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Robert Wyatt
The End Of An Ear

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Molto probabilmente le idee post-dadaiste di Wyatt non erano viste di buon occhio dai membri della band in cui militava, i Soft Machine, forse perché considerate anti-jazz o forse soltanto perché non venivano proprio afferrate dal gruppo… fatto sta che il prosieguo della band senza quell’importante figura si è ben stabilizzato tra i confini del free-jazz, pur non raggiungendo mai quei vertici compositivi che invece erano ben presenti, proprio grazie al piglio di Wyatt, nei loro primi dischi: “Hope for Happiness”, “Why are we sleeping”, “Pataphysical Introduction”, “A Concise British Alphabet”, “Dada Was Here” e la sublime “Moon in June” erano stati tra i migliori episodi di Wyatt con la band e ci avevano già dimostrato che il ragazzo in questione non era solo un abile poli-strumentista e un particolare cantante, ma soprattutto un eccellente compositore, un pensatore libero, un visionario a tutto campo, un maestro della manipolazione musicale, un viaggiatore senza catene. E i Soft Machine gli andavano stretti… o viceversa?

In un’intervista dichiara: “Mi sentivo proprio solo ed escluso. E così decisi di incidere un album per conto mio. Me lo lasciarono fare perché credevano che sarebbe stato tutto sul genere di Moon in June ma io volli andare oltre. Avrebbe dovuto esserci Mongezi Feza ma alla fine lo feci con Elton Dean e Mark Charing; e mio fratello Mark suonò un po’ di pianoforte. Era un assaggio di ciò che potevo fare. E sono contento di essermi concesso qualche parte di piano, cosa che non avrei mai osato fare in pubblico, davanti a persone reali. Un pizzico di follia mi piace, è una delle qualità umane che preferisco. Alla fine, le cose su cui mi ritrovo sempre a lavorare non hanno nulla a che vedere con il rock o il jazz ma piuttosto con strane combinazioni di nastri e voce, più influenzate, semmai, dai Goons [gruppo comico della BBC degli anni ’50 e ’60, specializzato nelle alterazioni vocali].”

Insomma, esigeva spazio… e con questo disco v’è andato oltre.

La musica presente in “The end of an ear” non è etichettabile se non come “free form”, una proposta musicale del "cut up" di Burroughs, al quale si era ispirato anche per il nome della Morbida Macchina. Wyatt manipola i nastri, plasma a proprio piacimento la materia musicale, gioca con sketch, suoni, rumori, singole note, liberi vocalizzi, sembra insomma una versione arcaica di quello che i campionatori avrebbe fatto molti anni dopo, e teoricamente ne può essere considerato uno dei padri.
Potrebbe sembrare solo un azzardato esperimento, ma si rivela più che riuscito: uno straordinario collage sonoro come non se n’erano mai uditi prima, bagnato qua e là da gocce di jazz e psichedelia, che va a porsi come raffinata versione dadaista della "Las Vegas Tango" di Evans ( già definita dallo stesso compositore canadese come “una specie di blues minore di gusto impressionista” ), la cui originaria ossatura jazz viene terribilmente fracassata e rimessa in sesto.

Lo studio delle armonie vocali ricercato da Wyatt si concretizza in un equilibratissimo strumento voce, che però suona pazzo, caotico, quasi apocalittico, alzandosi, abbassandosi, fuggendo via, senza bisogno di costruire un motivo ma semplicemente accarezzandolo. Sempre di contorno, le note del piano pungono a mo’ di frecciate “jazz-horror”, e le percussioni di Wyatt quasi come una pinza vanno a sospenderci in quel vortice caotico e scomposto.
Ma Wyatt è riuscito ad andare ben oltre: se da un lato il suo collage era musicalmente astratto, dall’altro il significato che andava ad assumere era più che concreto: non ha avuto bisogno di parole per comunicarci lo stato d’animo di qualsiasi idealista, quale lui probabilmente era, in quel periodo culla di tanti cambiamenti per l’umanità, andando anzi ad adattare la decomposizione musicale allo sfaldamento morale umano. A dir poco geniale.

