Clint Eastwood
Ore 15:17 - Attacco al treno

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Clint se ne sbatte altamente dell'intrattenimento, della patina e delle lusinghe estetiche. Fa un film puramente politico, eppure calato nella vita normale dei suoi protagonisti, pieno zeppo di dettagli cinematograficamente quasi respingenti. Più che cinema, siamo nei paraggi del documentario giornalistico, caratterizzato da una chiave di lettura evidente, già presente nei precedenti film. Eastwood parla della necessità di eroismo nella quotidianità, parla di quell'infinita schiera di eroi normali che in due minuti possono scegliere di salvare centinaia di vite oppure nascondersi sotto un sedile ad aspettare il peggio.

Rispetto ad American sniper e Sully, fa un lavoro ancor più scarno e lineare, quasi frivolo (ma solo in apparenza) nel seguire le esperienze dei protagonisti. Ma quei dettagli banali sono necessari a dare un quadro in realtà squisitamente politico. I tre ragazzi non sono dei soldati eccellenti, non sono degli uomini fissati solo con la guerra. Sono anche loro dei "cazzoni" che si fanno selfie e si stordiscono di alcol in discoteca. Ma hanno una cosa in più, hanno le capacità e le conoscenze tecniche per intervenire in caso di emergenza. Quei tre americani salvano un treno pieno di europei che altrimenti avrebbero assistito inermi alla loro fine.

Non sono meglio di altri, non sono perfetti, anzi, vengono sostanzialmente messi ai margini dai parametri rigidi del sistema. Non sono degli americani modello come poteva essere Chris Kyle, cecchino infallibile, o Sully, pilota straordinario. Sono dei mezzi falliti, ma quando c'è da rischiare la loro vita per salvare la "patria" non hanno dubbi sulla necessità di intervenire e sono materialmente capaci di farlo. Ognuno di noi può e deve essere un eroe quando i casi della vita portano a momenti di particolare gravità.

La "Repubblica ideale" di Clint Eastwood chiede che ogni cittadino sia un pochino anche soldato, non per manie guerrafondaie, ma per pubblica utilità, per necessità di porre un argine a ciò che viene definito come "il male". Non si discute in questa sede dell'esattezza o meno di quella visione molto netta, si parla della necessità concreta di sapersi difendere. E non è ovviamente casuale che siano tre americani a intervenire. Anche un soldato mediocre può salvare centinaia di vite, ma senza quella minima preparazione probabilmente si sarebbe solo offerto come agnello sacrificale. C'è anche il caso e la fortuna, ma c'è soprattutto la coscienza della necessità di intervenire per salvare gli altri, e una minima preparazione nel farlo.

Traslando tutto questo in termini geopolitici è facile leggere la critica a un'Europa che spende poco per difendersi e ripudia la guerra come se ci si potesse offrire come bestiame ai macellai, sperando che vada tutto bene, che le minacce vengano sventate prima che diventino reali. Ovvio che il discorso è più complesso, ma sicuramente la lettura ha un suo fondamento ed è coerente con il percorso iniziato nei precedenti lavori.

Un cinema senza orpelli, senza troppa enfasi (salvo il discorso finale di Hollande), essenziale, che pone premesse ampie e da vagliare bene, per poi farle deflagrare in pochi intensissimi minuti. L'idea della provvidenza e della predestinazione non va presa alla lettera: non credo sia una visione religiosa del regista, ma una suggestione necessaria a sentirsi fondamentali per il bene comune. É un Credo, un senso di responsabilità che porta ad agire senza esitazioni quando le circostanze lo richiedono. Ed è una spinta opposta all'individualismo lassista che avanza. Serve affinché le persone si sentano determinanti per le vite degli altri, ed evitino di pensare che sia sempre e solo lo Stato a poterli e doverli salvare. Lo Stato è fatto dagli individui e sono loro a dover agire in prima persona. Non è quindi un discorso di amore per le armi, non è un'ossessione bellica, è la nitida valutazione della necessità di pesi e contrappesi per preservare la civiltà occidentale dalle minacce esterne. E questo va ben oltre la visione a stelle e strisce, è un discorso di semplice e inflessibile razionalità. E proprio perché i protagonisti non sono figure straordinarie, il messaggio socio-politico generale di Eastwood spicca in modo ancor più nitido. La storia perfetta, e reale, per rappresentare la sua Repubblica ideale. Che contempla anche il lassismo iper-consumista, pur prendendolo in giro, ma continuando a ritenere fondamentale una certa preparazione e senso del dovere quando bisogna affrontare il peggio. Come dicevano i latini, "Si vis pacem, para bellum".

