Copertina di The Good, the Bad & the Queen Merrie Land
GrantNicholas

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Per appassionati di musica britannica, fan di damon albarn e dei blur, amanti di album riflessivi e politicamente ispirati
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LA RECENSIONE

A dodici anni da quell’assoluto gioiello che risponde al nome di “The Good The Bad & The Queen”, Damon Albarn rispolvera una delle sue creature più attese e si decide a dare un seguito a quell’incredibile disco composto assieme a Tony Allen (Fela Kuti), Simon Tong (The Verve) e la leggenda Paul Simonon.

La band “senza nome” (ormai identificata con il titolo di quel brillante esordio prodotto da Danger Mouse) torna in grande stile con questo “Merrie Land”, ed il tempismo non è certo un caso; nel 2006 il Primo Ministro britannico era ancora Tony Blair, un’iniziativa come la Brexit era pressoché fantascienza e Albarn si prodigò in un tributo alla vita, ai suoni e ai colori londinesi. Adesso la Brexit è realtà, e questo nuovo lavoro vuole essere (dichiaratamente) “una triste lettera d’addio ed un’ode all’Inghilterra del nord, nonché un’analisi accurata e profonda su cosa voglia dire essere britannici oggi”.

Oggi come allora, per la produzione è stato scelto un nome pesante, pesantissimo, come quello di Tony Visconti, storico sodale di David Bowie, che non sbaglia un colpo e rifinisce un album bellissimo, british fino al midollo e classicissimo sia nella costruzione che nell’esecuzione. La scrittura di Albarn, manco a dirlo, è ispiratissima, ed è incredibile pensare che questo sia praticamente il terzo disco che il prolifico frontman dei Blur pubblica in un anno, se si contano anche i due lavori pubblicati con i ben più noti Gorillaz.

C’è un sentimento di nostalgia e preoccupazione che pervade l’intero lavoro, a partire dalla titletrack, posta proprio in apertura dopo una breve introduzione e totalmente incentrata sui grovigli ritmici di un fuoriclasse assoluto come Allen, ma ci sono anche momenti più ariosi ed aperti, che rimandano agli altri progetti di Albarn; “Gun To The Head” è una specie di outtake di “Parklife” proiettato nel 2018, la bellissima “The Truce Of Twilight” è la cosa più vicina ai Gorillaz mai scritta da Damon al di fuori dei Gorillaz (con Simonon a fare la parte del leone), mentre “Ribbons” avrebbe potuto essere inclusa nel suo spettacolare esordio solista del 2014.

Riuscitissimi anche il kraut edulcorato di “Nineteen Seventeen” (altro pezzo assolutamente magnifico), e la quasi declamata “The Last Man To Leave”, ove Simonon e Allen (come d’altronde lungo tutto l’album) costruiscono una base ritmica perfetta ed organica, lasciando magari in secondo piano Tong che, per quanto chitarrista talentuoso ed affidabile, non regge il passo di due pesi massimi del genere.

Damon Albarn continua a sorprendere e pubblicare musica di assoluto livello senza soluzione di continuità. Non sappiamo ancora se questa band ci delizierà con altre uscite, per adesso possiamo goderci questo secondo, assoluto trionfo che risponde al nome di “Merrie Land”.

Traccia migliore: The Truce Of Twilight

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Riassunto del Bot

A 12 anni dall'esordio acclamato, Damon Albarn torna con Merrie Land, un album british profondamente influenzato dalla Brexit. Con la produzione di Tony Visconti e la collaborazione di musicisti leggendari, il disco unisce nostalgia e analisi sociale in un viaggio sonoro raffinato. Momenti di grande ispirazione e liriche intense accompagnano un ritorno atteso e di qualità.

Tracce video

01   Introduction (00:13)

02   Merrie Land (04:46)

03   Gun To The Head (04:18)

04   Nineteen Seventeen (03:40)

05   The Great Fire (03:54)

06   Lady Boston (04:18)

07   Drifters & Trawlers (02:32)

08   The Truce Of Twilight (04:21)

09   Ribbons (02:51)

10   The Last Man To Leave (02:37)

11   The Poison Tree (03:39)

The Good, the Bad & the Queen

Supergruppo britannico formato da Damon Albarn, Paul Simonon, Simon Tong e Tony Allen. Debutto nel 2007 con l’album omonimo prodotto da Danger Mouse; ritorno nel 2018 con Merrie Land, prodotto da Tony Visconti. Suoni tra folk, dub e afrobeat, con liriche focalizzate su Londra e l’identità britannica.
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