Spettacolare! Monumentale! "Street Fighting Years" è un capolavoro!
Siamo nell'anno di grazia 1989 e quando esce l'ep "Ballad Of The Street" si capisce che quello che seguirà sarà un disco impegnato e suonato da Dio.
A questo disco partecipano oltre a John Giblin al basso, che in tour lascia il posto a Malcolm Foster, Lou Reed, Steve Copeland, Lisa Germano al violino e Manu Katche alle percussioni.
L'album si apre con la title track con i primi 25 secondi di basso acustico introduttivo per un pezzo fortemente introspettivo e travolgente, che fa va venire la pelle d'oca. Altre canzoni di alto spessore sono "This Is Your Land", con il cameo di Lou Reed; la straordinaria ballata "Let It All Come Down", composta da Giblin e "Kick It In".
Prima della chiusura con la strumentale "When Spirits Rise", l'album offre il trittico "Mandela Day", scritta in onore del leader sudafricano Nelson Mandela, "Belfast Child", che parla della difficile situazione irlandese e "Biko", cover di Peter Gabriel, dedicata a Steven Biko, altro personaggio di spicco della lotta per l'emancipazione dei neri in sudafrica.
"Mandela Day" è un capolavoro di semplicità: ritmica calda e tenue basata su basso e percussioni, mentre Gaynor accompagna con le spazzole e chitarra e testiara che si intrecciano a completarsi.
"Belfast Child" affonda le sue radici nella tradizionale canzone celtica "She Moved Through The Fair" ma diventa un capolavoro di suoni orchestrali e di tastiera, di chitarra e voce sofferenti e di ritmica secca e incisiva.
Percorrendo questo disco vanno sottolineati l'impeccabile arrangiamento dei pezzi, spesso abbelliti con suoni orchestrali (per l'appunto); le ritmiche con "sfumature d'Africa"; la sofferente chitarra di Burchill e l'epicità della tastiera di McNeil, al suo ultimo album con i Simple Minds.
L'atmosfera che fa inalare questo disco è raffinata, forbita, inebriante tutto contornato dalla voce di Kerr che è fantastica.
È incredibile come i Simple Minds siano riusciti in questo disco a discostarsi ancor di più dal sound che aveva caratterizzato i loro lavori precedenti.
Mandela Day sembra un inno alla redenzione non di un uomo, ma di un intero popolo.
Il suono riesce ad essere sempre viscerale ed a non tradire mai confluendo nella prevedibilità, generando nel contempo sentimenti di protesta e di condivisione.
La rabbia eloquente che esce dalla title-track è il perfetto equilibrio all'eleganza di This Is Your Land.