(Sinceramente, cinema molto più scomodo e "coi coglioni" del calderone di polemiche preconfezionate di Tre manifesti a Ebbing)

7/10

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Commenti (Quattordici)

Dislocation
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Che quel vecchio rugoso reazionario di Eastwood sfornasse uno dopo l'altro capitoli cinematografici così ben riusciti, densi di pathos e sempre su argomenti pregnanti, beh, vent'anni fa non l'avrei mai detto.... Da sempre fieramente repubblicano, da lui ho sentito esternare concetti discutibili ma anche tesi e pareri così "avanti" e progressisti da scontentare spesso altri suoi simili, politici e non.... Quest'ultimo capitolo (ha ragione il vecchio giostrammer, è più un documentario, un'inchiesta che un film vero e proprio) calca molto la mano sulla convinzione molto calvinista e wasp, ma anche profondamente kennediana, che ognuno può concorrere al bene comune, punto di vista discutibile dal profilo dell'esecuzione pratica ma in fondo non del tutto da non condividersi, fatte salve le ovvie precauzioni che ci differenziano, ad esempio, dal cittadino medio USA, armato fino all'inutile d'ogni possibile arma anche da guerra, ragione prima per la quale a molti scatta la molla dell'attacco in cagione della difesa (vero, Traini?).
Da guardarsi come si guarda in documentario, appunto, con tanto di lieto fine. vabbé, ho detto la mia, sono anche riuscito a non cadere nel parere ideologico tout court, non mi sapevo così riflessivo....
Ah, giostrammer 5, clintistuud 3. Palla al centro.
BËL (02)
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joe strummer: Però in questo caso loro si difendono senza avere armi. Non è una questione di essere armati, ma di essere coscienti dell'importanza di agire per difendere se stessi e gli altri. E' un credo, una visione ideale dello Stato
Dislocation: Lo è, lo è.
Dislocation: E' che, in qualche maniera, volevo esternare lo straniamento di chi conosce il clintistuud per quello che è, l'ho già detto, nella vita e per le sue convinzioni politiche, ma non riesce a fare a meno di gradirne, in senso estetico e anche esteso, le opere, con alti e bassi, è certo, ma comunque sempre al di sopra di un certo livello.... E quel chi son io.
joe strummer: Infatti all'inizio non avevo apprezzato American Sniper... Poi vendo Sully ho capito anche il film precedente
NeKro
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Il mio sogno è di invecchiare e di diventare stronzo come Clint in Gran Torino. Mia moglie dice che sono sulla buona strada.
BËL (04)
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Dislocation: Escludendo a priori che abbiamo una moglie in comune.... i loro pareri sui rispettivi mariti coincidono pericolosamente.
Falloppio: Figo diventare stronzo. Lo voglio anche io....... :)
NeKro: Non è facile! Un po' ci si nasce, un po' lo si diventa col tempo e dedizione
lector: Io mi sono portato avanti col lavoro: sono già stronzo da un bel po'.
Falloppio: Che invidia !!!! Mi sento già uno stronzo.....
Dislocation: Dite che l'acre odore di sterco fresco che emetto sempre più spesso sia dovuto all'incipiente stronzaggine? Sappiate che mi dedico con cura e scrupolo alla mia igiene personale, per cui....
Giorgio Gaber - L'odore (Storie del signor G)
Cialtronius: Se uno è stronzo, da vecchio diventa più stronzo.
Dislocation: E mica sempre, se, ad esempio, folgorato sulla via di Damasco.... Ma che ne parlo a fare con te? :-)
NeKro: Di sicuro non si guarisce^^'.....si peggiora e basta. Il valore aggiunto che con la vecchiaia puoi fare lo stronzo in posti dove prima non potevi farlo: in posta, in sala d'attesa del medico, ecc
Dislocation: Nei cantieri stradali, davanti alla posa dei tubi dell'acqua......
joe strummer
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Anatoly
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Visto ieri, bellissimo. Il cortocircuito tra realtà e finzione diventa definitivo ed estremizzato rispetto alle opere precedenti, ed è estremamente coerente con la sua visione dell'eroismo, che altro non è che la definizione di gesta di grande coraggio da parte di cittadini ordinari e normalissimi che compiono atti straordinari nel momento del bisogno (come Sully, appunto, come qui). Bellissima soprattutto la prima parte, piena d'affetto nei confronti dei protagonisti ed anche toccante a tratti.