"Las Vegas Tango" è tutto questo, nonché “la fine dell’orecchio”, e ben svetta tra i picchi musicali raggiunti nello scorso secolo. Tra le due parti che la compongono (la prima delle quali è il “repeat” della seconda) si collocano le restanti sette tracce, con titoli dedicati agli amici, ed ognuna degna di nota: si passa dalla ritmata marcetta dadaista di “To Mark everywhere” al punzecchiante fischio che convoglia con sax e cornetta nel finale di “To Saintly Bridget”, dagli stralunati rimbalzi gommosi di “To Oz Alien Daevyd and Gilly” al jazz d’avanguardia di “To Nick everyone”, dal macabro organo dell’orecchiabile in “To Caravan and Brother Jim” al decisamente meno cupo piano della spensierata “To Carla, Marsha and Caroline ( For making everything beautifuller )”, non disdegnando particolari sperimentazioni elettroniche al passo con i tempi, se non addirittura in anticipo, come in “To the old world ( Thank you for the use of your body, goodbye )”.

I musicisti impegnati in questo disco sono: Robert Wyatt (batteria, piano, organo, voce), Neville Whitehead (basso), Mark Charig (cornetta), Elton Dean (sassofono), Mark Ellidge (piano), Cyril Ayers (percussioni), David Sinclair (organo).

Tutti amici con cui Wyatt voleva realizzare semplicemente una pazzia di gioventù, e invece s’è ritrovato con un grande capolavoro della musica.

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Ultimi Trenta commenti su CinquantOtto

Emanuel Fantoni
Emanuel Fantoni
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niente da fare, non ci siamo, e poi il vero capolavoro di Robert è rock bottom, infinitamente superiore a questo, ma dave jon ormai è l'emblema del nuovo corso di questo sito, cioè un troll che scrive in modo autoreferenziale per beccarsi poi una marea di 5, intollerabile, anche perchè i troll e i fake che conoscevamo noi eran di tutt'altra fattura, io ad un troll per principio metto 2, ma ad un troll che gioca a fare il bravo professorino attento alla forma nelle recensioni metto 1. Ora torna pure a trollare nelle recensioni di musica che non apprezzi.


Emanuel Fantoni
Emanuel Fantoni
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trotti che una meraviglia


pretazzo
pretazzo
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Bella davvero.


DaveJonGilmour
DaveJonGilmour
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Scusa, fantoni, perchè scriverei in modo autoreferenziale? E cosa intendi per troll?


Birbabirba
Birbabirba
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Ottima Dave così impari a lasciare commentini del cavolo su altre recensioni


Emanuel Fantoni
Emanuel Fantoni
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dave jon non far finta di non capire, stai trottando malaccio adesso


jimi
jimi
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apprezzo di puù rock bottom,cmq magnifico album. dai basta anchese dave jon vi sta antipatico, ammettete che questa è una buona rece. siate sinceri dai.


antoniodeste
antoniodeste
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Non saprei, è un album confuso, avanti, complesso, difficile, ostico, sensazionale. Difficile dargli un voto. Una tantum mi astengo. Sto dalla parte dei rockbottomisti.


shooting star
shooting star
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complimenti, bella rece! dell'artista solista non conosco niente purtroppo


Slim
Slim
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Ottimo lavoro!


OleEinar
OleEinar
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Ammetto che questo l'ho ascoltato poco, ma non sono mai riuscito a digerirlo, per lo meno alcune parti (tipo la prima versione (prima traccia) di Las Vegas tango, se non sbaglio). Mi ci mettero' piu' d'impegno;) Dave, cosa mi consigli di Wyatt dopo Rock Bottom? Ah, recensione ottima, of course! Bye!


