Bubi la sua scheda

DeRango: 1.33 | DeContrasto: 0.15 | DeEtà™: 4320 giorni
Gruppi:   JukeBox     Isola

Una luce nella notte. Minigiallo surreale, ispirato da due canzoni.

Che Tom "Greasy Thumb" ed io non eravamo fatti l'uno per l'altro lo capii fin dal momento che ci presentarono. Di lui non mi piaceva il suo modo di fare, di lui non mi piaceva niente. E poi, era un negro. Non mi piaceva neanche Lory, la sua ragazza, quella con la cicatrice sulla spalla. Non parlava molto, ma guardava... mi guardava. Chissà perché, ma avevo sempre l'impressione che pensasse... che razza di mentecatto! A me piaceva Betsy, Betsy dal corpo minuto e ben proporzionato, Betsy senza arte ne parte. L'altra notte, ciondolavamo per i vicoli di Riverside, giusto con Tom e la grassa Lory. La donna mi prese di mano la bottiglia, per farsi le ultime due dita, mentre si sedeva vicino al negro che si era accovacciato sul bordo del marciapiede. Mi dicesti: "Ho paura!". Ti strinsi tra le braccia e col naso ti sfiorai le labbra. "Perché hai paura, cocca?" "Tom mi da i brividi". Fu la risposta. "Tom è un morto che cammina, è un misero attore che strepita sulla scena, recitando un ruolo che non gli appartiene, tesoro, è capace d'impressionare solo i ragazzini". I tuoi bei occhioni si rasserenarono. Eravamo vicinissimi e tu non mi facevi l'effetto di un santino da guardare di tanto in tanto, anche il tuo corpo non mi suggeriva rapporti casti, era asciutto, flessuoso, caldo, carne che m'inebriava più di tutto l'alcool che avevamo ingollato. Un brivido ti percorse, ci adagiammo sul cofano di una Rambler e facemmo l’amore. "Non senti anche tu questa musica?" Dicesti. "Esce da ogni porta, da ogni fessura". Alzai lo sguardo e vidi una luce che illuminava il vicolo. La musica si fece più vivace, diventò frenetica, una ballata tzigana. Zingari uscirono dall'ombra, suonando e ballando, dando forma ai loro profili in quella magica luce. Non sentivamo più il fetore della spazzatura e della sporcizia sparsa qua e là nei dintorni. La magia di quella notte ci aveva trasportati lontano da ogni miseria. Tom sanguinava e non si poteva vedere, appoggiato a una vecchia Chevy, fumava e ci osservava. Lory gli stava vicino con l'avambraccio calato sulla sua spalla. Ci guardava con la sua solita espressione tarda, facendo ciondolare tra le dita, la bottiglia vuota. Se Tom diceva: "Ehi tu, dammi una sigaretta" tutti i ragazzi cercavano il loro pacchetto. Questo era Tom "Greasy Thumb". Tutti i piscioni volevano essere come lui. Sputò per terra e scagliò la bottiglia contro il furgone del latte. E Tom rideva... ma sanguinava e non si poteva vedere. M'afferrò per il collo, mi sbattè contro l'auto e mi schiaccio' la sigaretta accesa sulla mano. "I topi di fogna se la spassano nel lerciume!". Disse. La musica era finita. Riuscii a estrarre la mia vecchia Glock, gli sparai un buco in fronte. L'incantesimo era rotto. Barcollando, Tom riuscì a fare ancora tre o quattro passi, tornò verso me e m'abbracciò per sostenersi prima che le forze l'abbandonassero del tutto. Goccia a goccia il sangue colava dalla piccola apertura, insozzandomi la faccia, i vestiti, arrivando fin giù sulle scarpe. Di lì a poco il sole avrebbe soffocato Riverside con onde di calore, avrebbe illuminato tutto, il negro steso al suolo, il liquido rosso ancora vivo che scendeva in rivoli, formando una pozzanghera di colore scuro, Lory, che continuando a trastullarsi con la bottiglia e qualche semplicissimo pensiero, tornava mestameme verso Tribeca, Betsy, che stando seduta, si teneva stretta stretta ad una mia gamba, me, che ripetendo mentalmente il meraviglioso e ossessivo battere sui tasti di «Misterioso», osservavo il morto e pensavo: "bene Tom, sei fortunato, adesso non sanguini più".

Capisco il bacio al lebbroso ma non la stretta di mano al cretino.

La maggior parte della gente muore solo all'ultimo momento; altri invece cominciano e ci si mettono vent'anni prima e a volte anche più. Sono i disgraziati della terra.

Papa Wojtyla.... Sono sostenitore del... come si chiama? ... Rock!

Molta vaselina, tanta pazienza, e l'elefante s'incula la formica.

È la curiosità che mi fa svegliare alla mattina.

I soldi non ti aprono le porte del paradiso, ma, se vuoi una pizza, puoi prenderla alle quattro stagioni

Dovresti giocare alla roulette russa … con tutti i colpi in canna.

Una pipa dà al saggio tempo per riflettere, all'idiota qualcosa da mettere in bocca.

Imitare il linguaggio della bontà, è la più grande malvagità

Senza musica, la vita sarebbe un errore.

Se gli idioti sono sempre sicuri di quello che dicono per contro gli imbecilli non cambiano mai opinione.

(la potenza dello sguardo) Leggeva molto Freud, un giorno mi disse: mi vuoi uccidere e vuoi trombare mamma? Ero esterrefatto. Lo guardai senza dire niente, senza sforzo riuscivo a comunicargli tutto il disprezzo che nutrivo per lui. Capi' perfettamente, e, sono certo, da quel momento pensò che Freud scrivesse emerite stronzate... e smise di leggerlo.

Nove volte su dieci gli uomini chiavano così male che se le donne fossero andate a farsi un giro in funivia col vento dentro le cosce avrebbero goduto di più.

Ahi serva Italia di dolore ostello. Nave senza nocchiero in gran tempesta. Non donna di famiglia ma bordello.

Anche le formiche, nel loro piccolo, si incazzano.

