Copertina di Brian Eno Taking tiger mountain by strategy
luludia

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Per appassionati di musica sperimentale, fan della new wave, cultori della musica alternativa e innovativa, ascoltatori curiosi di suoni originali e atmosfere surreali
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LA RECENSIONE

Un collezionista alieno, o un antropologo interstellare, che contempla divertito tutto quel che ha raccattato, in anni di scorribande, dai robivecchi del pianeta terra. E che per gioco, costruisce delle canzoni, mescolando i ricordi sonori dei suoi innumerevoli viaggi a quell'esotico bric a brac personale. E occulta poi le molte influenze in un indefinibile fluire che le sovrasta. E su quel fluire lascia andare la voce in un canto distaccato e ironico. E' tutto strano, stravagante...ma fila liscio...scorre...che in fondo, anche se aliena, è musica pop.

Sono anni che ascolto questo disco e non son mai riuscito a definirlo, nè a dire in poche parole la sensazione che mi provoca ogni volta, ovvero un misto di piacere, stupore e leggera vertigine, come se le coordinate spazio/tempo fossero uno zero virgola zero uno diverse dal solito.

Poi certo si può essere più precisi e tecnici e parlare di tradizioni musicali diverse che interagiscono tra loro senza quasi darlo a vedere, dell'amore molto scuola d'arte per i puzzle e le combinazioni surreali, del recupero di cose infantili e filastroccose, dello studio di registrazione che diventa un laboratorio alchemico, eccetera, eccetera, eccetera...

Si può dir quel che si vuole, ma l'essenziale è altrove, e cioè in quella sensazione che ho tentato di definire e nel fatto che questa musica sembra davvero venire da un altro pianeta, che quasi quasi riesci a vederli quegli androidi svaporati e felici che fischiettano per strada queste canzoncine.

Perché, se è vero come è vero, che qui, con discreto anticipo, si inventa un suono saltellante, schizzato e un po' nevrotico, ovvero mezza new wave, altrettanto inequivocabile è questo è un disco molto, molto divertente.

E fischietto anch'io se volete saperlo (in qualità ovviamente solo di svaporato, non di androide)..

Io lo uso come antidepressivo. E funziona. Ma non è sempre andata così.

Che nei gloriosi tempi che furono, alle mie orecchie bimbe, questo disco sembrava una favolosa presa per il culo.

Cos'era, per esempio, la traccia due? Una quadriglia per vecchie zie, sperdute in un ricevimento, e con in mano tintinnanti cristalli di Boemia colmi di un delizioso rosolio corretto all'acido?

E la sette? Una ninna nanna per annoiati pargoli di un pianeta mezzo barocco mezzo futurista?

E la canzone del terzo zio? Il nuovo rock'n'roll venuto chissà da dove? Una parodia?

E cos'era quel suono a onde, nevrotico a grattugiato, che sberciava certe canzoni, il frutto degli esperimenti di un piccolo chimico? E chi era a conoscenza della strategia per catturare la tigre, forse la grassa signora di Limbourg?

E che dire di quella voce narrante così monotona? E soprattutto a chi apparteneva? A un dandy annoiato, a uno che passava di li per caso, a un cicisbeo o sempre a quel piccolo chimico costretto a riferire i dati del suo stravagante laboratorio musicale a un pubblico poco interessato?

Io, povero piccolo (non chimico), ero sconcertato, anche se la grassa signora di Limbourg e la canzone del terzo zio, già un po' mi si confacevano, visto che nonostante i suoni inquietanti e inauditi, altro non erano, in fondo, che una ballata d'effetto e un classicone rock.

E gli esplosivi, anche se un po' caricaturali, riff chitarristici di “Third uncle” già li affiancavo a quelli super potenti dell'”Astronomy domine” barrettiana e dell'uomo schizoide del professor Fripp. Intendiamoci, son cose che non c'entrano niente l'una con l'altra, se non per il fatto che ti fanno saltare dalla sedia.

C'era poi un'altra cosa...

