The Slits
Cut

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Fine Anni '70. Inghilterra. Periodo caldo nella vecchia Albione, il punk esplodeva in tutta la sua fragorosa carica sovversiva e band come i Sex Pistols e i Clash incendiavano Londra con la loro musica e i loro distruttivi concerti.
Proprio sul finire degli anni '70, 1976 per la precisione, a Ladbroke Grove, quartiere nella periferia ovest di Londra. prende corpo il progetto delle Slits: Viv Albertine alla chitarra, Ari Upp Forster al canto, Tessa Pollitt al basso, Palmolive alla batteria.

Le Slits sono semplicemente la prima band punk formata interamente da ragazze, e che ragazze (guardare la copertina per credere!)... le allegre riot girls, non propriamente diplomate al conservatorio, diciamo così, sapevano però combinare le loro non eccelse capacità musicali con una grinta, un'energia ed una passione fuori dal comune. Ebbero vita breve le Slits, dal momento che si sciolsero nel 1981, tuttavia la loro "influenza-esperienza" musicale riecheggia fino ai giorni nostri.

Cut è il loro primo disco ed è senza ombra di dubbio il loro migliore, esce per la Island, etichetta storica per la musica jamaicana ed è prodotto dal produttore reggae Dennis Bovell, che aveva già lavorato in precedenza con i Pop Group. Non a caso le influenze del suono caraibico sono fortissime: atmosfere dub, rocksteady, reggae, ma anche funk si fondono all'approccio punk e nichilisticamente naif delle ragazze.
Tutto l'entusiasmo e la forza travolgente del punk, combinato a linee di basso e riff di chitarra feroci ed incalzanti.
La loro musica è mossa da un'incredibile urgenza espressiva e da un approccio squisitamente genuino e menefreghista, quasi ingenuo: le loro melodie a volte ricordano delle cantilene, a volte delle marcette mentre gli urletti di Ari Upp, quelli di una bambina cui hanno rubato il chupa-chups (vero Bjork?!).
Le canzoni sono tutte attraversate da un senso di spensieratezza e di grande sense of humour,  tuttavia non disdegnando affatto tematiche di protesta e di denuncia contro le sfrenato consumismo, il music-biz ed il conformismo inglese.

Il disco si apre con l'ipnotica "Instant Hit", prosegue con la compulsiva "So Tough", dedicata Sid Vicious e Johnny Rotten e ancora le velenose "Spend, Spend, Spend" e "Shoplifting".
Nel disco infine trova spazio anche una cover in versione ska di "I Heard It Through the Grapevine" di Marvin Gaye che chiude mirabilmente questo gioiellino, gemma grezza e rudimentale, che tuttavia continua a risplendere nell'universo post-punk

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