Esistono persone sporche di destino, come me, che non si allontanano dalla trivialità quotidiana, per il medesimo fascino che provano per la loro impotenza. Così porto a spasso il mio destino, che avanza senza che io avanzi, ed il mio tempo che procede senza che io proceda. Mi basta che la mia cella abbia delle vetrate dietro le grate, e scrivo sui vetri, sulla polvere del necessario il mio nome in lettere maiuscole, la firma quotidiana del mio contratto con la morte. Ma chi vive come me, non muore, finisce, appassisce, cessa di vegetare

Se deve scegliere chi deve essere crocifisso, la folla salverà sempre Barabba.

Il culo, quando è sistematico, si chiama classe.

Ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.

Chi, come me, soffre quando una nuvola passa davanti al sole, come può non soffrire nell’oscurità del giorno costantemente annuvolato della propria vita? Non vivo nella ricerca di felicità, ma di cancellazione, le pareti della mia stanza sono per me al contempo prigione e libertà, le mie ore più felici sono quelle in cui non penso a nulla, non voglio nulla, in cui non sogno neppure, perso in un torpore di vegetale, mero muschio cresciuto sulla superficie della vita. È in questo modo che spero di giungere finalmente a quella pace il cui pensiero mi fa soffrire, ma che non mi pesa in maniera insostenibile. Così vivendo, assaporo senza amarezza la consapevolezza di non essere nulla, sapore foriero di morte, della dimenticanza senza memoria.

Sparò in faccia a Tom, poi mi disse: Non l'ho fatto per me nè contro di lui. Cosa? Risposi inorridito. Si, l'ho fatto per te. Ripetè. Cosa? Dissi ancora, incredulo. Lui: Si per te. Così ogni volta che mi vedi penserai che sono capace di sparare in faccia a qualcuno senza pensarci due volte... e mi rispetterai. Per te l'ho fatto, per avere il tuo rispetto. Il mio ce l'ho, il suo, non l'avevo e ormai non me ne frega più un cazzo, è solo il tuo che m'interessa, e, a questo punto, l'avrò.

Anche se ho sempre desiderato piacere agli altri, mi è sempre sembrato impossibile che mi amassero, e, a volte mi pare di non soffrire più per questo, o forse, cerco soltanto di accettarlo come un destino già determinato. Non ho le qualità di un leader, né quelle di un seguace. Altri, meno intelligenti di me, sono più forti, sanno ritagliarsi meglio il loro spazio tra la gente… e la vita mi pesa. Avrei tutte le qualità per influire sul prossimo, esclusa l’arte di saperlo fare, e la forza di volerlo fare.

Tanto tempo fa, nel regno sotterraneo, dove la bugia, il dolore, non hanno significato, viveva una principessa che sognava il mondo degli umani, sognava il cielo azzurro, la brezza lieve e la lucentezza del sole. Un giorno traendo in inganno i suoi guardiani, fuggì. Ma appena fuori i raggi del sole la accecarono, cancellando così, la sua memoria. La principessa dimenticò chi fosse e da dove provenisse, il suo corpo dimenticò il freddo la malattia il dolore, e in poco tempo morì. Ma il re era certo che la principessa avrebbe fatto ritorno, forse il un'altro corpo in un'altro luogo, in un'altro tempo. Era deciso ad aspettarla fino al suo ultimo respiro, fino a che il mondo non avesse smesso di girare.

Nella mia anima ignobile e profonda registro, giorno per giorno, le impressioni che costituiscono la sostanza esterna della mia consapevolezza di me, le traduco in parole vagabonde che mi disertano nel momento in cui le scrivo e che vagano, indipendenti da me, per pendii e prati di immagini, per viali di concetti per sentieri di confusioni. E questo non mi serve a nulla perché niente serve a nulla. Ma mi libero dalla preoccupazione scrivendo, come uno che respira meglio anche se la malattia non è passata. Come un gatto al sole, e le rileggo a volte con un vago stupore tardo, come se mi fossi ricordato di qualcosa che avevo sempre dimenticato.

Ho visto il vero volto della vita, della paura, le strade sono lunghi rigagnoli e i rigagnoli sono pieni di sangue, quando le fogne si ricopriranno di escrementi tutti i parassiti affogheranno. Il sesso e i delitti accumulati li sommergeranno e i politici grideranno: salvateci!! Ma la risposta sarà... No!! Il mondo intero è in bilico, e contemplando quell'inferno in cui vivono, tutti gli intellettuali i preti i pettegoli ed i ficcanaso non sapranno più cosa dire, in questo mondo orribile.

DONNA ASSUNTA

Bene, bene, bene, tutta la vita a riempirsi le tasche, e ora s'è messa in testa di dare da mangiare ai poveri... Bene, bene, bene... tutta la vita a fare la snob, l'emancipata, quella che c'ho la figlia drogata e la curo nelle cliniche, e che cliniche... s'è stancata di appartenere alla razzaccia sua... bene, bene, bene, vuole recuperare qualche stronzo di drogato... ogni giorno che mi sveglio al mattino la vedo con la sua bella vestaglia e le sua gambette tutte quante, fine, curate, che sembrano due stecchini, i seni da diecimila euro al chirurgo, e noi? Abbiamo i calli alle mani per servirla... e tutti lo possono vedere! Ora non vuole più essere della sua razzaccia... ma mica gli viene in testa di fare il muratore, no! Bene, bene, bene, da i soldi ai poveracci e continua a dormire tra i guanciali, e il sabato shopping! Con le unghie laccate! Così i poveracci staranno tutti bene, e gli unici a fare i lavori forzati continueremo a essere noi... i drogati staranno tutti bene, ma mica se li porta in casa i drogati, no, aiuto si, ma lontani da me! Perchè puzzano, e i barboni mica l'aiuta, perchè puzzano ancora di più... e agli zingari ancora non c'ha pensato?... Ma si che c'ha pensato, c'ha pensato, c'ha pensato... (cambia voce) uno di questi giorni ne invito qualcuno a magiare il pecorino migliore che c'ho, stagionato! O il patanegra, ma col cordiale e un prosecchino... ma non glielo vogliamo dare un bel prosecchino agli zingari di merda?... (pausa) Sudici, bastardi, e bastarda anche lei... qualcuno dovrebbe stuprarla Gino, bene, bene, bene, e noi non lo possiamo tollerare questo..

