Copertina di The Music Machine (Turn On) The Music Machine
NicholasRodneyDrake

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Per appassionati di musica vintage, fan del garage rock e psichedelia, collezionisti di album cult, giovani curiosi di sonorità punk e rock anni '60
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LA RECENSIONE

Gli anni '60 hanno visto formarsi decine e decine di gruppi garage-rock, vivere giusto il tempo di un disco, magari anche di una sola hit. Meteore che vivevano anche il tempo di una sola stagione.
L'industria musicale, grazie a tv e radio, stava esplodendo in tutto il suo fragore così come la ventata psichedelica e la cultura underground, sia negli Stati Uniti che in Gran Bretagna.

Proprio nella seconda metà degli anni '60, in California, grazie a Sean Bonniwell, talentuoso chitarrista-cantante nativo di San Josè, nascono i Music Machine. Meteora si, ma luminosissima.

Per alcuni versi la risposta ad est di quanto accadeva a New York nella Factory di Warhol con Lou Reed e soci... e credetemi non sto esagerando, basta ascoltarli e vederli nella copertina di "(Turn On) The Music Machine", primo ed unico disco della band.

Look dark, tutti vestiti di nero, caschetto d'ordinanza, con tanto di guanto in pelle sulla mano destra, quella con cui suonavano.

Un disco strepitoso, davvero un gioiellino, che negli anni è diventato un vero e proprio cult. La voce intensa di Bonniwell, deus ex machina del gruppo, quando si staglia sui riff martellanti è capace di slanci feroci, incalzanti e violenti, come nello psicotico singolo "Talk Talk", dagli echi "beefheartiani", "Wrong", "Trouble" e "Double Yellow Line", ma anche di momenti incredibilmente romantici, più lenti e melodici, come "Cherry Cherry", cover di Neil Diamond, in chiave spensierata, l'ipnotica "Some Other Drum" o l'acida versione di "Hey Joe".

Nel disco compaiono appunto alcune cover, una consuetudine in quel periodo, ovviamente per richiamare l'attenzione dei possibili acquirenti, ma, credetemi, la versione di "Taxman" dei Beatles è quasi meglio dell'originale dei Fab Four, se possibile.

Il gruppo per alcuni versi anticipatore anche di una certa attitudine e di un suono squisitamente punk, purtroppo, durò il tempo di un album, causa scelte sbagliate ed incomprensioni interne al gruppo.

Chissà dove sarebbero potuti arrivare.

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Riassunto del Bot

The Music Machine, guidato da Sean Bonniwell, rappresenta una meteora luminosa del garage rock anni '60 con un solo album culto, ricco di energia oscura e innovativa. L'album mischia brani intensi e cover sorprendenti, anticipando sonorità punk. Nonostante la breve carriera, il disco rimane un gioiello apprezzato e influente nella musica underground.

Tracce testi video

01   Talk Talk (01:58)

I got me a complication
And it's an only child
Concernin' my reputation
As something more than wild
I know it serves me right
But I can't sleep at night
Have to hide my face
Or go some other play-ay-ay-ay-ay-ace

I won't cry out for justice
Admit that I was wrong
I'll stay in hibernation
'Til the talk subsides to gone
My social life's a dud
My name is really mud
I'm up to here in lies
Guess I'm down to size
To size

Can't seem to talk about
The things that bother me
Seems to be
What everybody has
Against me
Oh, oh, all right

Here's the situation
And how it really stands
I'm out of circulation
I've all but washed my hands
My social life's a dud
My name is really mud
I'm up to here in lies
Guess I'm down to size
To size

Talk talk Talk talk Talk talk Talk talk

02   Trouble (02:14)

03   Cherry Cherry (03:11)

04   Taxman (02:34)

05   Some Other Drum (02:34)

06   Masculine Intuition (02:09)

07   The People in Me (02:58)

08   See See Rider (02:33)

09   Wrong (02:19)

10   96 Tears (02:20)

11   Come on In (02:55)

12   Hey Joe (04:11)

The Music Machine

The Music Machine è una band garage-rock americana guidata da Sean Bonniwell. Attiva negli anni '60, è nota per l'album '(Turn On) The Music Machine' e per il singolo 'Talk Talk'.
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