Copertina di Supersister Spiral Starcase
Rhayader

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Per appassionati di progressive rock, fan di musica sperimentale e jazz fusion, cultori delle band anni '70
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LA RECENSIONE

I Supersister sono una band olandese formatasi nei primissimi anni 70. Dopo un fulminante inizio di carriera all'insegna del progressive più avanguardistico, ornato da evidenti venature jazz, i dissidi interni, come spesso accade, hanno sancito la loro prematura fine, consegnandoli ingiustamente all'archeologia del genere. Prima del loro definitivo inabissamento (conclusosi nel 2000 con la reunion), il vocalist, Sacha van Geest, decise di riportare alla luce, insieme ai componenti originari del gruppo, un suo progetto intitolato "Spiral Starcase" datato 1974.

Questo lavoro rappresenta il canto dell'cigno per i Supersister, che diversamente dai primi lavori, offre un sound accostabile, sotto certi aspetti, a quello dei "The Mother of Invention" e al "RIO" in generale. L'album ha come tematica principale quello della schizofrenia, difatti l'opening "Retroschizive (Introduction Schizo)" introduce, con sinistra calma, una spirale di stravaganza stilistica. La successiva "Jelly Bean Hop" (già dal titolo si evince il contesto), sostenuta da un incalzante mandolino, porta, con falsa allegria (come accade per un individuo dalla personalità instabile) al lato oscuro. "Dangling dingdongs" è un dissonante brano strumentale, funzionale al severo ammonimento perpetrato dalla successiva "Sylvers Song", chiude il momento d'angoscia la marziale "Cookies, Teacups, Buttercups", accopagnata ancora una volta da un barcollante mandolino e sorretta da una severa cornamusa. La spirale cambia di nuovo umore con la spumeggiante "Gi, Ga, Go (Gollumble Jafers)", brano all'inizio polivocale in pieno stile musical, poi ritmicamente caraibico ed infine completamente sconclusionato. Dopo l'attimo di giubilo subentra la malinconia. "It had to be" e la claustrofobile "Nosy parkers" portano alla memoria i tempi che furono e che mai più saranno. La conclusiva "We steel so frange (Epilogue)" decreta che è giunto il momento di scomparire dalla scena, rappresentando l'ideale "camicia di forza" ad una spirale completamente impazzita ed ignara di esserlo.

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Riassunto del Bot

La recensione analizza Spiral Starcase, album del 1974 dei Supersister, band olandese progressive. L'opera è caratterizzata da un sound complesso influenzato da jazz e avanguardia, con una forte tematica sulla schizofrenia. L'album è descritto come il canto del cigno della band, con brani ricchi di variazioni stilistiche che oscillano tra momenti gioiosi e oscuri. Viene rimarcata la qualità e l'importanza storica di questo lavoro prima dello scioglimento del gruppo.

Supersister

Band olandese formatasi (secondo le recensioni) nel contesto del Grotius College dell'Aia; nota per l'uso prominente di tastiere, basso e flauto, con Robert-Jan Stips e Sacha van Geest tra i membri citati. L'esordio "Present From Nancy" è descritto come il loro disco fondamentale; "Spiral Starcase" è segnalato come lavoro di chiusura della loro attività.
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