Avevo visto quel cadavere nudo sulla sdraio, di notte vicino alla battigia. Non mi sarei stupito se si fosse alzato per fare il bagno, per uno della sua età era in una forma straordinaria... a parte il fatto che era morto.

Chi sei tu Romeo? Che nascosto nella notte, inciampi in ogni mio segreto pensiero? Ma cos'è un nome? Quello che noi chiamiamo rosa, profumerebbe in modo altrettanto dolce se si chiamasse in qualsiasi altro modo.

Mi dicevano che sarei rimasto solo, che non avrei mai trovato l'anima gemella, che per me, era come cercare un ago in un pagliaio. Mi sono buttato nel pagliaio e mi sono mosso finché non ho sentito pungere...

Vedranno il vero volto della vita solo quando le strade saranno fiumi, fiumi pieni di sangue, i parassiti saranno sommersi dai loro escrementi e dai delitti accumulati. Solo allora capiranno, i politici. E grideranno : salvateci!! ... E io, io li passerò in rassegna, uno ad uno, e calmo sussurrerò : no.

Sie werden das wahre Gesicht des Lebens nur sehen, wenn die Straßen sich als Flüsse zeigen, Flüsse voller Blut, dann werden die Parasiten durch ihren Kot und die akkumulierte Verbrechen überwältigt. Nur dann werden die Politiker verstehen. Und sie werden schreien: rette uns !! ... Und ich, ich werde sie eins nach dem anderen durchsehen und ruhig flüstern: nein.

Un uomo va dal dottore. Gli dice che è depresso. Gli dice che la vita gli sembra dura e crudele. Che si sente solo in un mondo minaccioso nel quale ciò che ci aspetta è vago e incerto. Il dottore dice: "la cura è semplice. Il grande clown Pagliacci è in città stasera. Lo vada a vedere. La dovrebbe tirar su." L'uomo scoppia in lacrime. Dice: "ma dottore... Pagliacci sono io." Buona questa. Tutti ridono. Rullo di tamburi. Sipario.

Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull’erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto. Era stato trafitto con un forcone. Le punte del forcone dovevano averlo passato da parte a parte ed essersi conficcate nel terreno, perché l’attrezzo era ancora in piedi.

Chi ha fatto entrare i cani?... Questa, temiamo, sarà la domanda. Chi ha fatto entrare i cani? Chi ha fatto entrare i cani? Chi?

Ora si azzuffa con serpi e lupi ringhianti, ora con gli uomini selvatici che infestano le balze, con tori e orsi e a volte cinghiali. Tra le alture i giganti lo inseguono.

Mi piace il bello in ogni sua espressione, ma è un'illusione, è incantevole vedere mille gigli che sbocciano, ma non c'è partecipazione, è solo forma, e tutta questa bellezza non vale il bacio dell'amata perché lì c'è l’amore.

Non c'è più nulla di semplice. Siamo scarafaggi, mezzi uomini, stracci vecchi. Si direbbe che siamo nati dalla penna di uno scrittore degli anni Trenta, belli, ampollosi, raffinati, pieni di cultura, pieni di questa cultura del cazzo. Si incolla sulla schiena come un cappotto bagnato. Si appiccica dappertutto.

Fu lei a entrarmi così dolcemente in testa, che non seppi più chi ero e non me ne avvidi. Fu lei a versarmi il suo nettare negli occhi, perché da cieco conservassi la sua sola immagine. Fu lei, spettinata e ribelle, a deviare i miei passi, verso l'unico cammino segnato dalle sue impronte. Le sue impronte, che, mentre avanzavo, cancellavano ogni cosa, inizio e fine. Era questa la nostra storia, destinata ad andare avanti così, all'infinito.

Alla frontiera cadono le foglie, e benché i vicini siano tutti barbari, e tu, tu sia a mille miglia di distanza, sul tavolo ci sono sempre due tazze.

Sono sicuro nel contenitore del mio io. I bordi coincidono perfettamente: un piccolo clic e scatta la serratura. Così va bene. Sono nel mio rifugio di sempre.

Vedi, ogni ogni sorso di liquore che bevi, uccide mille cellule del cervello. Ma questo non importa perché ne abbiamo miliardi di altre. Prima muoiono quelle della tristezza, per cui ti fai una gran bella risata. Poi se ne vanno le cellule della calma, per cui cominci a parlare ad alta voce, anche se non hai nessun motivo per farlo. Ma questo va bene, perché le cellule stupide se ne vanno subito dopo, così dici cose intelligenti. E alla fine tocca alle cellule della memoria, che sono figlie di puttana dure a morire...

Ogni tipo di dipendenza è cattiva, non importa se è l'alcool, la cocaina, l'idealismo o farsi le seghe...

Intanto, un po' più in là, al limite del bosco si sveglio' una lumachina. Stiracchio' le braccine e si preparo' a salutare la formica sua vicina di casa, ogni filo d'erba e tutti gli altri meravigliosi esseri viventi che popolavano quel posto magico e felice. Un gabbiano piombo' dall'alto e la gherni' col becco. La fece passare in bocca con un appropriato movimento. Buttò giù il boccone guardando in giro, indifferente. Volò via senza rimorso, rimorso non c'era nel suo dizionario.

Non si nasce pieni d'amore, così che ce lo possiamo spendere un po' alla volta nell'arco della vita. No. S'impara anche quello. E non con un insegnante che te lo spiega... per impararlo l'amore, lo devi vivere, ci devi stare dentro fin da piccolo, l'amore, s'impara per contatto.

Non aveva mai smesso di sognare, sognava i cani, il mare azzurro. Ma la speranza l'aveva persa, col tempo aveva smesso di sperare che le cose cambiassero. Il suo cuore non era più combattuto da niente, aveva smesso di farsi domande e ancor meno di cercare le risposte. Col bicchiere in mano non c'è n'era bisogno, il bicchiere gli dava tutte le risposte. Non aveva bisogno d'altro diventava invulnerabile, bicchiere e sogni erano il suo biglietto per il non dove e il non quando.

Sognavo : perché il sogno mi liberava dal triste quotidiano, apriva alla speranza, un illusione, ma sognando potevo progettare, creare, realizzare, plasmarmi una vita che poteva esistere solo nel sogno.

