The Scream
Let It Scream

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The Scream... e chi sono questi? Bella domanda, in effetti si tratti di un gruppo molto poco conosciuto... eppure la sua storia è strettamente collegata a quella di varie altre formazioni, alcune meno note (Badlands, Racer X, Shark Island), altre molto famose (Mötley Crüe, Mr. Big) ed altre ancora che han fatto la storia di un genere (Judas Priest).

Facendo un po' di ordine, i The Scream sono stati una formazione dalla vita molto breve, nata a Los Angeles nel 1989 (con il nome Saints or Sinners) all'indomani dello scioglimento dei Racer X causa abbandono di Paul Gilbert, destinazione Mr. Big. Se da una parte il cantante Jeff Martin ha deciso di tornare al suo vecchio amore per la batteria, occupando lo sgabello vacante dei Badlands, gli altri tre componenti (che rispondono al nome di Bruce Bouillet: chitarra, John Alderete: basso e Scott Travis: batteria) decidono di proseguire, cambiando nome ed ingaggiando alla voce un allora poco conosciuto John Corabi. Formazione completa dunque e via al songwriting per l'album di debutto... ma ecco che proprio nel bel mezzo di queste sessioni Travis riceve la classica offerta che non si può rifiutare: rimpiazzare Dave Holland dietro le pelli dei Judas Priest, offerta ovviamente accettata senza pensarci su due volte, lasciando però i suoi ex-compagni in cerca di un sostituto, trovato poco dopo in Walt Woodward III (ex-Shark Island, e così anche loro sono a posto...). Formazione che sembra finalmente stabilizzata e suggellata anche da un cambio nel monicker, che diventa un più incisivo "The Scream".

Il tempo e le vicissitudini che hanno accompagnato la gestazione di questo album sono stati duri e complicati, ma il risultato finale ripaga ampiamente le fatiche dei quattro e soprattutto di chi si ritrova ad ascoltare: inserito nel calderone dell' "hair-sleaze metal", "Let It Scream" ha in realtà molto più da offrire, dimostrandosi un ottimo lavoro di hard rock sporcato di blues, avendo spesso e volentieri come riferimento gli Aerosmith o i T. Rex o lo sleaze più stradaiolo dei primissimi Guns n'Roses. Così, se l'opener "Outlaw" dà la giusta carica con il suo groove trascinante, la seguente "I Believe in Me" non avrebbe di certo sfigurato in uno tra "Permanent Vacation" o "Pump" del quintetto di Boston, ed altrettanto l'energico rock'n'roll di "Love's Got a Hold on Me" riporta alla mente la carica dei T. Rex periodo "Electric Warrior". Dominate dalla bravura e competenza dei quattro, le tracce passano dalla solida base blues di "Man in the Moon" al coinvolgente funk di "Tell Me Why", dallo sleaze più graffiante di "Every Inch a Woman" al country di "Never Loved Her Anyway", dove la chitarra slide di Corabi dona al pezzo un forte sapore da alcolico saloon western, per arrivare alla folle corsa della conclusiva "Catch Me if You Can". Presenti anche le immancabili ballad: "You're All I Need" bella ma un po' prevedibile fin dal titolo e la malinconica "Father, Mother, Son", piccola perla di intensità emotiva, con un John Corabi quasi commovente.

Un'altra band che ha raccolto molto meno di quello che meritava, nonostante l'indubbia qualità della proposta e le capacità di ogni componente; in particolare Bouillet si rivela ottimo chitarrista sia in fase di riff che in quella di assolo; Alderete dimostra ancora una volta di essere un bassista con i fiocchi ed oltre ad essere sempre presente e pulsante in accompagnamento (ben coadiuvato da Woodward, batterista preciso e mai banale), si lascia andare ad un pregevole lavoro di slap in "Tell Me Why"; Corabi infine dona il giusto sapore alle tracce grazie alla sua voce ruvida e graffiante. Da segnalare inoltre il contributo fornito da Bill Bergman, protagonista di un paio di assoli di sax in "I Believe in Me" e "Tell Me Why", e da Jimmy Waldo alle tastiere, uniti ad altri ospiti ai cori (Jeff Martin e Ray Gillen, oltre alle voci femminili di "Love's Got a Hold on Me").

A dispetto di tutto questo, il lavoro non ha riscosso un gran successo: il fatto di esser uscito in un periodo non proprio felice per l'hard e l'heavy in senso classico (siamo nel 1991) è stato forse determinante, unito ad uno di quei treni che passano solo una volta nella vita, cioè l'offerta pervenuta a John Corabi di sostituire Vince Neil dietro il microfono dei Mötley Crüe... un'altra offerta che non si può rifiutare, insomma. La band recluta quindi Bill Fogarty con cui registra il secondo album "Takin' It to the Next Level", lavoro molto più funk sporcato però da qualche contaminazione moderna di troppo, ma a quel punto la label ha già deciso di scaricarli, e il lavoro non vedrà mai ufficialmente la luce, ponendo l'epitaffio finale su una band validissima finita purtroppo ingiustamente nel dimenticatoio.

P.S.: sul sito ufficiale nella sezione "COOL STUFF" è possibile scaricare gratuitamente entrambi i lavori, oltre ad altre piccole chicche come un live del 1990 e "Co-Burn", unico album dei DC-10, cioè una nuova incarnazione dei The Scream; vita brevissima anche qui, manco a dirlo...

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Commenti (Quattro)

jdv666
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non li conoscevo e non credo che li andró ad approfondire visto che giá i motley (come un po´ il glam in generale) e i mr big (come un po´ tutto l Aor) non é che mi facciano proprio impazzire, ma la rece é scritta bene :)
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gemini
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grazie jdv e grazie anche agli editors per la velocità con cui la rece è stata pubblicata e soprattutto per aver "aggiustato" il link :)
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SUPERBOIA
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Di questo ricordo la copertina ma non ho mai approfondito il suo interno. Piccola considerazione personale: premettendo che non mi sono mai piaciuti granchè i Motley Crue e gran parte dello Street di quegli anni, sono il solo a pensare che M.C. l'album con Corabi sia un grande disco? In più mi piace molto il suo stile vocale che ben si presta al genere in questione. Un ultima cosa, definire i Mr. Big Aor, mi sembra "leggermente" riduttivo; ascoltate l'ultimo What If, un disco come non se ne sentivano da almeno 15 anni! Scusa Gemini se ho usato la tua rece per dire altro...
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gemini
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@Superboia: ma figurati! :-) per quanto riguarda i Crüe, il disco omonimo piace anche a me, non un capolavoro, ma un buon disco molto "grezzo", molto diverso da quello che facevano prima ma non per questo peggiore (per dire, sicuramente meglio di quella porcheria che han fatto poi con "Generation Swine", a dimostrazione del fatto che non era Corabi la causa del "male", anzi). Poi per i Mr. Big: in effetti la definizione AOR va un po' stretta, forse con Bump Ahead avevano virato un po' troppo verso quel genere, ma il primo omonimo ed il successivo "Lean into It" sono secondo me due capolavori di hard rock tecnico, potente e melodico al tempo stesso; ottimo anche l'ultimo "What If...", stavo giusto pensando di recensirlo :-)
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