Copertina di :zoviet*france: Mohnomishe
Rocky Marciano

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Per appassionati di musica sperimentale, amanti della musica ambient e industrial, cultori dell'avanguardia sonora e ascoltatori curiosi di nuove esperienze sonore.
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LA RECENSIONE

Mohnomishe: "l'estetica della non esistenza" Come parlare di musica a proposito di qualcosa che musica non è?

La musica è un linguaggio, il linguaggio è una prigione, il liguaggio è inganno, mediocre distorsione.

La distruzione del linguaggio deve avvenire in modo definitivo, non può esistere distruzione atta alla ricostruzione.

Se il linguaggio-musica è la cella da devastare per uscire da stati di coscienza stagnanti e letargici toccherà ad un non-suono il compito di distruggere, desertificare ogni cosa, le otto parti di questo trattato filosofico a nome Mohnomishe non avranno mai nome, mai saranno ammanettate, desertificheranno all' infinito, vuote, nulle, perfette.

Senza nessuna coscienza è possibile non esistere, quindi agire, estirpando ogni viscido meccanismo stritolante, strati su strati di suono sul suono per annullarlo, una musica che divora se stessa, un continuo consumarsi cannibalizzandosi pezzo dopo pezzo, l'eco di un suono in continuo disfacimento, corrode, il continuo pulsare macilento ed emaciato innesta soverchianti e disadorne visioni alterate, musica soffocata, come le linee di flauto ligneo travolte e ammorbate da risonanze acide e scabre della seconda parte, o ai terrificanti sussulti proto-techno della quinta e sesta parte.

Otto capitoli intrisi di carnalità e sangue, otto parti che danno l'illusione dell'immobilità pur muovendosi in cento direzioni opposte, nulla è più riconoscibile, all'interno di questi informi agglomerati sonici risuonano echi ancestrali e primitivi, tremebondi strappi mnemonici operanti al di fuori della coscienza, il liguaggio-musica è stato annientato fin dai primi secondi del primo brano, si può godere fin da subito della portentosa vista di quel deserto imponente battuto da un vento infuocato.

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Riassunto del Bot

La recensione celebra Mohnomishe di :zoviet*france: come un'opera radicale che distrugge il concetto tradizionale di musica. Attraverso otto parti intense e desolate, l'album esplora il non-suono come esperienza di liberazione dalla stagnazione mentale. È descritto come un viaggio sonoro complesso e ipnotico, capace di evocare sensazioni ancestrali e visioni alterate. L'ascolto è presentato come un'immersione in un paesaggio sonoro primitivo e desertificato, unico nel suo genere.

Tracce

01   [untitled] (06:23)

02   [untitled] (08:23)

03   [untitled] (05:35)

04   [untitled] (14:48)

05   [untitled] (10:05)

06   [untitled] (06:30)

07   [untitled] (05:31)

08   [untitled] (04:44)

:zoviet*france:

:zoviet*france: è un collettivo inglese di musica sperimentale nato a Newcastle upon Tyne nel 1980. Attivo nell’area ambient/post‑industrial, impiega manipolazione di nastri, found sound, strumenti trattati e strutture iterative. Tra i membri storici figurano Ben Ponton e Robin Storey. È noto anche per packaging artigianali e soluzioni grafiche non convenzionali.
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