Van Morrison
Duets: Re-working The Catalogue

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Voto:

Se sei Van Morrison e fai un album come «Duets: Re-working The Catalogue» ti stai prendendo un bel rischio e ne sei consapevole.

Uno, perché oggi come oggi la nobile arte del duetto è preda dei peggiori tangheri che mai abbiano calcato una scena.

Due, perché decidi di rimettere mano al tuo repertorio meno acclamato, quindi niente «Brown Eyed Girl», né «Astral Weeks», saltata a piè pari «Moondance», «Listen To The Lion» come se non esistesse.

Tre, perché se leggo sulla cover che a duettare con The Man ci stanno pure Joss Stone, Mick Hucknall e Michael Bublé, faccio due più due e mi dico che negli ultimi anni il rosso non è che abbia combinato granché, anzi, e questo parterre è il segno che la fase di decomposizione è avviata ed è meglio che stia alla larga.

Ma io le somme non le ho mai sapute tirare, e siccome che a Van voglio un gran bene, alla fine «Duets» me lo sono comprato ed ho fatto bene. Adesso vi spiego i perché.

Perché in «Duets» funziona “quasi” tutto e quello che non funziona già ve lo immaginate.

Non funziona – non ha mai funzionato – Joss Stone. «Wild Honey» pare che sia un brano minore di Van e di certo non è la Stone che può risollevarne la sorte. Al contrario, temo che finisca per affossarla, con il risultato che il rimaneggiamento mi fa venir voglia di andarmi ad ascoltare l’originale che non conosco, per cui mi fiondo su YouTube, l’ascolto e trovo la conferma al mio timore. Joss Stone: bocciata.

Stessa sorte per Mick Hucknall, anche se «Streets Of Arklow» è un bel pezzo, ma solo e soltanto per merito di Van; il povero Mick, c’è o non c’è, non cambia la sostanza e la sua consistenza a fronte di Morrison è più esile di una carta velina. Mick Hucknall: bocciato.

Qui finisce quello che non va: due brani su sedici, niente male.

Adesso viene il bello. In questi casi, il bello è che un brano che non mi è mai piaciuto o mi ha sempre lasciato indifferente viene trasformato in un gioiellino; oppure un brano che già apprezzavo finisco per apprezzarlo ancora di più.

Andando per ordine …

Dentro «Duets» ci sono delle sorprese.

Mettiamola così: eufemizzando, a me «Born To Sing: No Plan B» fa discretamente schifìo, l’ho ascoltato qualche volta, non l’ho mai comprato e Van mi capirà. E però la qui presente versione della title track in compagnia di Chris Farlowe non è malaccio. Quasi quasi mi riascolto quell’album e magari cambio pure idea!

Dentro «Duets» ci sono tante belle canzoni.

Su tutte «Higher Than The World» con George Benson e «Fire In The Belly» in compagnia di un superbo Steve Winwood, e quando si dice che la classe non è acqua, non è sempre un luogo comune; come non è un luogo comune che buon sangue non mente, per cui «Rough God Goes Riding» con la figlia Shana ha il suo bel perché, e pure più di uno.

«Dentro «Duets» c’è del sano divertimento.

«Whatever Happened To PJ Proby» (indovinate con chi), «The Eternal Kansas City» con Gregory Porter e soprattutto «Get On With The Show» con Georgie Fame – uno che tanto tempo fa che avrebbe potuto essere famoso quanto Van ma non c’è riuscito ma lo avrebbe meritato – sono belle botte di spensierato blue eyed soul come solo Van sa fare, e viene da pensare a cosa sarebbe potuto succedere se Jackie Wilson fosse stato ancora tra noi: sarebbe successo che una «Jackie Wilson Said» da sballo Van e Jackie non ce l’avrebbero di certo risparmiata e perfino San Pietro avrebbe chiuso temporaneamente il cancello per andarsi a scatenare su una qualsivoglia dance floor lassù.

Dentro «Duets» ci sono bellissime canzoni.

Ad esempio, «Some Peace Of Mind» con Bobby Womack ed «If I Ever Needed Someone» con Mavis Staples.

Mettiamola così Bobby e Mavis sono talmente bravi da non sfigurare di fronte a Van e sembra di ascoltare qualche outtake del buon Marvin Gaye o della famiglia Staples al gran completo, con tanti saluti ed affetto alla buonanima di Roebuck “Pops”.

Dentro «Duets» ci sono canzoni più che bellissime.

«Irish Heartbeat» era una meraviglia sin dalla prima stesura in compagnia dei Chieftains, ma la rilettura, peraltro fedele, datane insieme a Mark Knopfler lascia senza parole. Van è sempre Van; allora sarà il tocco di Mark o la sensibilità per le verdi colline d’Irlanda che negli ultimi anni lo ha nutrito di un’ispirazione insospettata; sia quel che sia, all’ascolto è facile rimanere senza parole.

Poi arriva Taj Mahal ed attacca «How Can A Poor Boy?». Un bluesaccio lento, scuro e melmoso come le acque del delta del Mississippi. Van lascia all’amico la ribalta ed un simile assolo di armonica non lo si ascoltava dai tempi in cui Muddy Waters se ne andava in giro in compagnia di James Cotton; poi Van rimembra il suo passato nei Them quando ruminava ritmo e blues e tira fuori un altro assolo di chitarra che te lo raccomando. Un pezzo clamoroso, e va avanti per circa sette minuti di pura e semplice goduria.

Tirando le somme, dentro «Duets» ci stanno tante ragioni per indurvi a tirar fuori il portafoglio.

Poi ci sto pure io, e sospetto che ormai non capisco più un cazzo.

