Copertina di Tiamat Amanethes
Matt7

• Voto:

Per appassionati di metal gotico e doom, fan storici dei tiamat, lettori di recensioni musicali critiche
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LA RECENSIONE

Ah... i bei tempi di "Wildhoney".
Come mi mancano quelle canzoni che ancora oggi evocano talmente tante sensazioni ed emozioni cupe e sulfuree, quelle atmosfere così tenebrose ma romantiche ed affascinanti. Quel disco decadente, depressivo e così dannatamente riuscito non tornerà mai più. E grido: purtroppo.

I Tiamat di oggi vogliono tornare a quelle sonorità così macabre e cimiteriali, infarcite di fortissimi elementi doom e gothic uniti ad un metal elaborato e ragionato, ma non ci riescono più.
Diversi anni son passati da quel capolavoro e da altri ottimi dischi che hanno portato i Tiamat ad essere un punto di riferimento per questo genere musicale, come il riuscito "Clouds" ma il declino era nell'aria già dagli ultimi dischi per nulla riusciti. E la parabola va sempre più verso il basso.

"Amenethes", il loro nuovo lavoro, rappresenta un polpettone gothic per nulla riuscito, rappresenta un macchinario che ormai si è inceppato, è il manifesto di una band che potrebbe aver perso gran parte della sua classe e della sua visionaria visione della musica.

Fa da padrona, in questo disco, la sensazione di noia e ripetitività, come in "Equinox of the gods" o "Until the Hellhounds Sleep Again", la prima sicuramente superiore in cui troviamo piccoli sprazzi di luce, mentre la seconda ci regala i Tiamat peggiori, che si rivedono in "Katarraktis Apo Aima", brano davvero, davvero pessimo dalle sonorità che non si rispecchiano con il vero stile del gruppo.

Da scartare la ballad banale che è "Misantropolis" o il primo singolo "Lucienne", una sorta di brano da "caccia", progettato per essere singolo e quindi acciuffare qualche fan in più.
Da salvare forse, soltanto, "Via Dolorosa", unico sprazzo dei Tiamat veri, quelli che sapevano emozionare creando allucinazioni sonore talmente varie e reali.

Sarà la copertina affascinante che forse ha fatto sì che questo disco rimanesse ancora sul mio scaffale... per il resto, molto da buttare e pochissimo da salvare...

Come sempre, quando si parla di gruppi di questo livello, si rimpiangono subito i bei tempi, in questo caso quel seminale "Wildhoney" o anche "A Deeper Kind Of Slumber", ma arrivare a rimpiangere addirittura "Prey" che consideravo il punto più basso della loro discografia...

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Riassunto del Bot

La recensione esprime delusione per il nuovo album Amanethes dei Tiamat, giudicato un lavoro poco riuscito e monotono rispetto ai capolavori del passato come Wildhoney. Il disco è segnato da ripetitività e brani poco ispirati, con poche tracce degne di nota. L'autore rimpiange le atmosfere cupe e affascinanti dei precedenti lavori, sottolineando il declino della band.

Tracce testi

01   The Temple of the Crescent Moon (05:32)

02   Equinox of the Gods (04:34)

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03   Until the Hellhounds Sleep Again (04:06)

04   Will They Come? (05:13)

05   Lucienne (04:40)

06   Summertime Is Gone (03:53)

07   Katarraktis apo aima (02:42)

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08   Raining Dead Angels (04:18)

09   Misantropolis (04:13)

10   Amanitis (03:20)

11   Meliae (06:10)

12   Via dolorosa (04:05)

14   Amanes (05:28)

15   Thirst Snake (04:53)

Tiamat

Tiamat è una band svedese guidata da Johan Edlund, nata dagli embrioni dei Treblinka e attiva dalla fine degli anni ’80. Dalle origini death metal ha evoluto un linguaggio personale tra gothic/doom e psichedelia, firmando dischi chiave come Clouds (1992) e Wildhoney (1994), quindi ampliando il raggio con l’elettronica e il dark-rock di A Deeper Kind of Slumber (1997).
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