Copertina di Soundgarden Superunknown
floyd

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Per appassionati di rock, fan del grunge e della musica alternativa anni '90, cultori di sonorità energiche e melodiche
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LA RECENSIONE

Lo sanno tutti (o quasi) che la musica grunge è ibrida. C'è dentro rock, punk, metal. Ora, mettiamo il caso che a tutto 'sto bordello uno ci aggiunga una dose di melodia, chissà cosa ne viene fuori.
Beh, ne viene fuori un ciddì-capolavoro come Superunknown, quarta fatica degli americani Soundgarden, un ciddì capace di darti una cazzo di scossa, o buttarti giù di morale.

Accattivante già dalla copertina (e dici niente), Superunknown è energico, cazzuto, tenebroso, convincente. Al primo ascolto ti cattura, al secondo ti piace, al terzo ti appassiona; qua dentro non c'è grande innovazione, ma c'è estro e qualità, roba che non si vende al mercatino.
C'è tutto il talento della band nella ballad psichedelica Black Hole Sun, dall'atmosfera malinconica e nostalgica; c'è l'estro nel capolavoro Head Down, un'idea (vagamente) psichedelica accompagnata da un sussurro di voce; c'è il casino della title-track, riff hard rock, voce dannatamente bella, batteria e basso che picchiano duro; Mailman, cazzo, trasmette angoscia, vibra coinvolgente su quel riff metal che opprime. Eppoi come sorvolare sulla track più rabbiosa del ciddì. . . Let Me Drown dà spettacolo, sfoggia un riff violento e una voce energica, sai già che ti ricorderai quel motivo.
Rimane anche My Wave, un rock un po' contaminato, che a tratti sembra (persino) un pop-rock.

E così è tutto. Col cazzo.

Parte Spoonman, ancora hard-rock moderno, e si va avanti; cambiamo pure genere, col punk di Kickstand che accellera i ritmi, velocizza, senza inutili tecnicismi. C'è la sorpresa di Half, che con quei suoni e quel cantato sommesso scopre sonorità lontane, orientali. Eppoi, un'altra meraviglia. Angoscia, oppressione, disagio si mescolano in 4th Of July, che ti disarma in partenza, con quel riff fastidioso e prepotente. Mi fa un effetto simile Heroin, lì ti senti claustrofobico.
Sembra perfetto 'sto ciddì, ma alla fine (purtroppo) non lo è. Manca qualcosa, è vero: forse un po' di rabbia, di immediatezza in più che l'avrebbero elevato ai massimi livelli. Forse si tratta di intuizioni. Ma tant'è, sono passati dodici anni, godiamocelo fino in fondo. Perché Superunknown merita, ebbasta. Con buona pace dei detrattori.

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Riassunto del Bot

Superunknown è il quarto album degli americani Soundgarden e un capolavoro del grunge che unisce energia, melodia e atmosfere tenebrose. La recensione ne evidenzia la varietà stilistica, dalle ballad psichedeliche al metal duro, e l'estro della band. Nonostante piccole mancanze di rabbia e immediatezza, rimane un disco intenso e coinvolgente, amato dagli appassionati del genere.

Soundgarden

Soundgarden sono una band di Seattle tra i pionieri e massimi esponenti del grunge, famosa per l’urlo stentoreo di Chris Cornell, i riff oscuri di Kim Thayil, una sezione ritmica devastante e album che vanno da 'Ultramega OK' all’iconico 'Superunknown', passando per la violenza di 'Badmotorfinger'. Sciolti nel '97, tornati per una reunion che ha lasciato strascichi (e un album), e quindi di nuovo silenzio.
31 Recensioni

Altre recensioni

Di  Asjklf

 La voce di Cornell che si conferma sempre di più strumento aggiunto.

 Superunknown non rappresenta il canto del cigno del grunge in quanto già non appartiene più a quella scena, ma si estende a nuovi e inesplorati orizzonti.


Di  diamond_darrell

 È proprio in quest’opera che il quartetto di Seattle raggiunge la completa maturità.

 Mailman, la traccia che forse mi emoziona di più, con un riff 'cazzospaccatuttotritaognicosa' e la voce devastante di Chris.


Di  Gemma

 Soundgarden/Cornell mi portano fortuna.

 Questa partita rimarrà impregnata nel mio cuore insieme con le note di "4th of July"!