Fisso' il mare, le onde mosse da un leggero vento di maestrale, increspavano le acque, colorando la superficie di un bel blu turchino. La testa altrove, Valentino non godeva della vista, sentiva dentro una disperazione che non riusciva a trasformare in lacrime.

Serenità per il futuro, serenità credo che basti, perché dentro c'è tutto. Anche la felicità. E, magari aiuta anche qualche sigaretta in meno...

Dovremmo riuscire a scordare chi siamo e perché siamo così. E non per un attimo. Questa realtà è tanto dura, ci confonde, e alla fine non conosceremo più il cammino, ci perderemo. Ci basta soltanto avere l'animo di riuscire a fare quello che non è mai riuscito a nessuno, capire cos'è l'amore, e amarci, se davvero ci amiamo.

Ancora una volta Valentino aveva perso l'occasione, e i sogni d'amore di Isabella si erano dissolti poco prima del traguardo. La speranza s'era rivelata un'illusione. Quando Valentino tornò trovò il suo corpo freddo, la mano prendeva giù dal letto segnata da un rivolo di sangue che colando lungo il braccio, aveva formato una larga chiazza sul pavimento. In quel sangue, si perse anche la sua ultima volontà, questa volta, davvero, non gli era rimasto niente, solo un vuoto incolmabile di dolore e sgomento. Voleva piangere, ma non gli riuscì neppure quella volta.

Sono malato e cerco di apparire normale, strano, chi è malato lo dice, lo urla! Ma il disagio mentale non è capito, sopportato ancor meno. Sei fastidioso, crei problemi e la gente ti punta il dito. Quello che desiderano gli altri, a me lascia indifferente, quello che desidero io gli altri ce l'hanno, quindi appare banale scontato, poco normale. D'ora in poi silenzio, su quello che desidero, non sentirete una parola, non una.

Era una nasona col culo a mandolino e due gambe meglio della Dietrich, meglio di tutte. Mi piaceva talmente tanto che le avevo detto che le cazzate di poesie che aveva scritto, erano versi bellissimi. gliel'avevo detto mentre mi arrapavo a sbirciarle tra le coscie. Ero così perso in lei, che l'idea di farmi una sega sui suoi piedi con le unghie laccate, non mi sfiorava neanche, men che meno, scoparmela, da dove cominciavo? No, mi veniva meglio idealizzarla, così mi limitavo a spasimare per lei. Era meno faticoso e durava molto di più.

Le piccole cose della vita sono le uniche per cui vale la pena di vivere e qualche volta combattere.

Togli via, ti prego, quelle tue dita dalla mia gola, perché pur non essendo né biliosa né impulsiva, ho in me quel tanto di pericoloso che la tua prudenza deve temere. Togli quella mano!!

Ce ne sono tante tantissime, i rapporti umani sono complicati, molte volte prevale l'egoismo. È più semplice perché ce l'abbiamo dentro, trasformarlo in qualcosa di più elevato è difficile, ma se uno ci riesce, quello che riceve è tutto quello che gli serve.

Le cercavo (malate) o comunque con problemi per curarle e poi (forse) sentirmi amato e comunque con loro mi sentivo più a mio agio. Non mi sentivo giusto per una relazione con una donna "normale"... pensavo di non essere all'altezza. All'altezza di che? Poi. Non sto parlando di sesso sto parlando di paura. Spesso è immotivata, ma c'è. Tutto, come sempre, si riconduce alla prima infanzia, quando si impara tutto, anche l'amore. Se vivi in una famiglia dove non c'è, non lo impari, non puoi imparare qualcosa che non conosci, e ti rimarrà per sempre. Puoi fare qualcosa analizzandoti, fai qualche progresso ma uscirne del tutto non è possibile. Così (penso) lui non ha imparato la generosità d'animo e tantomeno l'amore, è sempre la stessa storia. L'educazione e l'amore sono le uniche cose di cui hanno bisogno i bambini, tutto il resto (giochi costosi, vestiti firmati, cellulari da 300 euro a 7 anni) servono ai genitori e non ai figli.

Hanno chiuso il paradiso, troppo affollato, da qui non si può entrare. Però me lo merito e l'angioletto che ho sulla spalla mi ha detto che mi guiderà. Dice che dovremo fare tutto il giro del mondo, forse dall'altra parte, troveremo un ingresso incustodito.

Wieviel Zeit ist schon vergangen, wieviel Zeit wird noch vergehen? Ich hab meine Gedanken schweben lassen, ohne ketten und ohne festtagskleid. Meinen Körper habe ich in Licht seiner selbst gesehen. Mein Körper schlaft, aber meine Gedanken uberschaumen. Wie oft habe ich das flattern meine Augenlider gespürt, meine Hand zittern und mein Herz klopfen for Angst? Wann werde ich meine Seele öffnen können, meine Seele sehnt sich nach Ruhe. Mein Gesicht möchte endlich ein Lächeln der Freude hervorbringen, fast grenzenlos ist die Anzahl meiner ungetraumten Träume. Ich will diese Mauer die mich umgibt, niederreissen! Wieviel Zeit wird bis dahin noch vergehen?

