Copertina di The Cure Trilogy
Ashbringer83

• Voto:

Per appassionati di musica gotica, fan dei the cure e amanti delle atmosfere dark e malinconiche.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Era l'ultimo giorno d'estate, una giornata strana, fredda: il ragazzo, spettinato e con il rossetto sbavato sulle labbra, se ne stava seduto su un muretto nel suo giardino, un luogo che lui aveva sempre amato considerare come fuori dal mondo, uno spazio appartato, sospeso quasi, tutto suo. In questo "non-luogo" gli uccelli erano soliti cantare, appollaiati sui loro alberi, ed i loro richiami erano quasi una ninnananna, se ti mettevi tranquillo ad ascoltarli riuscivi quasi ad addormentarti.
Ma, come detto, quella giornata era strana: gli uccelli non cantavano, anzi proprio non ve ne era traccia, ma il giovane non se ne era neppure reso conto, assorto com'era nei suoi pensieri. Stringeva in mano delle fotografie, scatti sbiaditi e sfocati nei quali erano sempre ben distinguibili due persone, lui e quella che sicuramente era la sua ragazza, o comunque una ragazza importante per lui. In una foto erano stretti l'uno all'altra, vicini, felici, i corpi così uniti da sembrare quasi gemelli siamesi... In un'altra la vedevi correre in un vasto prato, quasi una pianura... Il giovane le sfogliava con uno sguardo tra il perso e il malinconico, provava una sensazione strana, come quella che si sente quando si ha nostalgia di casa... Ecco, quella ragazza era quasi una casa per lui, un riparo sicuro in momenti duri: lei lo aveva visto in crisi, lo aveva visto cadere e lo aveva rialzato, avevano attraversato assieme parentesi buie, nelle quali sembravano non riuscire mai a riemergere da un mare fatto di scure acque profondissime, ma ce l'avevano sempre fatta.
Poi un giorno, ad una festa, lei prese la sua mano e gli chiese di ballare: non l'aveva mai fatto, a dirla tutta lui era quasi convinto che non le piacesse ballare, e quella richiesta lo turbò un po' anche se accettò subito. Erano vicini, si facevano cullare dalla musica, ma lo sguardo di lei era triste, non c'era più quella luce familiare che l'aveva animata durante tutti gli anni passati. I suoi occhi erano spenti, comunicavano in silenzio, urlavano una tristezza con il rumore più forte che lui avesse mai potuto sentire, erano disturbanti quasi, e non ce la faceva a sostenerne il peso. Quella danza lenta durò poco ma sembrava estendersi per almeno cento anni, e quando si lasciarono provò un brivido di freddo, lo stesso freddo che a tratti provava anche in quella giornata di fine estate, seduto sul muricciolo nel giardino sospeso. Quando le loro mani si separarono pensò "questo è il primo ballo che facciamo, ma non ce ne saranno altri, sarà l'ultimo ballo"... E che strano che le note sulle quali si stavano muovendo fossero quelle di una canzone d'amore...
Di tanto in tanto il ragazzo scuoteva la testa, come a voler liberare gli occhi dall'immagine di lei... "E se la rivedessi...", pensava... "Se solo potessi di nuovo riabbracciarla...", sospirava... Ma poi scuoteva la testa come a volersi convincere che non potevano esserci più "se" ormai, quella era la realtà, e in quella avrebbe dovuto vivere; doveva smettere di guardare quelle foto che stringeva in mano altrimenti quella carta, quei ricordi, si sarebbero presto tramutati negli unici sentimenti che avrebbe potuto avere, e il freddo di quella giornata avrebbe preso posto nel suo cuore. Sentiva il suo animo a pezzi, disintegrato, ma quella sofferenza doveva cessare in un modo o nell'altro, doveva essere ridotta a qualcosa di breve durata, a breve termine, non voleva trovarsi tra vent'anni, trentanovenne, ancora in quello stato. Allungò una mano verso un cespuglio di rose, la infilò dentro con forza: voleva vedere se riusciva ancora a sentire almeno il dolore fisico, come diceva il buon Cash... Quando la tolse era tutta rigata di sangue, e qualche goccia era rimasta sui petali. "Fiori di sangue" pensò, "come il disco dei Cure...". Bene, almeno un po' di dolore riusciva a sentirlo, forse c'era ancora speranza. Se solo si fosse mosso qualcosa, se solo avesse avuto un qualche stimolo per ripartire... E quel tempo così immobile, grigio e insensibile non aiutava certo, e anzi lo faceva impazzire: avrebbe pregato per avere un po' di pioggia, almeno lo avrebbe distolto dal freddo torpore nel quale stava cadendo.
Senza un briciolo di forza, pigramente, si lasciò scivolare giù dal muretto sul quale era seduto e si incamminò verso casa.
Decise che il modo migliore per scordarsi di tutto, per sfogarsi, sarebbe stato imbracciare la sua chitarra e buttare giù qualche nota, e scrivere qualche ricordo a casaccio, per esorcizzare la sua tristezza ed i suoi demoni. Pensò anche a un nome per tutto ciò, "Untitled", senza titolo: perché l'amore, quello che stava vivendo, aveva già un nome che riassumeva tutte le sue emozioni, e non aveva senso cercare di dargliene uno diverso.

