1976-1979.
Immaginate di trovarvi a Dublino, in piena epoca punk...la strada, la Mount Temple School, la religione cattolica imperante, le ragazze, la morte della propria madre, il grigiore del cielo, i pub pregni di fumo, gli attentati, l'IRA, i ritorni solitari a casa, il destino che vi porta a continuare la scuola e a suonare, non abbandonandola per il college, perchè non idonei a causa di un esame non svolto.
1980: Immaginatevi a soli vent'anni in uno studio di registrazione, con un produttore cinque anni più grande di voi, Steve Lillywhite (già produttore di Siouxie and the Banshees), e prendete tutto quello che avete vissuto e trasformatelo in un album, dal titolo emblematico "Boy". Avrete l'esordio più carismatico e drammatico di sempre. In primo piano la chitarra di The Edge: poche note, riverbero, delay ed uno stile già riconoscibilissimo. Un Bono ispiratissimo con una voce da sviluppare, sconvolto dalla morte della madre. La freschezza ritmica di Adam Clayton e Larry Mullen. Si parte con l'incipit di "I Will Follow", dedicata alla madre di Bono (Se tu te ne vai, io ti seguirò), "Twilight" ovvero la perdita dell'innocenza, "An cat dubh" ed "Into the heart", incedere del basso e trame chitarristiche darkeggiati. "Out Of Control" (primo singolo degli U2, già presente sull'introvabile U2 Three in versione demo) ovvero avere 18 anni e sentirsi soli e allo sbando. "Stories for boys", attacco al cuore di batteria. La delicatezza e la sintesi di "The Ocean", ci porta lontano fino all'omaggio ad Ian Curtis dei Joy Division, scomparso da pochi mesi di "A Day Without Me", con un riff memorabile. E poi "Another time, another place" e la potenza garage psichedelica di "The Electric Co.". Si conclude con la malinconia e la batteria marziale di "Shadows and tall trees" molto Cure, in cui Bono descrive visivamente un suo emblematico ritorno a casa.
Lasciate stare One, With or without you, e innamoratevi di questi U2. I più sinceri. I più ingenui. I più passionali. Nessun nichilismo dell'epoca, solo la voglia di raccontare la vita, la morte, colpendo al cuore.
L’album mostra tutta l’ingenuità del gruppo, che rende quest’album fresco e veramente godibile.
Se conoscete solo gli ultimi imborghesiti U2, vi consiglio vivamente di recuperare i loro primi album.
Un sorprendente album d’esordio che unisce la lezione punk con una dolce melodia all’italiana creando una sorta di soft-punk.
Molta gente sottovaluta questo disco, ma Boy è globalmente superiore a War quanto a cura musicale.
"'Boy' è l'esemplare specchio di una band di quattro ventenni catapultatisi volontariamente nel mondo musicale"
"La produzione di Steve Lillywhite permette alla personalità musicale dei quattro di fuoriuscire con naturalezza"
Boy è un disco immaturo, sporco, disturbante... Profuma di quel dolce e disperato Post-Punk di fine anni 70’ che non dispiace mai ascoltare.
Questo è Boy, un album potente, energico, riflessivo e genuino che mette in mostra la complessa semplicità del gruppo.