Il tempo passa, la musica cambia e si evolve, così anche i gusti e le necessità del pubblico. Rimanere ai piani alti per oltre vent’anni non è impresa facile e quando accade, nulla è casuale.
In questa valutazione rientrano di diritto gli Shinedown, inossidabile quartetto di Jacksonville, capitanato dal carismatico frontman Brent Smith. Con lui il folletto Zach Myers, virtuoso delle sei corde, il bassista polistrumentista Eric Bass (omen nomen), e il tonico batterista rasta Barry Kerch. La band detiene il record assoluto di numeri uno nella Billboard Mainstream Rock Chart e nella Mediabase Active Rock Chart e ha collezionato dischi di platino con album come “The Sound of Madness” e “Amaryllis”.
Il motivo di cotanta longevità è legato al concetto di famiglia rivendicato dalla band: una sintonia e un affiatamento che hanno dato sempre la possibilità di crescere ed evolversi, senza alcuna frizione o pericolosa deriva. Mentre alcune band “colleghe” si sono accomodate a tempo indeterminato in una personale “confort zone”, gli Shinedown hanno continuando a sperimentare, pur senza rinunciare alla propria identità. Identità ad oggi più associabile all’alternative rock, rispetto all’hard rock dei primi lavori; un’altra conferma di quanto si possa avere successo, mettendosi in discussione.
Il 29 maggio 2026 esce “EI8HT”, ottava pubblicazione in studio della band, a quattro anni di distanza da “Planet Zero”, pantagruelico e valido predecessore, composto da ben venti tracce. Anche in questo caso la tracklist risulta essere molto corposa, le tracce questa volta sono diciotto, per poco più di un’ora di musica totalmente eterogenea.
Prodotto da Eric Bass (che è anche co-autore) per Atlantic Records e registrato nei suoi Big Animal Studios a Charleston, il lavoro alterna riff massicci a melodie oniriche, creando un pertinente filo conduttore mai banale o stancante alle orecchie dell’ascoltatore. Sempre di Mr.Bass sono le note di pianoforte nell’opening “At The Bottom”, che da il via in modo teatrale alla tracklist.
Brani come “Dance, Kid, Dance”, “Safe And Sound” e “Burning Down The Disco” (quest’ultima con riff distorti e un richiamo a sonorità Anni Settanta), nonché “Machine Gun” (che esibisce un’anima synth e riff che ricordano i migliori Rise Against), sono la parte più scatenata ed elettrizzante della scaletta. A loro si alternano le ballad “Three Six Five”, "Searchlight" (una vera carezza), "Back To The Living" e la bella closing "The Pilot", su note che ricordano molto quella “Nobody’s Wife” cantata dalla bionda e scatenata Anouk, qualche decennio fa.
Stupisce molto in positivo “Deep End”, con tastiere e una voce ridondante a strizzare l’occhio ai più recenti lavori dei Depeche Mode.
“Young Again”, “Imposter”, “Outlaw”, “Killing Fields”, “Back To The Living” e “Wide Open” con il ritmo sincopato in comune, si dedicano alle riflessioni personali, come “Bear With Me”, più scanzonata e allegra rispetto alla precedenti. I temi trattati riguardano ancora una volta la salute mentale e le preoccupazioni di ogni essere umano in merito al periodo storico che stiamo vivendo, che non sappiamo a cosa porterà di preciso. “Safe And Sound”, smash hit e singolo di punta, ci spinge ad essere competitivi, tramite parole decise ed aggressive vuole darci uno schiaffo amichevole e farci capire che dobbiamo prenderci cura di noi stessi e dimostrare a tutti quanto valiamo. C’è anche la celebrazione dei punti fermi della vita, come succede in “Dizzy”, una delicata dedica alla persona per noi più importante, che ci accompagna in questo viaggio di sola andata.
Una volta interpellato in merito alla natura dei diciotto pezzi, Brent Smith ha raccontato quanto sia importante stimolare il pubblico nella sua interezza, andando a toccare ogni corda e ogni gusto. Se i due precedenti lavori (“Planet Zero” e “Attention Attention”) erano concept album con tracce legate tra loro, quest’ultimo disco torna alla tradizione e ogni pezzo racconta qualcosa di differente dagli altri.
Il processo creativo ha richiesto un anno e mezzo di lavoro e il risultato finale, sempre a detta del frontman, è stato un vero “ottovolante emotivo”, cosa confermata da chi ha già ascoltato il disco più volte (come chi scrive questa recensione).
La copertina, molte essenziale ma anche molto poetica (a me ricorda la più famosa opera di Bansky), mostra un mazzo di fiori colorati, regalati idealmente a tutti i fan ed a tutti coloro che si sono uniti al cammino con quest’ultimo lavoro.
“EI8HT” è in definitiva un lavoro completo, molto ben strutturato, aggressivo ma anche divertente e in generale emotivo. Fa alzare ancora una volta l’asticella e ci ricorda che, anche se il tempo passa, non è obbligatorio riposare sugli allori.
Gli Shinedown torneranno in Europa dopo sette anni di assenza e passeranno anche dall’Italia, per un’unica data a novembre, all’Alcatraz di Milano. Per i fan sarà un ritorno particolarmente emozionante, per chi invece ascolterà per la prima volta la scaletta di venti canzoni in due ore di live, (così ha promesso la band), sarà sicuramente una piacevole scoperta.