Copertina di Amebix Monolith
andrewramone

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Per appassionati di crust punk, post punk e thrash metal, amanti di musica underground e atmosfere oscure.
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LA RECENSIONE

Un rumore insensatamente caotico. Un suono freddo, chiaro, amaro. Un'assoluta battaglia tra melodie decadenti, e rumori prodotti da una "chitarra ?", senza prendere in considerazione i testi apocalittici, melodrammatici; tutto rigorosamente progettato allo scopo d'incarnare un nuovo sinonimo di dolore, malessere, odio: "Monolith".

Nascono a Devon gli Amebix, sottovalutato complesso inglese noto ad una piccolissima parte di pubblico, principalmente per aver inventato un modo di essere, più che un genere musicale: il Crust Punk. Dopo dieci anni trascorsi a profetizzare questo genere, dopo aver conosciuto Jello Biafra, e dopo aver firmato per la Heavy Metal, gli Amebix danno alle stampe il loro ultimo album ufficiale, il loro canto del cigno, e come vuole la leggenda, l'ultimo canto, è sempre il più bello. "Monolith" è uno schietto e disarmante messaggio di pessimismo esistenziale, un complicato viaggio nelle menti di questi frustrati ragazzi.

L'album comprende tutto ciò che vada un post punk grezzo e senza fronzoli, ad alternanze Thrash Metal, "evidenti sono le influenze di Metallica e Slayer". Ognuno di questi folli da prova di maestria ed intelligenza tecnica e compositiva: il "barone" anima glaciali linee di basso, "le sfuriate in Time Bomb e in The Power Remains ne sono la prova", e altrettanto gelida è la prestazione di Spider, "batteria", per poi arrivare alla sorprendente abilità di Stig nel creare melodie desolate ma mai patetiche, e che non hanno bisogno di parole: "Last Will and Testament, Fallen From Grace, Coming Home", ma in grado di mutare ed esplodere in mille stati d'animo da un momento all'altro, trasformando la sua chitarra in una spietata mitragliatrice, irregolare, nuda, scheletrica: "il meraviglioso contrasto tra "Monolith" e "Nobody's Driving", e l'epico assolo alla fine di "Coming Home". Il tutto ricoperto dalla gracchiante voce di Rob Miller: un miscuglio improponibile tra il primo Quorthon, Kilmister e un Cobain sgraziatissimo; una cosa davvero indecente, e allo stesso tempo, affascinatamente malata, un carillon arrugginito.

Quasi un richiamo, "anche se molto remoto", ancor più sofferente e sofferto, ai Joy Division di "Closer" e "An Ideal For Living".

"Monolith" è un album che non si può ne vedere ne toccare: una bandiera bianca.

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Riassunto del Bot

Monolith degli Amebix è un album intriso di caos sonoro e pessimismo esistenziale, incarnando al meglio il crust punk. Le influenze thrash metal di Metallica e Slayer si mescolano a linee di basso gelide e melodie desolate, creando un'esperienza intensa e drammatica. La voce abrasiva di Rob Miller aggiunge fascino e malessere, mentre l'intero album si rivela un canto del cigno potente e tecnicamente maturo.

Tracce testi video

01   Monolith (03:27)

02   Nobodys Driving (05:03)

03   The Power Remains (04:33)

04   Time Bomb (04:27)

05   Last Will and Testament (05:00)

07   Chain Reaction (05:27)

08   Fallen From Grace (04:14)

Leggi il testo

09   Coming Home (05:43)

Amebix

Amebix sono una band britannica formata nel 1978 in Devon e riconosciuta come pioniera del crust punk, unendo anarcho-punk, post-punk e sonorità metal. Tra i lavori più noti: Arise! (1985), Monolith (1987) e il ritorno con Sonic Mass (2011). Sciolti originariamente nel 1987, si sono riformati nel 2008 e nuovamente sciolti nel 2012.
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Di  Josif

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