"Dischi della notte" 

 

Penso di aver ascoltato oltre metà dei dischi che possiedo in cuffia (dal walkman a salire fino all'i-pod me li son passati tutti), e Ÿ degli stessi prima di andare a letto. Ho difatti contratto la oramai abbastanza diffusa malattia dell'ascolto notturno in cuffia. Posso solo fregiarmi di essere un cosiddetto prime mover (quanto è cool dirlo e scriverlo, no?), o meglio di aver contratto la malattia prima degli altri, in un periodo in cui la cosa non veniva vista di buon occhio da chi mi circondava.

Dai Metallica ai Sigur Ros, ho bombardato le mie povere orecchie (ma soprattutto il mio subconscio) con ogni tipo di musica, riuscendo sempre a dormire come un sasso. Non so ancora dire se ciò porterà, o ha già portato, danni irreversibili alle mie capacità di riposo; tant'è che continuo imperterrito a scegliere con molto criterio i miei "dischi della notte".

Il disco della notte preferito di questo 2008 è proprio questa terza fatica dei californiani The Alps (non chiedetemi dei precedenti, non ne ho idea e, detto sinceramente, non me ne frega na mazza).

E la prima traccia, A Manhã Na Praia, ben delinea le atmosfere dell'album, già chiare dalla bella copertina: calde percussioni mediorientali introducono un semplice fraseggio di acustica, mentre uno xilofono contrappunta gaiamente e una roba che assomiglia a un sitar ci fa sentire un po' dei Sandokan sotto metadone, anche quando entra una specie di feedback a interrompere l'idillio, regalandoci un finale ambient. Una vera goduria per le vostre stanche menti.

Il bello è che il livello generale dei pezzi (tutti strumentali) continua su eccelsi binari: "Hallucinations" rende fede al titolo, caracollando sul dorso di un dromedario in acido, fra echeggiare di voci lontane, tastiere placide e suadenti, backward tapes, e qualsivoglia chincaglieria psichedelica d'ordinanza. Ottimi gli intrecci fra chitarra acustica e piano ("Cloud One"), nonché le linee di basso gommose (quasi trip hop) di "Trem Fantasma", fino agli spettri floydiani primi '70 di "Labyrinths" e "Into The Breeze". Se aggiungiamo pure due specie di tributi all'avanguardia (posso scrivere Terry Riley? Beh, l'ho scritto così siamo tutti contenti) come "Echoes" e "Pink Light", non posso che lodare questi tre ragazzotti californiani, anche perchè, visto che dei cazzi miei ho parlato, e le tracce sono finite, non c'è più niente di cui scrivere.

Ah, dimenticavo: evitate l'edizione in vinile e non cadete nell'inutile vezzo di acquistarla come il sottoscritto, visto che la copertina è un'anonima roba marrone sbiadito, altro che quella del cd.

 

Buonanotte.

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