Hitler ed Eva Braun si baciano appassionatamente nel bunker della cancelleria di Berlino. Fuori infuria la guerra, i russi stanno per conquistare la capitale, sono vicinissimi al bunker, il Fuhrer e la sua amata si coricano su un letto. La donna dice: non è possibile!! tutto questo non ha senso!! non voglio che finisca così!! Hitler nel frattempo si è addormentato, così lei cerca di uscire dal bunker. Poco lontano, alcuni soldati russi si intrattengono, parlando sul da farsi. La Brown cerca di raggiungere una strada non presidente, i russi se ne accorgono. Inizia una caccia alla donna tra le rovine della città. Seguono vicissitudini che portano Eva Braun vicino alle truppe alleate che stanno conquistando la Germania da occidentale. Mentre sta per consegnarsi agli alleati, un soldato russo colpisce la donna col mitragliatrice, Eva cade a terra nel fango. Il soldato russo si ritira e scompare alla vista. Un carrozzone guidato da uno zingaro, si ferma vicino a Eva l'uomo raggiunge la donna, la carica sul carro. Eva si sveglia, si trova circondata da diversi zingari. La curano fino a guarirà. Segue una fase nella quale la donna fa conoscenza con i suoi salvatore, capisce che non erano Untermenschen, ma uomini intelligenti e dotati di spirito. Passa un po' di tempo, fa amicizia con gli zingari, soprattutto col capo, un uomo saggio e di buon senso. Durante una chiacchierata lei si mostra dispiaciuta dell'esito della guerra. Lo zingaro chiede: vorresti cambiare la storia? Vorrei che la guerra non fosse neanche iniziata, risponde la donna. Lo zingaro fa cenno di aver capito, si mette al posto di guida e il carrozzone trainato da cavalli inizia a correre lungo le strade della Germania in rovina, corre sempre più veloce fino a volare tra le nuvole. Infine si ferma in un posto vicino a Monaco di Baviera. Il capo degli zingari dice alla donna: ecco siamo arrivati. Indica lo hofbrauhaus una famosa birreria dove Hitler teneva i suoi primi discorsi. Ecco Hitler sta arringando la folla, la guerra non è ancora iniziata, fammi vedere di che cosa sei capace! Cambia la storia! Sale sul carrozzone e si allontana nella nebbia. La donna va ad ascoltare l'arringa di Adolf, in seguito, si conoscono e si innamorano. Qui sono descritto le vicissitudini reali che portarono alla guerra, anche i vari incontri che Hitler ha con i gerarchi da goring a himmler a gobbels fino ad Albert Speer. La guerra è descritta nella sua drammaticità. A Starling rado c'è la svolta, Eva braun, che si era resa conto del fanatismo e della stupidità dei gerarchi, quando assiste al colloquio tra Goring e Hitler durante il quale Goring promette di rifornire i soldati tedeschi con un ponte aereo, urla: basta! Ne ho abbastanza! Sfila la pistola ad Adolfo e spara a gringo. Segue una discussione con Hitler che (diversamente dalla realtà) era innamoratissimo della donna. I soldati accerchiati riescono a sfondare le linee russe e si salvano. Di seguito durante la battaglia di Kursk, quando il furer perse completamente la testa, perché aveva capito che stava andando a perdere, Von Mannstein prospetta di condurre la cosiddetta guerra liquida. (è un fatto reale) Hitler rifiuta e indirizza il suo interesse alla difesa dell'Italia che sta per essere invasa degli americani che stanno per invadere l'Italia. In un drammatico incontro, scontro, Eva Braun riesce a convincere Hitler a lasciare il comando a Von Mannstein, il generale riesce a fermare i russi. Nel frattempo i tedeschi sviluppano dei sommergibili incredibilmente performanti ed aerei avveniristici (è tutto vero, il famoso stealth è basato su uno di questi aerei) in questa maniera il generale ribalta le sorti della guerra, i tedeschi vincono. Durante queste vicissitudini Eva e Adolfo si avvicinano, sviluppano un rapporto d'amore vero, profondo. Una volta conosciuto l'amore Hitler si lascia convincere che le fanatiche teorie che aveva scritto nel Mein Kampf sono emerite stronzate, brucia il libro e si inginocchia, prega Dio di perdonarlo come nel quadro di Cattelan, l'Olocausto è in parte ridimensionato perché Von Mannstein da ordine di liberare tutti i prigionieri. Hitler ormai convertito alla bontà e alla tolleranza, fa un discorso alla radio dove indica quello che c'è da fare per un mondo migliore, un mondo dice, dove i bambini giocano, senza paura della guerra. Eva Braun l'abbraccia e lo bacia, poi, soddisfatta, si addormenta. Quando si sveglia ode parlare in inglese, è in un ospedale militare americano, vicino a lei c'è Albert Speer, ferito anche lui durante uno scontro, la donna è sconvolta si rende conto che aveva sognato tutto. Non l'avevano salvata gli zingari ma gli americani. Parlando con Speer, l'ex architetto ripete una frase molto particolare, unica, che un suo sottoposto gli aveva detto nel sogno. Così Eva Braun si rende conto che forse non era stato un sogno perché Speer non poteva sapere quello che lei aveva sognato, soprattutto non poteva dire per caso, una frase così particolare. Si mette di buonumore e come se parlasse in camera, fa un discorso ai lettori quasi ballando al tempo di boogie woogie. Va verso la finestra guarda fuori e vede bambini che giocano, della guerra non c'è traccia. Strizza l'occhio ai lettori, dice ancora qualcosa che lascia il dubbio su quale è la vera storia.

Morii per la Bellezza, e non appena mi ebbero accomodata nella tomba un uomo morto per la Verità venne deposto nella stanza attigua. Mi chiese piano perché fossi morta. “Per la Bellezza”, gli risposi pronta. “Io per la Verità”, soggiunse lui. “Sono una cosa sola, siam fratelli.” Come parenti incontratisi una notte, conversammo da una stanza all’altra, finché il muschio ci raggiunse le labbra, ricoprendo per sempre i nostri nomi.

Se il periodo è bello o brutto dipende anche da quello che uno si aspetta e da quanto gli basta per accontentarsi.

Sentirsi nani, no non è un bel modo per stare al mondo. Non mi piace neanche chi si finge acrobata, casomai è un po' meglio esserlo (solo un po'). È molto vero che chi di violenza vive ha soltanto quella e anche che a trecento all'ora non si vede più niente.

Valentino non c'era più, accanto a lei. Ma nel letto il suo posto era ancora caldo. Così erano svaniti i sogni d'amore, ancora una volta la speranza s'era fermata poco prima del traguardo. Una volta di troppo per Isabella... e non avevo più nessuna voglia di vivere. (ispirato da un racconto di claude Izzo)

Casa non è dove dormi, casa è dove ti senti al posto giusto quando c'è chi ti abbraccia.

