Racchiude la storia di un bambino questo album, forse raccontata da una spiece di Pierot, una notte piovosa nel caldo delle roulotte di un circo. È tra tendaggi e "mobili" mollezze che si racconta della crescita, della solitudine, del travestimento, dell'infinita tenerezza dell'isolamento.E la libertà è l'infantile e mistica crescita delle ali.
Anthony sembra avere custodito tutta la sua innocenza... "Hope there's someone" è la prima canzone, molto iterante e ripetiva, quasi acustica fino a un loop finale strumentale che sembra il primo sipario che si chiude che annuncia soltanto l'atmosfera, che rimarrà pressochè tale in tutto l'album. La voce tremante e stanca continua a cantare delle suppliche, che risultano però docili e per nulla pesanti all'ascolto. Bellissima è "Man is the Baby"... tutto è evidentemente intriso di intimismo.
È uno degli album più commuoventi che ho sentito ultimamente.
Antony ha una voce me-ra-vi-glio-sa, Lou Reed l'ha definita "angelica".
Consigliato: a chi accoglie a braccia aperte chiunque, senza saperne il nome.
La voce profonda, vibrante di Antony, sembra ti rapisca, ti porti altrove, ti sveli la sua anima in ogni canzone.
Forse una sola parola può racchiudere il senso di questo album: unico.
La voce di Antony oltre che essere inimitabile è di una addolorante bellezza impareggiabile.
Dieci brani, come dieci storie quotidiane vere e vissute da chiunque di noi, atrofizzanti malinconie, pensieri distorti, intollerabili incomprensioni.
Una voce di donna che pare quella di un uomo, per un uomo che cerca di essere donna.
Ancora ci fanno credere che sia possibile esprimere la propria arte, nuda e cruda, per quella che è.