Oggi voglio raccontarvi una storia che mi è realmente accaduta.

Ero in uno dei miei negozi di dischi preferiti e lo sguardo mi cade casualmente sulla brochure che il mio vicino di scaffale tira fuori dal disco che sta esaminando. Ho appena il tempo di focalizzare l´immagine su una delle copertine degli album pubblicizzati. Mi cattura subito perché in primo piano c'è la figura di una donna di colore nuda, con lo sguardo triste che fissa il vuoto e tiene una sigaretta accesa fra le dita, è adagiata in posizione raccolta su una poltrona, lo sfondo sfocato lascia appena percepire i mobili di una stanza con un atmosfera sospesa nel tempo e nello spazio.

Tornato a casa questa immagine continua a rimbombarmi nella testa, non riesco proprio a liberarmene, non sapendo né il titolo del disco, né il nome dell´artista mi metto a fare una disperata quanto inutile ricerca online.

Ma non mi do per vinto. Torno nel negozio di dischi di Mario (niente a che fare con quello del Bar) e gli do gli indizi in mio possesso per farmi aiutare a risolvere questo “enigma”, purtroppo senza risultato.

A questo punto devo arrendermi, anche se questo “disco fantasma” continua a tormentarmi togliendomi il sonno.

Qualche tempo dopo vado in un altro dei negozi di dischi che frequento abitualmente, quello di Filippo. Mentre spulcio tra gli album nel raccoglitore della musica Funk - Soul mi scivola tra le dita questo disco che tiro subito fuori tra stupore e trionfalismo: eccolo finalmente l'ho trovato.

Filippo lo mette subito su e parte l'arpeggio di chitarra acustica di “Dancing Girl” un pezzo di quasi nove minuti che è pervaso da un atmosfera onirica che si arricchisce di spunti jazz e da risalto alla voce del solista che spazia su armonie vocali suggestive e ricche di colore. Il disco continua con la title track dove romanticismo e dolcezza trionfano, ma emerge anche il songwriting semplice, armonioso, efficace: “Is it wrong or is it right? Is it black or is it white? What color is love?”. A seguire “You Goin' Miss Your Candyman” si caratterizza per la linea di basso ipnotica che evidenzia la profonda formazione blues del compositore. Poi arriva il godimento puro tra cori soul e il contrappunto della voce solista di “Just As Long As We're In Love” ed è proprio questo il momento giusto per cominciare a far l´amore con chi amiamo. Ma rimane ancora spazio per "Ho Tsing Mee (A Song of the Sun)" con i suoi interrogativi su perchè il Creatore possa permettere che esista tanto orrore e violenza nel mondo. Ed ecco che arriva "I'd Rather Be With You" con il testo autobiografico vera e propria dichiarazione di intenti dell'artista. La delicata ´“You don´t care” chiude questo bellissimo album con una parte strumentale prevalente sostenuta e resa eterea da un coro soul che ripete ad libitum il titolo del brano.

Il disco folk – soul – jazz che vi ho appena raccontato è ”What color is Love” inciso nel 1972 per la Cadet Records, dal talentuoso e ispirato chitarrista - compositore afroamericano nato nel 1945 a Chicago Terry Callier con la produzione del grande Charles Stepney che ha partecipato attivamente agli arrangiamenti dei brani e ha suonato il pianoforte. Alla registrazione dell´album ha partecipato un vero e proprio battaglione di musicisti, quindi mi limito a citare solo gli strumenti presenti: oltre alla sezione ritmica con due chitarre, un basso e pianoforte, una batteria e due bonghi, ci sono una viola, un violino e un cellos, un arpa, un sax alto, un flauto, un corno francese, una tromba e per chiudere in bellezza tre coriste in puro stile Motown.

Dopo questo suo secondo album in studio Terry Callier ha realizzato un altro album di ottimo livello per poi ritirarsi dalle scene dedicandosi alla famiglia e al lavoro di programmatore informatico. E' tornato alla musica durante la seconda meta degli anni ´90 realizzando alcuni album acid jazz di ottimo valore. E´ volato via verso nuovi orizzonti musicali nell´ottobre del 2012.

La “morale” della storia che vi ho appena raccontato è questa: comprate sempre i dischi che hanno una bella copertina, soprattutto se non avete la più pallida idea di che musica contengano e chi cavolo sia l´autore che li ha realizzati, semplicemente perché un buon disco comincia sempre da una bella copertina.

Ah dimenticavo: la foto della ragazza in copertina è di Joel Brodosky che nella sua carriera ne ha realizzate oltre 400 entrando da leggenda nella storia della musica essendo l´autore dello scatto di Jim Morrison chiamato “The American Poet”, finito sulla copertina interna dell´album “Greatest Hits” del 1967.

Buon ascolto dal vostro DottorJazz.

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