Copertina di The Police Zenyatta Mondatta
claudio carpentieri

• Voto:

Per appassionati di musica rock, fan dei the police, amanti del pop-reggae, cultori degli anni '70 e '80, musicisti e critici musicali
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LA RECENSIONE

Per quel che concerne il numero tre, sappiamo che a qualsiasi ambito ci riferiamo, il collegamento al concetto di perfezione appare obbligatorio. Di questo pensiero se ne appropria anche la musica rock, che seppur in tutte le sue innumerevoli sfaccettature, ci porta numerosi esempi in cui il terzo lavoro risulta il più indovinato, ma anche altri in cui la teoria viene a perdere di consistenza.

Un disco questo che al di là del del tiepido riscontro ottenuto (non è stato facile dare un opportuno seguito ad "Outlandos D'Amour" e "Reggatta De Blanc"), può essere accolto come un appropriato discendente dei suoi nobili predecessori. I brani sono ancora undici e si alternano in maniera equilibrata tra quella innovativa formula di pop-rock e reggae, perdendo quell'incedere punk che aveva irrobustito con eleganza i primi due lavori.

Il guitar-synthesizer con cui parte "Don't Stand So Close To Me", fà subito capire che alcuni cambiamenti riguardo all'impostazione musicale sono avvenuti; il garbato ed energico cantato di Sting si evolve in un convincente inciso che sfoga in un gustoso ritornello che farà assumere al brano (che parla dell'esperienza di docente del giovane professor Sumner!) il meritato ruolo di apripista all'intero disco. Provate ad ascoltare a tutto volume quelle otto battute di rullante iniziali di "Driven To Tears" e capirete perchè quando ancora oggi si parla del suono dei The Police lo si fà apprezzando quel magico gusto di novità che hanno portato con la loro entrata nel business musicale, e che trova proprio in questa canzone senza tempo - ove l'intessitura sonora tra gli strumenti si avvicenda con un continuo dipanarsi degli stessi - un nuovo modo di comporre hit-singles.

Il sapore d'estate di "When The World Is Running Down, You Make The Best Of What's Still Around", ci introduce a quella parte dell'album forse più frivola ma piacevole dove l'incalzante ritmo di "Canary In A Coalmine" quanto estesa possa essere la creazione compositiva di Sting, così come "Bombs Away" (scritta da Copeland), una pop-rock song dal ritornello semplice e senza difetti rappresenta la piena versatilità del bassista ad interpretare brani altrui.
La perfetta combinazione tra musica e testo è sicuramente rappresentata da "Voices Inside My Head", dove le uniche parole cantate sono rappresentate dal titolo che viene ripetuto all'infinito su un tappeto musicale creato da Sting e dilatato dall'estro pratico-genialoide dei tre, con Summers impegnato in un'estatica performance a fare da collante tra tutti gli strumenti ed a ricordarci come pizzicare più volte con differente intensità la stessa nota può rendere grande un brano come questo; una vera e propria atmosfera purificatrice ove un furente urlo viene a liberarsi ricominciando da dove la strumentale "Reggatta De Blanc" aveva finito.

Sicuramente la seconda parte di questo disco è meno omogenea della prima con un intercalarsi tra brani fervidi e briosi con composizioni grigie e riflessive; "De Do Do Do De Da Da Da" (brano presente sulla colonna sonora di "The Last American Virgin"), ha tutte le carte per poter garantire un dignitoso seguito a "Don't Stand So Close To Me" nelle alte posizioni delle charts internazionali sprizzando (eccezion fatta per la componente punk!) tutti insieme quegli elementi (cori di beatlesiana memoria, chitarra choppata e dosi di reggae) che hanno da sempre caratterizzato il police sound.
Il reggae accellerato e dilettevole di "Man In A Suitcase" è l'ultimo sprazzo di divertimento e ricreazione che si può ascoltare su questo platter prima che la cupezza sonora e la sperimentale attitudine dei tre fuoriesca con "Shadows In The Rain". Opportuna collocazione di natura stilistica su questa b-side trovano le tracce di Summers (con la marcia funebre dal sapore arabico di "Behind My Camel") e Copeland (che con la strumental-cinematografica "The Other Way Of Stopping" aiuta a mantenere in chi ascolta quel bisogno di tenere vivo il binomio musica/immagini).

Tirando le somme, si può considerare "Zenyatta Mondatta" come un solare documento sonoro che rappresenta a dovere il trapasso dagli anni '70 agli '80 di uno dei più straordinari ensemble che il multicolore universo della musica rock abbia mai avuto; un variegato assortimento di brani dotati di un fascino esclusivo che hanno sicuramente dilatato la popolarità della band meritevole della considerazione di unicità conquistata anche con le impeccabili esibizioni live, ma che ha permesso di abbrancare e serbare lo scettro di una delle band più essenziali, innovative ed inimitabili del globo musicale.

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Riassunto del Bot

Zenyatta Mondatta rappresenta un importante passaggio nella carriera dei The Police, combinando pop-rock e reggae in modo equilibrato. Pur differenziandosi dai lavori precedenti per un sound meno punk, l’album offre brani memorabili come "Don't Stand So Close To Me" e "Driven To Tears". La seconda parte propone atmosfere più sperimentali e riflessive, che testimoniano la crescita artistica della band. Un disco che conferma l’unicità e l’innovazione del gruppo nel panorama rock.

Tracce testi video

01   Don't Stand So Close to Me (04:02)

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03   When the World Is Running Down, You Make the Best of What's Still Around (03:37)

04   Canary in a Coalmine (02:27)

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05   Voices Inside My Head (03:53)

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07   De Do Do Do, De Da Da Da (04:10)

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09   Man in a Suitcase (02:20)

10   Shadows in the Rain (05:03)

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11   The Other Way of Stopping (03:22)

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The Police

The Police sono un trio britannico formato da Sting (voce, basso), Andy Summers (chitarra) e Stewart Copeland (batteria). Attivi tra la fine degli anni '70 e la metà degli '80, sono celebri per la loro miscela di rock, reggae, pop e punk, per le innovazioni ritmiche di Copeland, la voce inconfondibile di Sting e le atmosfere chitarristiche di Summers. La loro parabola comprende successi planetari, litigi mitologici, reunion miliardarie… e un impatto colossale sulla storia della musica moderna.
35 Recensioni

Altre recensioni

Di  Lucabbrasi

 The Police si trovano a suonare per un tour mondiale di dimensioni notevoli... la vena compositiva ne risente.

 "Driven To Tears" è un piccolo gioiello in dub, con un testo amaro e un solo di Summers che rende testimonianza.


Di  wardrobeOFdeath

 La loro musica è incredibilmente rilassante.

 Bisogna farsi sommergere dal loro suono come acqua tiepida.