Copertina di Simple Minds Street Fighting Years
senior86

• Voto:

Per appassionati di musica rock e new wave, fan di simple minds, amanti di album con forte impegno sociale e civile
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LA RECENSIONE

Nel 1989 i Simple Minds si (ri)presentavano sulla scena musicale con questo disco che già nel titolo esprimeva tutte le sue intenzioni "battagliere": "Street Figting Years", ossia anni di lotte, di soprusi, di disuguaglianze e di guerre. Al di là del tema del disco, prodotto niente popòdimeno che da Trevor Horn, ciò che colpisce di più è la straordinaria forza comunicativa che possiedono tutte le canzoni grazie alla voce più sommessa che mai di Jim Kerr e al sound epico di brani come la title-track e "Belfast Child".

È incredibile come i Simple Minds siano riusciti in questo disco a discostarsi ancor di più dal sound che aveva caratterizzato dischi come "Life in a Day" e "New Gold Dream" o ancora "Once Upon a Time": era molto difficile in quegli anni fare dischi senza essere banali perchè conosciamo un po' tutti la merda che ci ha regalato gli anni '80.

Veniamo ai brani: si comincia con la splendida "Street Fighting Years", vero capolavoro sospeso fra post-rock e new wave e si prosegue con la delicata "Soul Crying Out". Wall of Love fa un pò eccezione nell'album riprendendo il rock da stadio di "Don't You Forget About Me", mentre la splendida "This is Your Land" che vede la partecipazione di Lou Reed è senz'altro uno dei punti di forza del disco. Si va avanti con il ritmo incalzante di "Take a Step Back" e la "prepotenza" di "Kick It In". "Let It All Come Down" lascia impietriti e "Mandela Day" ha quella marcia in più di cui molti dischi sono privi. Dedicata a Nelson Mandela, è uno dei pezzi più conosciuti dei Simple Minds con degli arrangiamenti che riportano alla serenità e all'ottimismo. Sembra un inno alla redenzione non di un uomo, ma di un intero popolo (quello Sud Africano nello specifico).
"Belfast Child"
(che è una ballata tradizionale irlandese) è un vero e proprio gioiello e "Biko" è il brano che più di ogni altro fa discutere. Può sembrare strano, ma il pezzo non perde quel pathos e quel senso di rivincità propria della versione originale di Peter Gabriel. Anzi acquista ancora più forza grazie alla straordinaria alchimia che c'è fra la voce di Kerr e il muro del suono eretto da Katchè e John Giblin. "When Spirits Rise" è invece un gradevole strumentale che rievoca suoni tradizionali irlandesi.
Da segnalare anche la partecipazione di Stewart Copeland, ex Police.

Insomma, seppur "Street Fighting Years" non sia il disco più venduto e più conosciuto dei Simple Minds, è senz'altro il mio pereferito e probabilmente il più completo, che segna il ritorno all'impegno civile della band scozzese troppo spesso accostata agli U2. Grandi canzoni e grande coraggio.

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Riassunto del Bot

Street Fighting Years, album del 1989 dei Simple Minds, unisce impegno civile e sonorità epiche sotto la produzione di Trevor Horn. La voce sommessa di Jim Kerr accompagna brani come Belfast Child e Mandela Day, segnando un ritorno ai temi sociali con grande forza comunicativa. Collaborazioni con Lou Reed e Stewart Copeland arricchiscono il disco, che risulta un punto di svolta rispetto agli album precedenti. Un lavoro coraggioso e completo, amatissimo dall'autore della recensione.

Tracce testi video

01   Street Fighting Years (06:26)

02   Soul Crying Out (06:07)

03   Wall of Love (05:20)

04   This Is Your Land (06:22)

05   Take a Step Back (04:23)

Leggi il testo

06   Kick It In (06:11)

07   Let It All Come Down (04:56)

11   When Spirits Rise (02:01)

Simple Minds

I Simple Minds sono uno dei gruppi rock più influenti emersi dalla scena scozzese tardo anni '70. Famosi per aver coniugato post-punk, new wave, elettronica e un’energia da arena, hanno scritto brani immortali e attraversato decenni di trasformazioni sonore. Jim Kerr e Charlie Burchill sono i pilastri storici della formazione.
30 Recensioni

Altre recensioni

Di  rosharris

 "'Street Fighting Years' è un capolavoro!"

 "L’atmosfera che fa inalare questo disco è raffinata, forbita, inebriante tutto contornato dalla voce di Kerr che è fantastica."


Di  claudio carpentieri

 Il suono riesce ad essere sempre viscerale ed a non tradire mai confluendo nella prevedibilità, generando nel contempo sentimenti di protesta e di condivisione.

 La rabbia eloquente che esce dalla title-track è il perfetto equilibrio all'eleganza di This Is Your Land.