In “The great pretender”, ultimo brano del lato A, al minuto 2 e 19, in mezzo a dei suoni percussivi folli e indecifrabili, e in mezzo a dio sa cos'altro, fanno la loro apparizione delle cicale meccaniche, o se preferite, qualcosa che assomiglia a delle cicale meccaniche... e non se ne vanno mica subito, oh no!!!...e, anzi, in una specie di crescendo, si prendono sempre più la scena, per poi farsi gli ultimi trenta/quaranta secondi in perfetta solitudine. Ora fosse solo questo...è che, non so per quale marchingegno, quel suono non finiva mai, si incantava sull'ultimo frinire e volendo potevi ascoltarlo per delle ore. Che la testina del giradischi, che solitamente si alzava da sola a fine disco, se ne rimaneva ben ferma.

Altro che musica della macchina di metallo, musica delle cicale di metallo!!!

Ora non vorrei sbagliarmi, ma le cicale credo che comparissero anche alla fine dell'ultimo brano del lato B (dico credo, perché nell'edizione in cd, alla fine del lato b non ci sono più). E il giochino si ripeteva uguale. Sia chiaro non era il mio giradischi ad essere completamente impazzito. E non credo fosse un difetto del disco e, se per caso lo era, non importa. A volte l'avanguardia arriva per caso

Però insomma, a parte le cicale, le grasse signore e gli zii, il resto mi sembrava strano e noioso. Soprattutto noioso.

Beh, ero piccolo e mi sbagliavo. Era solo un disco troppo avanti. Talmente tanto che ancora oggi lo puoi ascoltare a sfinimento e scoprire ogni volta una cosa diversa.

E certo non potevo sapere che si potesse fare musica con un frullatore e un mazzo di carte d'istruzioni.

E, frulla/frulla, è venuto fuori quel suono che prima non c'era.

Ma poi , l'ho già detto,quel suono è solo una parte... c'è anche lo sbuzzo del genio...lo sbuzzo di chi cammina tra rocce e dirupi, un giorno con la scarpa in un piede, un giorno con la scarpa nell'altro...

C'è che quella voce anonima e un po' affettata, è in realtà sorniona, ironica, surreale...

C'è che il mood del disco è solo la superficie, una sgargiante mano di vernice, ma che in ogni pezzo ribolle una tale quantità di cose da rimaner straniti e abbacinati...

C'è che dopo un rock robotico, parte una ninna nanna rococò...e dopo un grattugiamento di chitarra e un synth che manda tutto all'aria...

Una sola cosa non c'è...

Se non nell'ultimo brano, che è una specie di riposo, dopo l'esser andati in giostra...

Non c'è il sentimento, ma il sentimento in quei primi settanta, salvo rari casi, era solo retorica rock...

E comunque non ci può essere sentimento in un frullatore...

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Riassunto del Bot

La recensione celebra "Taking Tiger Mountain by Strategy" di Brian Eno come un album stravagante e ipnotico, capace di trasportare l'ascoltatore in un mondo alieno. Il disco è descritto come un mix di innovazioni sonore, ironia e atmosfere surreali che sfidano le categorizzazioni tradizionali. Con una struttura compositiva unica e suoni sperimentali, il lavoro rimane oggi un punto di riferimento per la new wave e la musica pop alternativa. L'autore lo considera anche un antidepressivo personale, segno della sua enorme vitalità creativa.

Tracce testi video

01   Burning Airlines Give You So Much More (03:15)

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02   Back in Judy's Jungle (05:14)

03   The Fat Lady of Limbourg (05:05)

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04   Mother Whale Eyeless (06:00)

05   The Great Pretender (05:10)

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07   Put a Straw Under Baby (03:28)

08   The True Wheel (05:20)

10   Taking Tiger Mountain (06:00)

Brian Eno

Brian Eno è un artista inglese, produttore musicale, innovatore sonoro e mente dietro la nascita dell'ambient music. Dall'esperienza nei Roxy Music al percorso solista, ha ridefinito pop, rock e avanguardia elettronica.
43 Recensioni

Altre recensioni

Di  Dune Buggy

 Brian Eno ha il merito (e la colpa) di aver "inventato" la musica ambient ed aleatoria.

 Con le sue strategie oblique ha catturato qualcosa in una rete che sfugge ad ogni definizione e incasellamento musicale.


Di  fuggitivo

 ‘Questo album contiene qualcosa di primitivo e follemente geniale, stupido ma folle.’

 ‘E’ amore al primo ascolto.’