ArnoldLayne
ArnoldLayne
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Beh, sono tutti grandi dischi, spesso molto diversi tra loro, comunque per prima cosa ti consiglierei Ruth is stranger than Richard, e poi il più recente Shleep. Trascurabili a mio avviso alcune pezzi più poppettari dei primi anni 80 (scommetti che arriva pippo e/o ajeje? ;-))


R4064470
R4064470
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questo disco è un secolo avanti


paloz
paloz
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Sono ricapitato qui... Quando ho scritto il commento non conoscevo la Canterbury, fai un po' te... Ne è passato di tempo, e posso tranquillamente affermare che questo è il capolavoro di Wyatt (a me Rock Bottom ancora non entra in testa... lo trovo difficile). A presto


TEOMONDO
TEOMONDO
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Eddai, Paloz. Trovi difficile Rock Bottom e non questo ? A me capita il contrario. Vuoi vedere che sono due capolavori ?


OleEinar
OleEinar
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Mah, difficile in che senso? Certamente Rock Bottom è molto più ascoltabile di questo, pur non essendo un disco facile.


paloz
paloz
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Mi sono spiegato male: "Rck Bottom" è di ascolto più facile per quanto riguarda melodie e tutto quanto, ma non riesco a capirne la magia tanto osannata fino ad oggi, quando invece la magia di "The End of an Ear" mi è cristallina: un disco davvero fantastico e testimone di un genio compositivo ineguagliabile nel genere.


OleEinar
OleEinar
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Boh, per me è il contrario, Rock Bottom m'incanta, questo faccio proprio fatica ad ascoltarlo.


paloz
paloz
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Il fatto è che sono tremendamente diversi... Questo è pura follia giovanile, Rock Bottom è un disco "maturo", inteso come composto da una persona già adulta. Forse il suo incidente lo ha reso più "vecchio" nei confronti della vita: l'ascolto mi dà questa impressione..


OleEinar
OleEinar
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Sì su questo sono d'accordo.


reverse
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lavoro recensoreo eccelso, a quanto leggo altrettanto è il disco.


hymnen
hymnen
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capolavoro di liberta' espressiva c'e tutto e al meglio


Hell
Hell Divèrs
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Ma questo disco è di una bellezza assurda. Artista interessantissimo, credo che lo approfondirò al più presto, a partire dall'acclamato "Rock Bottom"..


OleEinar
OleEinar Divèrs
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Hell, se ti è piaciuto questo ascoltati prima i due dischi con i Matching Mole. E anche Third dei Soft Machine, se ancora non lo conosci. Potresti innamorarti di Canterbury!


the green manalishi
the green manalishi Divèrs
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fortunatamente non l'ho comprato, non è il genere di musica che meglio mi si addice


De Mente
De Mente
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Album stratosferico, anche se un filino inferiore a Rock Bottom.


pippo 70
pippo 70
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Bella recensione, ottimo album. Uno dei miei preferiti di Wyatt solista, insieme a Rock Bottom. Le due parti di Las Vegas Tango sono tanto straordinarie quanto ostiche; il brano originale di Gil Evans viene talmente destrutturato, anzi, letteralmente violentato, a tal punto che il risultato finale lo rende praticamente irriconoscibile. Il mio brano preferito del disco, però, è "To Nick Everyone", una prova eccellente di tutti gli strumentisti, oltre alla incontenibile batteria di Wyatt, l'emozionante prestazione dei fiati, Mark Charig ed Elton Dean si avvicendano e si intersecano in una cavalcata strumentale che si vorrebbe non finisse mai, titanico anche il basso di Neville Whitehead. Altro brano interessante è la romantica "To Carla, Marsha and Caroline (for making everything beautifuller)", molto più melodica ed in netto contrasto con le altre tracce dell'opera, ma non per questo meno intensa.
Complimenti a DaveJonGilmour per la recensione.


hjhhjij
hjhhjij
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E che devo dire, è un disco geniale, libero e clamoroso. A causa della sua osticità ho finito per preferirgli altri dischi geniali, liberi e clamorosi di Wyatt, non tanti, giusto un paio (escluso "Rock Bottom" ma "Rock Bottom" non ha eguali ne rivali gioca in un'altra categoria) ma questo capolavoro resta sempre geniale, libero e clamoroso.


Battlegods
Battlegods
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Le due suite "Las vegas tango" sono lo zenit della filosofia Wyatt.


Buzzin' Fly
Buzzin' Fly
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un disco incredibile, se hai orecchie per sentire


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