Registrato durante un concerto tenutosi a Berlino nel 2002, in "Trilogy" i Cure ripropongono dal vivo quella che Robert Smith ha definito la sua "trilogia dark", ossia gli album "Pornography", "Disintegration" e "Bloodflowers". Da un punto di vista tecnico i Nostri si muovono con la maestria di chi ha passato una vita assieme (giorno più giorno meno), suonando con un'intesa e un'empatia invidiabile (basta fare caso anche solo agli sguardi tra Smith - Gallup). Le atmosfere rese sono essenzialmente le stesse dei dischi, e chi ha amato questi lavori, chi ha vissuto ogni singola canzone in essi contenuta, non farà certo fatica a riprovare le stesse emozioni provate con gli album.
C'è poco altro da aggiungere: la qualità della musica contenuta in questi dischi la conoscete sicuramente, ed esistono miriadi di recensioni che li hanno descritti... Ma se volete provare qualcosa in più, se volete immergervi ancor più nel malinconico e disperato mondo descritto da Smith & Soci con quei tre capolavori, beh potete solo sedervi e godervi questo stupendo live, e ve ne innamorerete.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione descrive il live Trilogy dei The Cure, che riunisce gli album Pornography, Disintegration e Bloodflowers, offrendo un concerto intenso e fedele alle atmosfere originali. L'autore enfatizza l'empatia e la maestria tecnica della band, sottolineando la profondità emotiva che lega chi ha vissuto quei dischi. Un'esperienza consigliata a chi vuole immergersi nel mondo malinconico e oscuro di Robert Smith e soci.

Tracce testi video

02   If Only Tonight We Could Sleep (05:10)

Leggi il testo

05   There Is No If… (05:33)

06   The Same Deep Water as You (09:14)

07   Where the Birds Always Sing (05:50)

Leggi il testo

10   The Last Day of Summer (04:14)

11   Out of This World (07:29)

13   Fascination Street (05:19)

Leggi il testo

14   One Hundred Years (08:46)

Leggi il testo

16   Prayers for Rain (05:55)

Leggi il testo

18   The Hanging Garden (04:35)

Leggi il testo

20   Untitled (06:38)

21   A Strange Day (04:53)

23   The Loudest Sound (05:21)

25   Watching Me Fall (11:22)

Leggi il testo

31   A Short Term Effect (04:20)

Leggi il testo

The Cure

The Cure sono un gruppo musicale britannico formatosi nel 1978 e guidato da Robert Smith. Hanno influenzato profondamente la darkwave e la cultura alternativa con la loro capacità di passare dall’angoscia pura al pop più contagioso.
89 Recensioni

Altre recensioni

Di  gigi sabani

 ‘Una canzone semplice ma un riff di chitarra SPLENDIDO, con un cantato che ti proietta in una spirale di tristezza e depressione.’

 ‘Niente macchina del fumo niente faccie strane ma tante emozioni non per forza di plastica ma sincere.’