Copertina di Bruce Springsteen Darkness on the edge of town
Blackdog

• Voto:

Per appassionati di musica rock, fan di bruce springsteen, amanti di testi profondi e narrativi, lettori interessati alla cultura e alla società americana degli anni ’70
 Dividi con...

LA RECENSIONE

La poetica springsteeniana della fuga e del riscatto dalla mediocrità quotidiana di una qualsiasi desolata provincia americana ebbe in ‘Born to run' la sua definitiva affermazione: il Boss da allora fu ‘l'eroe della strada' di tutte quelle persone a cui una ‘Thunder road' sembrava avesse strappato un pezzo della loro stessa vita, persa come nei testi di Bruce tra dolci sogni e amare realtà.

Proprio di queste ultime è popolato ‘Darkness on the edge of town', quasi una presa di coscienza da parte dell'autore che nel cammino all'età adulta corrisponda una perdita dell'innocenza inevitabile e dolorosa figlia di spietate ‘Badlands' da cui sarebbe meglio evadere per sempre, ma che poi non tutti hanno il coraggio di lasciare. E forse, chi ci prova, cerca ancora una terra promessa (‘The promised land') in cui credere, nonostante anche Mary abbia imparato dopo anni che il paradiso non esiste, pur portando con sé l'urlo liberatorio e consapevole di ‘Adam raised a Cain'; dove le parole ‘strozzate' in gola del nostro e il riff rabbioso delle chitarre rendono chiaro un certo disagio autobiografico e la disillusione presente nell'intero album - speculare al marcato ottimismo e volontà del suo precedente lavoro del 1975.

La celebrazione della notte come custode di miti e ricordi di un'adolescenza sbiadita torna in ‘Something in the night', in quello che resterà chiuso per sempre nella ‘Candy's room', nelle ‘Streets of fire' oscuro rifugio di un perdente senza meta, ormai annientato dalle troppe menzogne ingoiate e nell'invito a confrontarsi con una realtà che vuol dire anche sconfitta, nel prezzo da pagare per ‘un anello d'oro e un bel vestito blu' di ‘Prove it all night' ( 'You hear the voices telling you not to go, they made their choices and they'll never know what it means to steal, to cheat, to lie-what it's like to live and die.' ). Nella strada tempio di amori e impeto giovanile, corse in auto con una ‘Chevy del'69' e bravate (‘Me and my partner Sonny built her straight out of scratch and he rides with me from town to town . We only run for the money got no strings attached - we shut'em up and then we shut'em down') si riflette la struggente malinconia di ‘Racing in the street', che travalica il semplice significato di ‘canzone', per farsi racconto di anni lontani e unici; prima del Vietnam, di Nixon e del buio, in uno dei vertici assoluti dell'uomo di Hoboken, New Jersey. Quel buio, che avvolge la città, la rende quasi cieca e inerme di fronte al tempo che scorre inesorabile, protagonista nella title-track finale: cuore di tenebra che prende posto nell'anima; lento e minaccioso sul ciglio delle nostre vite ( ‘Lives on the line where dreams are found and lost'), mai assente, ma con squarci di luce nel cielo a chiusura di un'opera densa e matura che cerca, al di là di un consapevole pessimismo, una via d'uscita possibile.

Magari lungo l'autostrada che porta al mare e lavare, così, ‘dalle nostre mani questi peccati'.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione esplora 'Darkness on the Edge of Town' come una tappa fondamentale nella poetica di Bruce Springsteen, in cui la disillusione adulta prende il posto dei sogni giovanili. L’album riflette lotte interiori e realtà amare attraverso testi intensi e atmosfere dense, rappresentando un percorso di crescita e consapevolezza. Il rock di Springsteen si fa racconto di vite comuni, malinconiche ma dotate di speranza.

Tracce testi video

02   Adam Raised a Cain (04:35)

Leggi il testo

03   Something in the Night (05:14)

05   Racing in the Street (06:55)

06   The Promised Land (04:29)

08   Streets of Fire (04:04)

09   Prove It All Night (04:01)

10   Darkness on the Edge of Town (04:30)

Leggi il testo

Bruce Springsteen

Bruce Springsteen è uno dei simboli del rock americano, noto per la sua energia live e per i testi che raccontano la vita, i sogni e le disillusioni della working class. Dall’esordio nei bar di Asbury Park è arrivato a segnare la storia della musica con una discografia sterminata e concerti-maratona leggendari.
90 Recensioni

Altre recensioni

Di  thunder87

 Questo è a mio avviso il miglior disco rock che sia mai stato prodotto.

 Il povero vuole essere ricco, e il ricco vuole essere re, e il re non è soddisfatto finché non regna su cosa.


Di  mosesgama

 Questo è l'album più crudo, oscuro (in senso di atmosfere) e rock, che il Boss abbia mai fatto.

 Le capacità interpretative del Boss raggiungono i massimi livelli, il pezzo ci entra dentro come un proiettile.


Di  AJM

 Il barile del Boss è incredibilmente ben fornito e quello che ne tira fuori non è certo all’altezza dei dischi usciti ai tempi d’oro, ma è molto superiore a quelli pubblicati nei recenti, tempi bui.

 Quello fu un album più intimista e disilluso dei precedenti, soprattutto se paragonato con il capolavoro "Born To Run" del 1975 in cui la facevano da padrone le speranze e i sogni di giovinezza.


Di  Ancora D'Oro

 Il disco in questione è una vera porcata.

 Il succo del disco si riassume in brani che ruotano attorno ad un banalissimo accordo, massimo due.