Copertina di The Soft Machine Volume Two
SALMACIS

• Voto:

Per appassionati di progressive rock, jazz-prog, amanti della musica psichedelica e cultori della scena musicale inglese anni '60
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LA RECENSIONE

Qual'è il disco più bello dei Soft Machine?

Third alla quasi unanimità, OK sono d'accordo. Solo un gradino più sotto, però, colloco quel manifesto-summa del Jazz-Prog di Canterbury che risponde al nome di Volume 2. L'album si struttura come una lunga suite ispirata alla Patafisica, la scienza che si propone di trovare soluzioni a problemi immaginari. Vera gemma nel forziere è da considerarsi la splendida "Hibou Anemone and Bear", fresca e geniale, sostenuta dall'organo di Ratledge non ancora debordante come nelle opere successive, innervata dal drumming originalissimo di Wyatt. Le acrobazie vocali di quest'ultimo, che troveranno il loro apogeo in "Moon In June" su Third, costituiscono qui il tema base dell'intero album; divertissements sempre sostenuti da grande tecnica musicale e geniale inventiva.

Certo, un simile equilibrio psycho-pop-dadaista non nasce certo ex abrupto ma è adeguatamente preparato dal pop surreale e solo un poco meno rivoluzionario del predecessore Volume 1, anno 1968. A caratterizzare il sound di quest’ ultimo c’era la vena melodica e deliziosamente morbida del dandy-freak Kevin Ayers, che lascerà il posto al ben più serioso (ma altrettanto geniale) Hugh Hopper. Il risultato? Il sound si approfondisce ed acquisisce spessore, tendendo ad una deriva Jazz che sarà palese in "Third" e più ancora negli album successivi. Era il 1969: se "In the Court of the Crimson King" costituiva l'introduzione al Progressive tutto, Volume 2 dei Soft Machine rappresenta la premessa indispensabile del Jazz-Prog di Canterbury, forse il sottogenere più interessante del grande calderone "romantico".

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Riassunto del Bot

Volume Two dei Soft Machine è un punto di svolta nel jazz-prog di Canterbury, un album strutturato come una suite ispirata alla Patafisica. Il disco mostra un perfetto equilibrio tra tecnica musicale e inventiva, grazie anche al drumming di Wyatt e all'organo di Ratledge. Il passaggio da Kevin Ayers a Hugh Hopper arricchisce il sound, che si evolve verso sonorità jazz più profonde. Questo lavoro del 1969 è una pietra miliare fondamentale nel panorama del progressive e jazz rock.

Tracce testi video

01   Pataphysical Introduction, Part 1 (01:00)

02   A Concise British Alphabet, Part I (00:09)

03   Hibou, Anemone and Bear (05:59)

04   A Concise British Alphabet, Part 2 (00:12)

05   Hullo Der (00:54)

07   Thank You Pierrot Lunaire (00:48)

08   Have You Ever Bean Grean? (01:19)

09   Pataphysical Introduction, Part 2 (00:51)

11   As Long as He Lies Perfectly Still (02:34)

12   Dedicated to You but You Weren't Listening (02:32)

Leggi il testo

13   Fire Engine Passing With Bells Clanging (01:50)

15   Orange Skin Food (01:47)

16   A Door Opens and Closes (01:09)

17   10:30 Returns to the Bedroom (04:14)

Soft Machine

Soft Machine è uno storico gruppo britannico della scena di Canterbury, pionieri del progressive rock e del jazz-rock, conosciuti per le loro sperimentazioni sonore e i frequenti cambi di formazione. Fondati da Daevid Allen, Kevin Ayers, Mike Ratledge e Robert Wyatt, hanno attraversato psichedelia, avanguardia, jazz, fusion e oltre.
29 Recensioni

Altre recensioni

Di  zzot

 Appendete le orecchie ai manici dei vostri ombrelli, sarete investiti da una pioggia di suoni elettrici e sconsiderati!!

 Per essere originali non servono sintetizzatori, grida e batterie iperveloci: ascoltate 'Dedicated to You But You Weren't Listening' e rimarrete senza parole.