Per quel che concerne il numero tre, sappiamo che a qualsiasi ambito ci riferiamo, il collegamento al concetto di perfezione appare obbligatorio. Di questo pensiero se ne appropria anche la musica rock, che seppur in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, ci porta numerosi esempi in cui il terzo lavoro risulta il più indovinato, ma anche altri in cui la teoria viene a perdere di consistenza.
Un disco questo che al di là del del tiepido riscontro ottenuto (non è stato facile dare un opportuno seguito ad "Outlandos D'Amour" e "Reggatta De Blanc"), può essere accolto come un appropriato discendente dei suoi nobili predecessori. I brani sono ancora undici e si alternano in maniera equilibrata tra quella innovativa formula di pop-rock e reggae, perdendo quell'incedere punk che aveva irrobustito con eleganza i primi due lavori.
Il guitar-synthesizer con cui parte "Don't Stand So Close To Me", fà subito capire che alcuni cambiamenti riguardo all'impostazione musicale sono avvenuti; il garbato ed energico cantato di Sting si evolve in un convincente inciso che sfoga in un gustoso ritornello che farà assumere al brano (che parla dell'esperienza di docente del giovane professor Sumner!) il meritato ruolo di apripista all'intero disco. Provate ad ascoltare a tutto volume quelle otto battute di rullante iniziali di "Driven To Tears" e capirete perchè quando ancora oggi si parla del suono dei The Police lo si fà apprezzando quel magico gusto di novità che hanno portato con la loro entrata nel business musicale, e che trova proprio in questa canzone senza tempo - ove l'intessitura sonora tra gli strumenti si avvicenda con un continuo dipanarsi degli stessi - un nuovo modo di comporre hit-singles.Il sapore d'estate di "When The World Is Running Down, You Make The Best Of What's Still Around", ci introduce a quella parte dell'album forse più frivola ma piacevole dove l'incalzante ritmo di "Canary In A Coalmine" quanto estesa possa essere la creazione compositiva di Sting, così come "Bombs Away" (scritta da Copeland), una pop-rock song dal ritornello semplice e senza difetti rappresenta la piena versatilità del bassista ad interpretare brani altrui.
La perfetta combinazione tra musica e testo è sicuramente rappresentata da "Voices Inside My Head", dove le uniche parole cantate sono rappresentate dal titolo che viene ripetuto all'infinito su un tappeto musicale creato da Sting e dilatato dall'estro pratico-genialoide dei tre, con Summers impegnato in un'estatica performance a fare da collante tra tutti gli strumenti ed a ricordarci come pizzicare più volte con differente intensità la stessa nota può rendere grande un brano come questo; una vera e propria atmosfera purificatrice ove un furente urlo viene a liberarsi ricominciando da dove la strumentale "Reggatta De Blanc" aveva finito.
Sicuramente la seconda parte di questo disco è meno omogenea della prima con un intercalarsi tra brani fervidi e briosi con composizioni grigie e riflessive; "De Do Do Do De Da Da Da" (brano presente sulla colonna sonora di "The Last American Virgin"), ha tutte le carte per poter garantire un dignitoso seguito a "Don't Stand So Close To Me" nelle alte posizioni delle charts internazionali sprizzando (eccezion fatta per la componente punk!) tutti insieme quegli elementi (cori di beatlesiana memoria, chitarra choppata e dosi di reggae) che hanno da sempre caratterizzato il police sound.
Il reggae accellerato e dilettevole di "Man In A Suitcase" è l'ultimo sprazzo di divertimento e ricreazione che si può ascoltare su questo platter prima che la cupezza sonora e la sperimentale attitudine dei tre fuoriesca con "Shadows In The Rain". Opportuna collocazione di natura stilistica su questa b-side trovano le tracce di Summers (con la marcia funebre dal sapore arabico di "Behind My Camel") e Copeland (che con la strumental-cinematografica "The Other Way Of Stopping" aiuta a mantenere in chi ascolta quel bisogno di tenere vivo il binomio musica/immagini).
Tirando le somme, si può considerare "Zenyatta Mondatta" come un solare documento sonoro che rappresenta a dovere il trapasso dagli anni '70 agli '80 di uno dei più straordinari ensemble che il multicolore universo della musica rock abbia mai avuto; un variegato assortimento di brani dotati di un fascino esclusivo che hanno sicuramente dilatato la popolarità della band meritevole della considerazione di unicità conquistata anche con le impeccabili esibizioni live, ma che ha permesso di abbrancare e serbare lo scettro di una delle band più essenziali, innovative ed inimitabili del globo musicale.
The Police si trovano a suonare per un tour mondiale di dimensioni notevoli... la vena compositiva ne risente.
"Driven To Tears" è un piccolo gioiello in dub, con un testo amaro e un solo di Summers che rende testimonianza.
La loro musica è incredibilmente rilassante.
Bisogna farsi sommergere dal loro suono come acqua tiepida.