Chissà se è già uscito sto disco.. boh, tanto anche se lo fosse sti cazzi che lo vado ad accattà prima che costi almeno 9.99 euri. Quindi, con la mia bella versione promo appena scarricata da emule, mi appresto - intendesi after svariati ausculti (ahahehe) - a dare il re-welcome a questo simpatico duo elettronico che se da una parte ormai protende verso l'imperante tamarrezza di tutto ciò che è "dance" (in senso lato) oggi, dall'altro si rivela una (apprezzabile) paraculata colossale, dal momento che la via dai due imboccata è essenzialmente quella del revival piu spudorato.
Una cosa almeno è sicura, popolo debaseriano, e credo di essere il piu obiettivo possibile ad affermarlo: il passo falso operato col noioso, logorroico, inutilmente ripetitivo e in conclusione inutile "Push The Button" rimane solo un brutto ricordo di fronte a questo nuovo lavoro che risulta assai piu compatto e variegato del predecessore. Un capolavoro quindi? Macchè! Questi (per l'ennesima volta) non sono affatto i Chemical Brothers, quelli che pochi hanno conosciuto come ultima frontiera dell'underground. Niente acid house, niente ritimiche potenti mutuate dal rock, dalla drum'n'bass, dalla techno piu spietata, tutti elementi che caratterizzavano i primi vagiti dei Chimici fino al (elitario) capolavoro "Dig your Own Hole". E così, se già con Surrender si cominciava a scopiazzare a destra e a manca (Got Glint? è house old skool mentre una Out of Control gli Underworld l'avrebbero fatta dieci volte meglio) cercando di sviare dalla formula che li aveva resi, se non unici, rari, qui il punto di riferimento principale (ma non l'unico) a cui i Chemicals prendono in prestito qualcosina è l'elettro-pop anni ottanta. Suvvia, non è forse una "Das spiegel" mutuata da qualsiasi pezzo dei New Order (tra l'altro sul sito ufficiale del duo Ed (o era Tom?) inneggia ai New Order come al miglior gruppo della storia). Stessa sensazione "eigthies" per la riuscitissima "A modern midnight conversation" (che ripesca un pò dei suoni orientaleggianti tipici del duo), cosa che si nota nel giro di basso e nello svolgimento un pò alla Depeche Mode.
Assurdo è poi il numero di "Battle Scars", che sembra quasi un mix (tamarro) di Talking Heads e Joy Division (nella profonda voce di Mason). Insomma, il principio di imitazione non è mai stato usato tanto dal duo, nonostante i risultati siano tutt'altro che scarsi, anzi. La cosa buffa è che loro stessi si "autocitano" nella title track, visto che si apre con un campionamento di synth già prensenti nella loro "The Sunshine Underground". Title track notevole in ogni caso, ma confluente in un ritornello veramente odioso. Ma ora basta parlare di cose positive, perchè ormai la gente (chi è sopravvissuto) crederà di trovarsi di fronte al piu grande ritorno della storia, da come ho parlato del disco. Cominciamo con i difetti impedonabili dunque: "all rights reversed" con quei cazzoni dei Claxons è un difetto di per se. E qua veramente mi chiedo che differenza passa fra quella merda là e una qualsiasi merda dei Blue. Meglio non pensarci. Il secondo difetto è la lunghezza di certi brani (tagliare qualche rit alla title track no?) che raggiunge l'apice nella autoreferenziale "Burst Generator". Casi isolati comunque. Quel che è peggio semmai sono i tagli evidentissimi (e non ho sentito l'originale!) che presenta "Saturate", che anche così è abbastanza energica, nonostante mi chieda sempre se fra cinque anni si manterrà ancora in salute come fa una immarcescibile "Hey Boy Hey Girl". "Saturate" è, per inciso, uno dei pochi brani "moderni" e fuori dal revival che inghiotte tutto l'album, insieme alla "danza del salmone", un divertissèmant (o come diavolo si scrive) hip hop che è comunque meglio della pretenziosa e politicante "Left Right" di "Push The Button", e a quella "Do It Again" che per ora impazza su Mtv e che davvero poco rappresenta lo spirito del disco.
E qui vorrei concludere sparando qualche colpo grosso: "Do it Again" sarà anche una ruffianata di prima categoria, ma è probabilmente uno dei pezzi piu intrippanti prodotti dai Nostri dai tempi di "Come With Us". Essenziale ed efficace, come tutte le cose semplici. Infine una nota a parte merita la conclusiva "Pills won't help you Know" con Midlake, una delle canzoni piu belle scritte e suonate dal duo dai tempi del loro debutto. La voce di Midlake è in grado di indur(mi)re alle lacrime, e chi se ne frega piu se anche quello è un Revival di qualche neworderata varia o, che è peggio, di Moby che imita i New Order. Fin quando i Chemical Brothers produrranno un capolavoro da piazzare alla fine di ogni loro disco, allora ci sarà ancora speranza.
In conclusione: ascoltateville (senza fare troppo caso a "All rights reversed" neee).
Le aspettative. Sono sempre le aspettative quelle che ti fottono!
Un album ripeto, molto bello ma che a me non piace.
Chiedere rivoluzioni ai Bros. targati duemila è francamente alquanto arduo.
All'ascoltatore giudicare se al 'duo chimico' conviene continuare su questa scia, o calare il sipario dopo questo (dignitoso e niente più) nuovo album.
"'We Are The Night' è l'album peggiore dei Chemical."
"Da quanto avete letto, la sensazione è la delusione: difficilmente torneranno le sonorità con la carica di un tempo."