Cari amici cari ascoltatori eccoci qua. Punto primo, ai signoretti che continuano a rompere le balle che continuano a dire che gli immigrati sono dei poveretti che dobbiamo aiutarli che dobbiamo dare loro un futuro, vorrei ricordare che un futuro va dato a chi viene qua per lavorare, se c'è un lavoro, perché prima di darlo a loro, io c'ho i vecchietti, i giovani sposi, gli sfortunati, i diseredati, i malati... e poi, e poi, e poi... quando ho dato a tutti, se avanza, lo daremo anche a loro, ma siccome non avanza, niente! Punto secondo, conviviamo pure coi fondamentalisti islamici, coi fancazzisti albanesi, coi Zingari coi slavi, ma ricordate sempre che per chi sgarra, ci vuole il modello Singapore, te chapi la persona te la stendi sulla panchetta e tan, tan, tan, dieci nerbate e via, inutile sporcarsi la fedina penale, l'è inutile, liberiamoci dalle prostitute nigeriane che infestano le nostre strade, che sembra di stare nello Zimbabwe, nel Congo belga, nello stato delle banane, in Africa. Da quanto tempo è che continuano a riempire le nostre classi di stranieri? Da quanto tempo? Ancora un po' e i nostri bambini non avranno più posto nelle scuole e disimpareranno la lingua, resteranno endrio, e tutto questo grazie alle maestre di sinistra. Non vogliono le classi differenziate? La parola d'ordine è una sola, categorica e inappellabile per tutti, prendete il cammello e tornate a casa, andare a casa, take the cammell and go back to home, turne' alla me son... così capisce tutti, fora dai coglioni!!

Isabella era bella e di buone maniere, sembrava una fatina da Café Cantantes, deliziosa. Tutto di lei affascinava, il suo modo di fare e i sui pensieri erano sempre originali e poetici. Cercava il grande amore, ma in campo amoroso erano stati solo fallimenti, solo molto tempo dopo capii perché, era stato il diavolo, proprio lui, era stato lui che ci aveva messo la coda. Ma le avversità non l'avevano piegata, altre meno forti si sarebbero rassegnate. Ma lei, oltre una innata forza d'animo aveva una cura tutta sua, la sua cura era il flamenco. Per tutta la sua vita, nei momenti bui trovava conforto in questa danza spirituale e carica di emozioni. La aiutava, le dava la forza per mettere a tacere i propri dolori esistenziali col linguaggio nascosto e viscerale del ballo andaluso. Vestita di una spumeggiante guirca, Isabella camminava sempre con passo leggero e aveva sempre il volto illuminato dal sorriso. Ditemi, non è quanto di più affascinante si possa immaginare? Non è incantevole una creatura del genere? Chi non vorrebbe sentire il suo respiro stando abbracciati sul letto?

Quando i nostri destini si incontrarono, Isabella riuscì a dirottare i miei passi verso l'unico cammino possibile, quello segnato dalle sue impronte, le sue impronte che mentre avanzavo, cancellavano ogni cosa, inizio e fine. Fu un amore inevitabile, naturale, gravido di morte.

Lascio fluire miei pensieri senza catene e mi sono tolto l'abito della festa. Vedo il mio corpo illuminato dalla propria luce, sta dormendo. Illimitato è il numero dei miei sogni, sono giovane, ma lo spirito no, nella mente c'è energia, ma il mio corpo sta appassendo. Batti cuore mio, ho bisogno di sentimenti, quante volte ho visto la mano tremare? Gli occhi palpitare? Il cuore fremere di paura? Mi sento inutile come un preservativo usato, superfluo come la spazzatura, uno sputo sul muro. È la solitudine che mi alimenta, mi dà rifugio, ed é il solo stato dove reggo il peso della vita. È la mia prigione, una condizione del non essere, un giogo, ma non ho la forza di mettermi a nudo e vivere. L'anima vuole la pace, gli occhi, un sorriso di gioia, ma sto morendo dentro, cuore perché non batti? Sono cosa inerte, imbalsamato, rinsecchisco al sole come uno stronzo.

Non ho avuto paura di agire, provare con il mio grande amore... La vita mi ha piegato... all'impossibilita... Non mi sono fermata neanche dopo, con un giovane col quale non potevo avere un futuro... col narcisista quasi coetaneo successivo... niente... Sono un salmone che risale la corrente prima di andare a morire...

Valigie da fare e poi disfare, scatoloni da riempire e svuotare. Abiti sparsi, oggetti buttati qui e là. Cose perse, cose ritrovate. Il caos. Sempre però nel luogo sbagliato, sempre in un luogo non mio, sempre altrove, come il mio cuore.

Quella che aveva il figlio viziato, voleva fare lo scrittore ma non cavava un ragno dal buco, le cose che scriveva non emozionavano, l'inferno è molto più interessante del paradiso e, per descriverlo l'inferno ci devi essere stato, nella storia del mondo, non c'è mai stato un viziato che si possa definire un grande artista...