Volevo fare la recensione ma mi ha battuto sul tempo figlio di puttana.
BËL (02)
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joe strummer: ahahaha, sono arrivato a casa in adrenalina e l'ho buttata giù a letto :))
Anatoly : Comunque sono molto d'accordo anche con la stoccatina finale a Ebbing, Dio ci preservi Eastwood ancora a lungo. In attesa della prossima uscita del film dell'altro grande vecchietto Polanski e del commiato di Daniel Day Lewis sempre in queste settimane :)
joe strummer: Ovviamente la maggior parte della gente (e dei critici) non capirà questo film
Anatoly : Sì chiaro, è già evidente in questi giorni. Ma niente d'inaspettato.
joe strummer
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Falloppio
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Grande Joe. Complimenti. Il voto all'opera in futuro.
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lector
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Il vecchio Clint: non condivido nessuna delle sue idee eppure lo amo follemente.
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zappp
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Clint 88 anni.....che Dio o chi per lui lo conservi a lungo
BËL (01)
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Dislocation: Opterei per la formaldeide, allora.
zappp: qualsiasi cosa, vederlo cosa in forma fa stare bene
NeKro: L'unica volta che ho temuto per la sua salute è quanto ha fatto I Ponti di Madison County^^'
zappp: in che senso?
NeKro: Nel senso che in quel film era irriconoscibile....sembra una roba alla Richard Gere^^'
Dislocation: Eh, istuud in versione riciargiir non si può leggere......
zappp: un bel film i ponti..
Almotasim
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Ottima recensione e valutazioni centrate e condivisibili. Non l'ho visto, ma Eastwood fa un po' il George W. Bush col sistema del terrore. Pero' e' attore e regista formidabile. Per il resto sono nella stessa barca di Nekro e Dislo.
BËL (01)
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Chainsaw
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Oh che bello. Sono d'accordo in tutto. Però secondo me il messaggio di Clint è più qualcosa del tipo "il cittadino dovrebbe fare così e non cosà" che "gli americani fanno così mentre gli europei si limitano a fare cosà", ma forse è solo perché non amo un certo tipo di metafora.
BËL (00)
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joe strummer: Per me entrambe, la seconda è più velata sicuramente
Chainsaw
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Per la cronaca: se non sbaglio negli ultimi dieci anni Eastwood è libertario, non repubblicano. Cioè sempre un conservatore, ma isolazionista e non guerrafondaio alla Bush (le due tendenze principali del conservatorismo americano sono sempre queste due, non si scappa).
BËL (00)
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Dislocation: Libertario o repubblicano? Un bel rebus, davvero..... Dormiremo, stanotte, Chain?
Chainsaw: Ah era più una precisazione noiosa la mia, non serviva certo per far cambiare opinione a qualcuno
Dislocation: Eddai, l'avevo capito, volevo sgranchirti l'orchite.
IlConte
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Fascio non fascio, repubblicano o libertario (dice bene Chainsaw a mio parere) Clint fa ottimi film ed è più vero di tanti altri (fa pure poca fatica). Lo vedrò spero, tu sempre bravo davvero.
BËL (01)
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spiritello_s
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Ho sentito dire che ne faranno una versione italiana diretta da Moccino. Si chiamerà "Attaccati al tram".
BËL (02)
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Dan Erre
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Eastwood gira ottimi film soprattutto perché ha le idee chiare, una leva che gli consente di essere visionario, pur senza essere lisergico. Ha trovato un perno, ormai da moltissimi anni, e il suo cinema gira su quello. Non problematizza se non superficialmente. Taglia a fette la psicologia umana, ma in questo ricorda Hitchcock, i cui film "psicologici", da "Marnie" a "Io confesso", sono molto semplici, ma funzionano per il suo cinema d'azione.
BËL (00)
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