Quando uscì il debutto omonimo degli Slipknot si affacciava sulla scena metal statunitense una nuova realtà che fu subito destinata a fare proseliti nell'ambito nel nu metal pi� estremo ed oltranzista: un combo formato de ben nove elementi di cui 3 percussionisti, provenienti dall'anonima cittadina di Iowa, si faceva portavoce di un sound psicotico e pesante che estremizzava ulteriormente il sound che i nu metaller americani avevano immesso sul mercato già da un più di tempo.
Cercando di bissare il successo precedentemente ottenuto il gruppo dette vita al secondo disco, "Iowa", anch'esso estremamente feroce ma che perdeva molto in termini di energia o, più semplicemente, di qualit� musicale, affiancandosi ad un ormai ottenuto successo discografico e consenso da parte del pubblico, tanto da essere ritenuto da molti un album ignobile e da altri un capolavoro (quello che in realt� non era altro che la mediocrità fatta nu metal, buono in alcuni punti e brutto in altri).
Un album comunque discusso che aveva reso gli Slipknot un'altra tra le band più amate/odiate della scena metal, ma che aveva allontanato molti che si erano interessati alla band (tra cui il sottoscritto). Per questo non ero molto ansioso di ascoltare il loro nuovo disco. Era chiaro ormai come il discorso intrapreso dalla band madre era andato, per così dire, a farsi benedire dai (troppi) progetti paralleli che interessavano alcuni componenti della band: il cantante Corey era ritornato dai suoi vecchi amici Stone Sour, il batterista Joey aveva dato vita al progetto horror/glam/punk dei Murderdolls e il percussionista Shawn sembrava essersi perso nelle suggestioni pop degli alquanto inutili To My Surprise...
Che aspettarsi da una band così dilaniata che peraltro era arrivata al punto da farsi odiare da chi si era precedentemente interessato a loro? Non posso descrivere la mia sorpresa nell'averli riscoperti attraverso quest'album. Dimenticatevi "Iowa", la personalità del gruppo questa volta è ritornata ancora più enfatizzata che in passato, e sembra soprattutto che i nostri abbiano finalmente imbroccato la strada giusta. I riff di "The Blister Exist" fanno chiaramente tornare la memoria ai fasti del passato, alla spettacolare carica del loro esordio, ma questa volta non più ingenua come allora e molto più ragionata. La sezione ritmica è spettacolare ed estremamente godibile, con i tre percussionisti che picchiano come ossessi e dominano brani quali "Three Nil" rendendolo un pezzo ai limiti del grind.
Allo stesso modo non posso nascondere la sorpresa nell'ascoltare brani come la semi-acustica "Circle", la melodica "Duality" caratterizzata appunto da una personalità double-face e soprattutto "Vermilion", dall'inizio psicotico che man mano progredisce in soluzioni melodiche, donando agli Slipknot una sensibilità intimistica che sinceramente non mi sarei mai aspettato di trovare in un loro album.
Un album consigliato anche (o soprattutto) a chi non credeva più in loro. Una band che sicuramente non farà il futuro del metal ma in cui comunque, ora più che mai, mi sento di riporre delle speranze. Una band che temevamo di poter perdere e abbiamo ritrovato più in forma di prima (e le esibizioni di supporto agli Slayer e in Francia dove, presi a bottigliate, hanno risposto con determinazione, lo dimostrano). Bentornati.
Un disco inutile e ripetitivo, consigliato solo ai fans più accaniti (e più stupidi).
Deludente è la prestazione di Corey Taylor alla voce; assoli banali e cacofonici spesso inutili.
GLI SLIPKNOT SONO MATURATI HANNO PERSO IN CATTIVERIA MA LA VIOLENZA DA QUELLA SFRONTATA E AGGRESSIVA DI IOWA SONO PASSATI A UNA "PSICOLOGICA" DI VOL.3.
In quest'album niente people shit né (Sic) ma spazio a due belle canzoni acustiche (Circle e Vermillon pt.2)... e finalmente si sentono tutti e 9.
Questo è un album molto energetico, con alcune canzoni-pausa, probabilmente inserite per far riprendere fiato a chi lo ascolta.
Duality è la più famosa perché è stato il primo singolo estratto e per fortuna degli Slipknot e dei 'Maggots' è stato un successone.
Le sonorità, le melodie, i riff, troppo commerciali per essere Slipknot, lascerebbero allibiti chiunque.
Il potenziale della band emerge chiaramente sotto la polvere dell'inutile melodia ed è per questo che mi sento di criticare aspramente questo album.
Per citare The Punisher, "Ad ogni disco la recensione che si merita"...
Ah, non mi chiedete di pentirmi di questa "recensione"... perderete tempo...