Perché Michael Bublé sarà pure un innocuo fessacchiotto, ma un brano come «Real Real Gone» è una botta di vita e di gioia più northern che blue eyed soul, che potrebbe fuoriuscire impetuosamente dai preziosi solchi di «Tupelo Honey» o «Saint Dominic’s Preview», e vivaddio si risente risuonare il soul come Cristo comanda, con una sezione ritmica che martella a dovere ed una sezione fiati che pompa e rimbomba alla grande. E quando sul finale, Van e Michael si lanciano in una breve improvvisazione, sembra quasi sentire i pensieri dei due per cui mica male ‘sto qua, pensavo fosse una mezza sega ed invece … pensavi fossi solo un pirla, vero? ma lo faccio solo per la grana, ché dovessi fare sempre musica come stasera, col piffero che mi potrei permettere la limo e l’attico a Times Square!

Sarà che non ho mai saputo tirare le somme, ma il Bublé comincio a guardarlo con occhi diversi.

Bel disco, «Duets», davvero.

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Commenti (Undici)

Flo
Flo Evangelìsta
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Fazioso.
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Pinhead: Sì, però di gusto squisito.
Flo: Quello non l'ho mai messo in discussione.
hjhhjij
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Si ok però "Streets of Arklow" mica è un bel pezzo, è un capolavoro inaudito.
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imasoulman: eh già...perchè quando ve lo dicevo io che "Veedon Fleece" etc etc... Eh?
hjhhjij: Eh oh sono arrivato dopo io.
Pinhead: Un po' come tutto l'album che la contiene.
hjhhjij: Oh si.
imasoulman: oh, bene, stiamo facendo diventare il partito-Veedon Fleece sempre più maggioritario. Tra poco tratteremo noi direttamente con Juncker
Mr Funk: Mi unisco al coro: Veedon Fleece sta lassù con Astral Weeks e Moondance. E Streets of Arklow è un fottuto capolavoro.
Flo: Pure io sono per la Santa Trinità.
Pinhead: Mettiamoci pure «Tupelo Honey» e «Saint Dominic's Preview» e facciamo cinquina.
hjhhjij: E "Into the Music" no ? Così facciamo il set a tennis.
imasoulman: allora facciamo un tie-break...Quei tre là + Saint Dominic's + Into the Music + Inarticulate + A Sense of Wonder (molto molto sottovalutato...) Per Giochi senza frontiere, il Jolly: Irish Heartbeat
hjhhjij: "Irish Heartbeat" è fondamentale.
imasoulman: difatti, a Games Without frontiers (cit.), mica per caso il Jolly serviva per raddoppiare i punti ottenuti...
hjhhjij: Si be Morrison (che dopo Veedom aveva ormai riscoperto le sue radici e quelle tradizioni musicali) e i maestri assoluti della musica tradizionale irlandese insieme nello stesso disco, altro che raddoppiare, vinci tutto il malloppo, gioco-partita-incontro.
De...Marga...
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Che dire: non dico nulla perché sto ascoltando "Irish Heartbeat"...Capolavoro!!
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Pinhead: Confermo!
imasoulman
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però la giovine Joss aveva fatto mica un brutto disco all'esordio, non ti pare? epperò Hucknall è un gigione sciupafemmine che però una certa qual cultura soul ce l'ha sepre avuta, no? Possibile che siano loro gli anelli deboli della catena? Per il disco, boh...sono operazioni di cui capisco poco lo scopo, almeno venissero stravolti i pezzi, da come ne parli sembra invece che siano solo riverniciati a la page...poi è pur sempre Van the Man, per cui, vedremo
BËL (01)
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Pinhead: Riverniciati, ma molto bene. Forse, giusto «If I Ever needed Someone» supera l'originale, grazie all'ottima Mavis Staples.
bluesboy94
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No, stimo Van, che ritengo uno dei più grandi autori di canzoni in assoluto, ma questo disco non lo ascolterò mai; anche solo per il fatto che ha toccato "Streets Of Arklow" ( giustamente definita sopra un capolavoro inaudito) che ,su "Veedon Fleece", (uno dei tre suoi dischi da ascoltare a tutti i costi prima di morire) è graziata da un arrangiamento da standing ovation - che su "Duets" è stato di per certo alterato.
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Pinhead
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Anche io, all'inizio, ero scettico, ma dagli una possibilità :-)
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Lao Tze
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a me Joss Stone non è mai piaciuta. Ma anche la performance di Van non è di quelle indimenticabili. Il pezzo è bello, eh, altroché. Di Common One non sono mai riuscito a trovare un vero punto debole, nemmeno la lunghezza e quel quarto d'ora finale che il 99% degli autori (il restante 1% si chiama Van Morrison) avrebbe "qualche" problema a riempire. Ma 'sta versione è proprio fiacca fiacca, una cosa da sottofondo scialba, nient'altro. Lei bocciata, Mick solo rimandato perché è più la scelta del pezzo, che è infelice. Dàgli una cosa soul più leggera, dàgli chessò una tipo questa e lui ci scommetto che te la fa alla grande anche oggi, certe cose le sa fare. Puoi pescare da un canzoniere oceanico, proprio Arklow devi andare a prendere? Mah. Tutto il resto è come l'hai spiegato, non una virgola in più. E se vi piace 'Inarticulate Speech', avrete sorprese eccome (e positive).

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algol
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gran bella recensione
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proggen_ait94
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mi sono comprato astral weeks a scatola chiusa

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proggen_ait94
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e per ora non mi piace T.T
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IlConte
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Ne hai fatte tante davvero di belle rece Maestro! Ma questa e' tra le meno!!!
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IlConte: Le mejo!!!
Pinhead: Ahahahahahahahahahahahahah pensavo la volessi stroncare e stavo già mettendo una stelletta ahahahahahahahahahah
IlConte: Ahahahah ho riso come un pazzo da solo!!!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

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