Quando sentivo che stavo per venire, prima ancora di godere fino in fondo dell'orgasmo, già la mano cercava il telecomando sul comodino, volevo vedere almeno la fine del documentario su Giulio Cesare. L'avevo già visto, ma non riuscivo a mantenere costante l'attenzione neanche guardando la televisione, così, quando una cosa mi interessava guardavo anche la replica. Questo era il cazzo di vita che facevo. Tutti i giorni. Sempre uguale. Ma da quando l'avevo conosciuta, sempre più spesso pensavo con tenerezza ad Isabella, il tempo scorreva veloce quando fantasticavo sulle cose che avrei voluto fare con lei. Mi faceva stare bene. Un piacere legato solo al pensiero di una persona, non l'avevo mai provato. Bastavano due parole per farglielo capire: ti amo. Ma non l'avevo mai detto a nessuno, e nessuno mai l'aveva detto a me. Ti amo. Bastava quello. Due parole ti cambiano la vita e non hai il coraggio di dirle. Era che, avevo una grandissima paura della relazione, temevo di essere inadeguato, che sarebbe finita presto se ci fossimo frequentati regolarmente, se ci fossimo conosciuti meglio. Dio mio che insicurezza. Ero così, lo ero diventato negli anni. Il mio percorso. Forse era meglio lasciare le cose come stavano, era tutto più facile se la relazione rimaneva in quella sorta di limbo dov'era adesso e tenere Isabella lì, come un santino da guardare ogni tanto, e magari ogni tanto farsi anche una sega pensando a lei. Così, era molto più semplice che amarla, dimostrandolo giorno dopo giorno. L'amore chiede la rinuncia a occuparsi solo di sé stessi, dedizione, lealtà, tante cose impegnative che non ero abituato a fare. Quindi, era giusto amarla? Era un bene farglielo capire? Naturale che era un bene ed era anche giusto, così come era chiaro che le domande che mi stavo ponendo, erano generate dalla paura, da quell'ansia congenita che mi accompagnava fin da bambino. Siccome ero abituato a fare tutto lentamente, anche questa questione andava affrontata con calma, non si può cambiare in fretta, bisogna farlo gradualmente e, da sobri. Certo che volevo cambiare il mio destino, sapevo benissimo che la forza di volontà non serve a niente, quindi senza troppi sforzi, senza sofferenza, magari senza cambiare proprio un bel niente! Cambiare tutto, ma senza fare niente, senza lottare o soffrire, non ne avevo la forza, ma soprattutto me ne mancava la voglia, e questa, mi mancava per qualsiasi cosa dovessi o volessi fare. C'era un solo modo, doveva accadere come per magia, uno schiocco di dita e ti ritrovi ad avere la vita che vorresti, la donna, il rispetto, cos'altro? Nient'altro, quelle due cose bastavano... Dovevo soltanto smettere di bere, solo quello. Soltanto smettere di bere, solo quello, era il "solo quello" che stonava. Perché mentivo a me stesso pensando che era facile? Non era facile, era difficilissimo, e poi, nel profondo, ero consapevole che i miei problemi andavano molto al di là del bere. Dio mio basta! Pensai. Ma perché dovevo torturarmi da solo con queste domande e tutti questi dubbi del cazzo? Non bastava quello che stavo vivendo? Questa vita insulsa senza mai una gioia vera? La felicità l'avevo cercata a Ketama a Chiang Mei, sempre nei posti sbagliati, forse era molto più vicina, sapeva sorridere e aveva anche un nome. Era quasi mezzanotte, tra poche ore si faceva l'alba, non mi ero mosso dal letto da almeno quindici ore. Domani è un altro giorno, è meglio rimandare, domani ci penserò bene, aspettare un po', si domani da sobrio avrò le idee più chiare. Pensai. Sul comodino, vicino al telecomando, era appoggiata una bottiglia di Sambuca la afferrai e diedi un lungo sorso, mi girai su un fianco e mi addormentai.

È dura, a Modena, per i leghisti. Dopo le primarie democratiche, Salvini andò dal barbiere, mentre lo radeva, l'uomo gli aveva chiesto: “Per chi ha intenzione di votare?” “Per me stesso, anzi no, per Di Maio... ci devo ancora pensare”. “Allora lei tiene per i Grillini?” "Deciderò nell'urna all'ultimo momento." Replicò Salvini. "Ma lei è il capo dei leghisti!" Gli urlò in faccia il barbiere. Salvini aveva sussultato nella poltrona. Non si era aspettato un approccio così brutale. “No, anzi non lo so, mi lascio sempre la possibilità di cambiare idea” aveva detto. Se non fosse stato colto di sorpresa, avrebbe detto: “Io non tengo né per i Grillini né per i democratici.” Era una risposta che aveva già dato una volta al Ferrini, l’insegnante di filosofia e, per farvi capire com’è dura a Modena per i leghisti, il Ferrini, che era una personcina educata, aveva risposto: “non sono d'accordo.” “si può sapere perché?” aveva chiesto Salvini, in tono deciso. Il Ferrini aveva tagliato corto: “lasciamo perdere.” Doveva far lezione. Capitava spesso che dovesse far lezione proprio quando Salvini stava per trascinarlo in una discussione. “Io non tengo né per i Grillini né per i democratici,” avrebbe voluto dire Salvini al barbiere. Il barbiere tracciò un sentiero netto nella schiuma, poi puntò il rasoio contro Salvini. “Voglio dirle una cosa,” fece, "i veri politici non sono quelli che governano bene, sono quelli che sanno usare il cervello, e lei... lei lo sa usare" posò il rasoio, continuando risoluto, “ormai ci sono solo due partiti: i Grillini e i Leghisti. Basta guardare questa campagna. Sa cos’ha detto Renzi? Ha detto che meno di dieci anni fa, quelli non sapevano nemmeno allacciarsi le scarpe. A Bologna, se un grillino entrava in un negozio di barbiere per democratici e chiedeva barba e capelli, l'avrebbero buttato fuori, ma adesso... capisce cosa voglio dire? E senta questa. Il mese scorso a Padova, tre Grillini hanno sparato a un democratico... e sa dove sono adesso? Seduti nella prigione a mangiare a sbafo, meglio di Berlusconi mangiano, perché potrebbero sporcarsi, se li mandassero ai lavori forzati; oppure potrebbe arrivare qualche leghista e commuoversi nel vederli spaccare sassi, sa, quella è gente che si impietosisce. Bene, lasci che le dica una cosa: niente andrà più per il verso giusto fino a quando non ci libereremo di tutti questi Grillini figli di papà e ci troveremo qualcuno capace di mettere quella gentaglia al suo posto. Ora la faccio saltare sulla poltrona. I negri sono più forti. Dovremmo far governare loro! Un governo e un parlamento di culi neri! Sicuro! Mi hai sentito, Mohammed?” urlò al ragazzo di colore che stava pulendo il pavimento. “Sicuro,” fece Mohammed. Era il momento buono per dire qualcosa, ma Salvini non riuscì a trovare niente di appropriato. Avrebbe voluto dire qualcosa che fosse comprensibile anche a Mohammed. Era stupefatto che il barbiere avesse tirato in ballo Mohammed. Salvini si chiese di quale tendenza fosse il ragazzo. Aveva l’aria del bravo ragazzo, pulito e a posto. “Se qualche Grillino entrasse nel negozio a parlare di tagli di capelli, ci penserei io a tagliarglieli davvero, senza scherzi.” disse il ragazzo di colore mostrando ben bene la scopa a tutti gli astanti. "Ci penserei io a metterli a posto..." Salvini si alzò dalla poltrona con la faccia ancora piena di schiuma da barba... "Si è arrabbiato signore?" disse il barbiere. "Su, si rimetta a sedere non parleremo più di politica" “Ascoltate!” urlò Salvini, “credete che io stia cercando di cambiare quelle vostre teste di cazzo? Ma con chi credete di avere a che fare?” Afferrò il barbiere per una spalla e lo costrinse a voltarsi. “Credete forse che voglia mescolarmi a un branco di idioti come voi?” Il barbiere si liberò dalla stretta. “Non se la prenda,” disse, “il suo è stato un bel discorso, una presa di posizione che è è piaciuta a tutti. È proprio come dicevo io: bisogna usare il cervello, bisogna...” Salvini tornò a sedersi sulla poltrona e adagio' il capo al poggiatesta. “Davvero una bella presa di posizione, decisa," finì il barbiere mentre afferrava nuovamente il rasoio. Guardò ancora la faccia di Salvini, per metà coperta di schiuma. Il sangue cominciò a pulsare nel collo di Salvini, sotto la pelle. Si alzò e si fece largo velocemente tra gli altri clienti, diretto alla porta. Fuori il sole sospendeva tutto in una pozza di calore, e prima che potesse girare l'angolo, la schiuma cominciò a colargli giù dentro il colletto, lungo l’asciugamano che portava ancora appeso al collo, ciondoloni, fino alle ginocchia.

