The Gathering
Sleepy Buildings - A Semi Acoustic Evening

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Molti fan stanno ancora aspettando un nuovo "Mandylion", un ritorno al doom atmosferico di un tempo, per mostrare a tutte le band che dal loro masterpiece traggono tutt'oggi ispirazione, l'estrema superiorità dei maestri.

Ma questo rimane e rimarrà un semplice desiderio di ascoltatori nostalgici; la parola d'ordine nella discografia dei The Gathering (indubbiamente una delle più grandi realtà musicali al giorno d'oggi in circolazione ed attiva da quasi vent'anni) è sempre stata evoluzione, tant'è che oggi non possiamo più in alcun modo etichettare la proposta del quintetto olandese, tanti sono i territori che essa va a solcare. Quante sono le band che vantano un approccio compositivo che trascende qualsiasi restrizione imposto dalle necessità di una classificazione? Purtroppo, al giorno d'oggi ne restano veramente poche. Loro sono autori di un'arte per palati fini, è chiaro, ma sanno tuttavia soddisfare chiunque: dai patiti del progressive ai fan del rock psichedelico, dagli amanti del gothic a coloro che adorano Radiohead e Muse; ma sono sicuro che anche gli appassionati del jazz, dell'elettronica e del pop più sofisticato troveranno pane per i propri denti nelle loro ultime pubblicazioni. Ci vuole coraggio per portare avanti questa linea di pensiero, quest'attitudine così open-minded, e la bella Anneke Van Giersbergen e la sua band hanno dimostrato di averne in quantità illimitate, rilasciando negli ultimi anni numerosi album, capolavori su capolavori, ognuno sempre diverso dal precedente.

Nel 2004 si decide d'immortalare la dimensione live di un tour sospeso tra l'intimità di un concerto acustico e la psichedelia apportata dall'uso quasi minimale di componenti elettroniche, con il fantastico "Sleepy buildings - A semi acoustic evening" (forse il più bel disco all'interno della mia collezione). Registrato durante le due date tenute nel 2003 al Lux Theatre di Nijmegen, in Olanda, l'album contiene più di un'ora di raffinate rivisitazioni di brani estrapolati qua e là da tutta la discografia della band (non sono stati esclusi nemmeno i primi due album "Always" e "Almost a dance", nei quali Anneke non era ancora presente), ad esclusione di "Souvenirs", pubblicato soltanto un anno prima dalla Psychonaut Records. Dietro a questa scelta penalizzante troviamo la casa discografica di un tempo, la Century Media (con questo disco la band olandese chiuderà definitivamente i rapporti con la label, sempre più propensa ad intromissioni musicali e comportamenti da major). In ogni caso, nulla può inficiare la qualità assoluta di questo prodotto, testimone di una dimensione sonora talmente congeniale a questi musicisti da elevarli allo status di divinità della musica contemporanea.

Il magnifico excursus sonoro del disco ha inizio con "Locked away", tutta sorretta dalla chitarra acustica (per l'occasione impugnata dalla stessa Anneke) e resa quasi inquietante dai rintocchi di pianoforte nel finale. Tra gli episodi meglio riusciti mi permetto di citare il secondo ed il terzo brano, ovvero "Amity" e "Saturnine", incantevoli e cariche di un pathos maggiore rispetto a quello che le animava in "If_Then_Else" (grazie al minimalismo che le riveste tutto si fa più diretto, toccante, intenso). "The mirror waters", sospesa tra jazz, rock psichedelico ed ethereal gothic, sembra estrapolata da uno dei loro ultimi album, ed invece appartiene ad un glorioso e lontano passato. I suoni si fanno spaziali e futuristici con "Red is a slow colour", e poi un semplicissimo ma gioioso giro di piano ci introduce in quello che è l'inedito che dà il titolo all'album, tutto costruito sulle briose note dei tasti d'avorio e sull'ennesima superba performance di Anneke. La chitarra elettrica irrompe in "Travel", lunga composizione nella quale echeggiano i Pink Floyd, estrapolata dal controverso "How to measure a planet", per lasciare poi spazio alla malinconia di "Shrink" e di "In motion part II", rispettivamente prese da "Nighttime birds" e "Mandylion". Segue una nuova versione della vecchia "Stonegarden", nella quale si sente limpidamente un approccio compositivo ancora legato agli standard metallici, ma minuziosamente rivisitati in chiave acustica e minimal.

