Mi sono avvalso dell’ultimo vinilico acquisto per rituffarmi in queste psichedeliche gesta. Intanto lascio un cronologico compendio dei dischi targati Specchy:
Un po’ prima della mezzeria si piazza questo EP (2014), una raccolta di jams racimolate con qualche giornata in studio che li ha rimessi in marcia dopo la lunga pausa successiva all’esordio: lo definirei un pannello orgonico più che un collettore solare. Alla maniera di ciò che fanno espirare dai loro strumenti, il core nella concezione dei brani è l’improvvisazione, ed esattamente così nascono i loro dischi, come ponderate scelte di jams. Già ben (meglio, mej, più bene) proposto nell’esordio, in Solar Collector è presente musica non troppo differente da una passeggiata nel deserto, più che tangibile habitué per questi ragazzi dall’Arizona.
Probabilmente il grande sforzo sta nel tentativo di incanalare cicli di vita naturali tramite amalgame di suoni acustici ed elettrici, avvolgere l’ascoltatore in una sensazione di circolo biologico: la loro musica punterebbe a questo, stando alle interviste. In ogni caso, suggerisco di andarci a piccoli sorsi se si è privi di un mood che calza lunghe digressioni strumentali. Penso che sia un disco di ragguardevole energia orgonica a disposizione di tutti, ma per quel che vale forse costa troppo da comprar.