione E morì con un felafel in mano - Richard Lowenstein - recensione Versione 1

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fedezan76
fedezan76
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Lo ricordo come un film carino ed originale, quel tragicomico sulla scia dei vari Trainspotting et similia.

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tia
tia Presidénte onoràrio
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Non fosse per la bontà dei falafel! E poi i dialoghi surreali mi appassionano così come un grattacielo in mezzo ad un campo di grano ed un trattore rosa che impenna arando il cielo solcato da un aereo in collisione con un asteroide, giallo. L'asteroide intendo di colore giallo.

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fedezan76: Bello il trattore rosa che impenna!
tia: Si, un'immagine idilliaca che tende alla leggerezza!
ilfreddo
ilfreddo Divèrs
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Non conosco! Forse lo avrei apprezzato maggiormente 15 anni fa

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dado
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Modifica alla recensione: «...». Vedi la vecchia versione E morì con un felafel in mano - Richard Lowenstein - recensione Versione 2

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Poldojackson
Poldojackson
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Lo vidi all'epoca, lo trovai un nientediche ben fatto, figlio dei nineteen's (ma è del 2001).

Incomprensibili i 5 appioppati al film.

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