"My electricity" è delicata ed avvolge le membra, le corde dell'anima vibrano, gli occhi lacrimano. Ma ecco arrivare "Eleanor", una delle canzoni più famose ed apprezzate dai fan, la quale è forse l'unica a perdere mordente rispetto all'originale (questa versione è più pacata e meno evocativa, ma è da segnalare un superbo arrangiamento pianistico, non presente in quella incisa per "Mandylion"). "Marooned", un brano stavolta sorretto da basso e batteria, molto minimali ma dall'impatto di indubbia efficacia, ci sospende nuovamente tra ambientazioni liquide e reminiscenze prog. A chiudere in bellezza ci pensa "Like fountains", momento gotico per eccellenza del platter. La sua commuovente rassegnazione e quel disarmante velo di tristezza che la riveste rimarranno impressi per sempre, come un marchio indelebile, nella memoria dell'ascoltatore.

Ognuna delle quindici canzoni in scaletta esalta gli effusivi arrangiamenti di tastiera, la delicatezza del pianoforte, l'eufonia della chitarra acustica, il calore avvolgente della sezione ritmica, nonché la stupenda voce di Anneke, ineccepibile a livello tecnico, autrice di variazioni da brivido e di momenti intimistici dove tutto diventa rarefatto ed impalpabile, di attimi d'intensità che con garbo pervadono il cuore, commuovono l'anima. Un brivido costante, una sincerità emotiva che li distingue da semplici musicisti ed artisti dell'ultima ora. E l'ammirevole e perpetuo silenzio del pubblico durante l'esibizione non è che la più disarmante dimostrazione di quanto i The Gathering siano in grado di immobilizzare il corpo dell'ascoltatore, per mettere in moto i motori dell'anima, libera di viaggiare protesa verso l'infinito. Keats affermava convinto: "A thing of beauty is a joy forever". Beh, se avesse ascoltato questo capolavoro, avrebbe sicuramente avuto un motivo in più per crederlo.

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Commenti (Nove)

sly
sly
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purtroppo questo mi manca ma cercherò di rimediare. la recensione ovvimanete è molto bella e sentita
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sirbony
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Album splendido, emozionante e aggiungerei anche mixato alla grande. E' inutile negare che i The Gathering non fanno più Doom metal da tempo, ma le emozioni, quelle si, le trasmettono sempre. Recensione praticamente perfetta.
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cptgaio
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Mi hai incuriosito,comprai Mandylion anni fa ma non mi ha mai esaltato,magari adesso che sono un po' piu' maturo(leggi decrepito) potrei ricredermi.
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Dunkel
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han fatto bene ad andarsene dalla century media...
by un nostalgico
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aniel
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Bella recensione. Disco mai ascoltato, ma sui The Gathering non ho dubbi.
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sly
sly
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comprato qualche settimana fa in Olanda. Ottimo disco,anche se purtroppo alcuni pezzi perdono in versione semi-acustica, come la sublime "Eleanor",che non è dotata più di quell'aura mistica che la caratterizzava. Altri brani,come "The Mirror Waters" subiscono un miglioramento
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emanuele
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:)...bravo, altro non riesco a dire
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SUPERVAI1986
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sai che ti adoro come recensore.....mi inchino
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De...Marga...
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Come mi aggrada questa recensioe!!! Così semplice, leggiadra, per immortalare il meraviglioso scorrere di note di questo ottimo disco dei The Gathering, qui impegnati in un live nella loro nativa Olanda. E disponendo di una voce così efficace, precisa, ammalianta come quella di Anneke le canzoni ti avvolgono in un atmosfera sognante. Gran gruppo che ho visto alcune volte dal vivo: esperienza unica ed indimenticabile.
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