"The Perfect Prescription è un disco che i lettori di rock'n'roll trascureranno, proprio come i testi sacri dicono di Bo Diddley che getta a terra il suo mantello per far largo alla marcia militare di Eddie Cochran.
Se cercate un classico che non ha mai avuto squilli di tromba, eccolo qui. Un arcano apocrifo documento, questo disco, che nei tardi 80 inglesi, è stato come telegrafare un messaggio di sprezzante fiducia nel mondo ipnotizzato da un rock assistenziale col tormento del senso di colpa. Qui, più che mai, gli Spacemen 3, hanno un serio interesse in assolutamene niente.
Questo disco è rivoluzionario e militante dove la maggior parte del rock arrabbbiato è al massimo liberale. E' estremo e preciso. Come "Aftermath" cattura ogni aspetto della prossima generazione destinata a finire in analisi. Senza pretese come la colonna sonora di un paese che si sta sgretolando in un mondo che si sta smantellando, la sua natura è di essere ignorato.
Anche gli Spacemen3, come tutti i grandi rock, da Arthur Parker a Paul Gauguin, sono dei rivoluzionari: questo è il loro grande manifesto, via dopo il raid farmaceutico del debutto, con in mano le chiavi dell'armadietto delle medicine. Una volta partiti le cose non saranno più le stesse. Ma oltre quella porta chiusa a chiave, beh, sarà come il "bianco" nella storia.
Se Sound of Confusion impediva una maggiore distensione nervosaper qualcosa d'immediatamente, brutalmente sensuale, questo scritto è come oro, trasformato da una qualsiasi sottocultura suburbana Viet-Vet del villaggio globale, in un campo di papaveri disseminato di sacrosanta paranoia. Mentre ancora l'odore della gomma bruciata su ruote di spazzatura-yankee addensa l'aria.
Cosa succede? Ho la risposta, se la volete"
R. Hunter Gibson♥
♥ Traduzione letterale da The Spacemen 3, "The Perfect Prescription", Fire Records London, 1989.
"Jason Pierce e Pete Kember sembrano veramente i figli spirituali dei Red Krayola e dei 13 Floor Elevators."
"The Perfect Prescription è il loro apice, capace di ridare nuova linfa al sofferente rock inglese della metà degli anni 80."
Le atmosfere rarefatte, le divagazioni tipicamente trance, lo spaziamento in diverse direzioni stilistiche hanno dato maggiore eterogeneità al classico repertorio del gruppo.
Il disco si conclude con "Call the Doctor", suggestione di un’anima che lascia il corpo in coma a causa dell’overdose.
Una sinfonia minimale che va oltre il concetto stesso di musica e diventa un portale verso l'ignoto.
The Perfect Prescription non è solo un album; è un portale verso l'ignoto, un'odissea che sfida i confini della realtà.