Saluta con gioia!

Ocio che non hai mica acceduto al DeBasio!

Per vivere con pienezza la vera esperienza dello stare sul DeBaser è bello esserci registrati. Quindi:

I saluti che quest'utente ha voluto ricevere

Bearry
Ciao, da qualche ora ti ho aggiunto alle mie cerchie, così tanto per condividere qualcosa di interessante, un po' di musica nel mio caso
BËL (01)
BRÜ (00)

Bubi: Grazie, mi fa molto piacere. Ricambio il saluto e se ci sarà modo di condividere qualsiasi cosa lo farò volentieri. Ciao
mrbluesky
Ma non era un arrivederci
BËL (00)
BRÜ (00)

Bubi: Ciao Mr. Blue. Non mi ero accorto del saluto. Un abbraccio.
Almotasim
Salve Bubi, l'altra sera non sapevo che dire sulla sospensione comminata al racconto di DeMarga. Son giovane di De-eta'. Col commento volevo solo scherzare sul fatto che non aveva minimamente parlato di musica. Per questo I 4'33'' di silenzio di Cage. E' bene attenersi alle regole del sito. DeMa per me e' un riferimento. Nessun dubbio sulla sua buonafede. Saluti.
W I Pixies
BËL (00)
BRÜ (00)

Bubi: Grazie del saluto, contraccambio. E ovviamente W i Pixies, mettiamoci anche i Little Feat e gli The Who, và.
serenella
Ciao Bubi! Che bella presentazione, complimenti. Serenella
BËL (00)
BRÜ (00)

Bubi: Grazie, complimenti molto graditi. E a te do il benvenuto perchè ho visto che sei sul sito da "pochi" giorni. Un abbraccione!!!
mrbluesky
caro Bubi se non vuoi fare la fine del biondino ti conviene ricambiare qualche amicizia.ciao MrB
BËL (00)
BRÜ (00)

Bubi: Caro, più che volentieri, il fatto è che non me n'ero neanche accorto.
mrbluesky: Lo sapevo che eri un simpaticone.ciao,a presto
hellraiser
Eilà Bubi! Mai più sentito, tutto ok? Fa piacere rivederti, ti dedico questa...

BËL (01)
BRÜ (00)

Bubi: Hallo Hell, tutto ok e spero altrettanto di te.
GenitalGrinder
Bello rivederti Bubi! Attendo la tua ripresa nel segnalare ascolti degli anni settanta. Qui è arrivata la neve, finalmente! E su da te?
BËL (01)
BRÜ (00)

Bubi: Grazie del saluto, la neve c'è anche qui, poca per fortuna. Per gli ascolti anni 70 la posso anche continuare subito. (per un paio di giorni poi vado via per un pò di tempo)
hellraiser
Ciao grande! Spero che ti vada tutto bene, è da un po' che non ti si vedeva da queste parti... io iniziato l'anno con l'influenza, se il buongiorno si vede dal mattino c'è da pensar male. Grazie di essere passato dai miei ascolti, ti dedico questa, disco che sto tritando in questo periodo di malattia, saluti!

BËL (01)
BRÜ (00)

Bubi: Grazie caro, ti auguro buona guarigione. Certo che deve essere una bomba tutto il disco. Ma se puoi consigliarmi altri come July - Dandelion Seeds (1968), Titus Groan - It Wasn't For You, High Tide - The Joke, autentiche perle che non conoscevo. E' la mia parte più scoperta tra quello che conosco, ed è anche la musica ideale da mettere nel tablettino dove c'è già moltissimo blues. Un'altra decina di brani come quelli e sono a posto, magari degli stessi autori, magari anche @imasoulman o @hjhhjij potrebbero dire la loro. Grazie del pensiero e ancora auguri per tutto
Bubi: Scordavo @BARRACUDABLUE e di certo anche altri. Il 12 riparto e sarebbe un bel regalo per me.
Bubi: ora ho anche capito come si fa @[hjhhjij]
Bubi: anche brani come The Sacred Mushroom - I'm Not Like Everybody Else, basta che non siano troppo lunghi.
BARRACUDA BLUE: Ciao Bubi, ben tornato. Colgo l'occasione per farti gli auguri di buon anno, ed anche a Hell, insieme a quelli di buona guarigione.
hellraiser: Grazie Barra, buon anno anche a te e famiglia
hellraiser
Ciao Bubi, passo a salutarti e a dedicarti sto pezzo niente male, non so se li conosci, dovresti ascoltarli ah ah...

BËL (01)
BRÜ (00)

Bubi: Grazie, tu mi prendi nei sentimenti, questa è la mia rock band preferita in assoluto. Vediamo se riesco a contraccambiare con questa: Rod Stewart-Maggie May
hellraiser: Il Rod Stewart 1968-1975 per me è un maestro. Pensa che questa era al numero uno in contemporanea sia in USA che in Uk nel 1971, canzone magnifica, album (Every Picture Tells a Story) stupendo. Non potevi farmi un piacere migliore, grazie mille
Bubi: ottimo cantante Rod Stewart (ma quanti ce ne sono?) forse la sua canzone più famosa, quella che preferisco.