Che i Rise Against di disco in disco abbiano incrementato il bacino di potenziali ascoltatori, arrivando alle orecchie di molti è un dato di fatto. Nonostante questo la proposta del quartetto è sempre rimasta avvincente anche se qualcosa comincia a cambiare e "Appeal To Reason" ne costituisce la prova.
Non che i nostri si siano dati al reggae, ma comunque è evidenziabile un certo alleggerimento dei toni a favori di brani più orientati verso il mid-tempo e la melodia a scapito di chitarre graffianti, urla e parti detonanti di batteria in classico quattro quarti.
Naturalmente i tratti distintivi del gruppo di Chicago rimangano sempre evidenti, sebbene qui diluiti e liofilizzati rispetto al passato recente in un punk rock che tutttavia non si fa mancare anche sfumature di modern-rock e solo rari accenni del passato hc melodico (le ottime "Kotov Syndrome" e la funanbolica opener "Collapse (Post Amerika)".
Ma il presente è rappresentato da brani quali "Re-Education (Through Labour)" e "Audience of one" ovvero a cavallo tra rock e punk melodico.
I pezzi che presentano qualcosa di nuovo sono "Entertainment" con le sue repentine accelerazioni e un intermezzo vagamento folkloristo inedito con tanto di fisarmonica e la finale "Whereabouts unknown" una sorta di "Dancing for rain" pt.2, che porta acqua al mulino e in cui le linee vocali di McIlrath risultano più avvincenti e ispirate della media dei pezzi.
Un disco comunque abbastanza vario negli stili proposti, capace di passare da brani scanzonati con ritornelli decisamente orecchiabili vedasi "Saviour" o "The dirt whispered" a toni più vivaci e inquietanti la già citata "Entertainment" a parti più intime e riflessive come nel toccante episodio acustico di "Hero of war" ormai diventato un appuntamento fisso nelle ultime uscite del combo.
L'unico appunto che si può muovere nella realizzazione di questo disco è l'accantonamento quasi totale delle parti urlate che hanno sempre dato quella marcia in più nelle composizioni e "Whereabouts unknown" con il suo finale pirotecnico e frastornato con le sue parti urlate e potenti ne è purtroppo la dimostrazione, che per il futuro i Rise Against debbano rivedere questa scelta.
Un disco che nonostane magari non presenti in tutti i 13 brani + bonus track sempre trovate geniali, a dispetto di molte opinioni critiche sparse in giro per il web, riesce comunque ad adempiere al suo scopo primario, quello di regalare mezz'ora di intrattenimento, facendoci per un po' allontanare dalle preoccupazioni della vita quotidiana.
Promossi, nonostante i tre precedenti capitoli discografici continuino ad avere una marcia in più.
"Collapse si snoda attraverso stacchi brucianti e repentini, paradigma del hardcore melodico."
"McIlrath si riconferma songwriter di talento, capace di cristallizzare frammenti disperati di realtà in versi crudi e veri."
L'unico problema è che Tim non urla più come una volta, e questo è il maggior problema del disco.
Ci sono momenti in cui sanno farti emozionare 'Hero of War' anche se siamo lontani da altre di questo genere come 'Swing Life Away'.