E’ questo attualmente il terzultimo album dei Colosseum, progetto rock venato di jazz e di blues che si sta rivelando estremamente tamugno (dal latino tam magno) visto che continua tuttora il suo cammino musicale pur perdendo purtroppo un “pezzo”, un musicista ad ogni giro. Stavolta, e siamo nel 2014, se n’è andato all’altro mondo il sassofonista: uno molto bravo, anzi il mio suonatore di tenore e soprano preferito in forza della sua creatività melodica, flessibilità di suono, gusto ritmico e di accentazione… tutto.
Dick Heckstall Smith non è realmente sostituibile ai fiati, ci prova qui Barbara Thompson che è poi la moglie del batterista e capogruppo Jon Hiseman, nonché tanti anni prima la giovane bionda bianco vestita in copertina su “Valentyne Suite” il loro album più noto di oltre mezzo secolo prima. Non scoppia di salute neanche lei, soffrendo di un Parkinson che pervicacemente la accompagnerà fino alla morte avvenuta nel 2022. Ma di fiato e tecnica qui la signora Hiseman ancora ne ha da vendere, peccato che il suo stile risulti… mainstream; soprattutto, tende a soffiare troppe note in quel boccaglio, e troppo velocemente. Il supporto del sassofono in quest’album risulta perciò professionale, pure virtuosistico ma inevitabilmente non paragonabile alle pennellate, ai colpi di genio del predecessore della biondissima Barbara.
A partire da questo, ma non solo per questo il disco risulta buono e degno, però inferiore ai precedenti. A parte i break di sax non più strepitosi, cala di un tot l’ispirazione generale, si diradano quei momenti magici così generosamente presenti su “Bread & Circuses”(1997) e in particolar modo “Tomorrow’s Blues” (2003), le fantastiche opere del rilancio di carriera a cavallo di fine secolo.
Segnalo senz’altro “The Way You Waved Goodbye” con un bell’assolo rock blues del chitarrista Clem Clempson, poi la riconoscente “Dick’s Licks” col gruppo che saluta il suo grande collega scomparso attraverso una melodia in stile Jack Bruce. Il cantante e la nuova sassofonista si fanno in quattro per stare nello stile di chi non c’è più, rispettivamente Chris Farlowe verso Jack copiandone la tipica enfasi vocale e la Thompson verso Heckstall Smith, inseguendone l’inimitabile economia ed imprevedibilità di fraseggio.
W le donne in questa uscita dei Colosseum, dato che oltre alla moglie il leader Hiseman coinvolge anche la loro figlia Ana Gracey ai cori e in qualche passaggio solista. In aggiunta dà una grossa mano al microfono, ancor più del solito, il bassista Mark Clarke eccellente musicista pure lui. Il suo compare Clempson spicca ancora nella strascicata “You Just Don’t Get It” sfoggiando un insolito, per lui, stile fusion.
Il disco finisce con una chicca dal vivo, la cover di un capolavoro dello stesso Jack Bruce già evocato in precedenza: s‘intitola “Morning Glory” e l’originale sta in “Harmony Row”, miglior disco solista del compianto bassista e cantante dei Cream, prima ancora compagno di gruppo di Jon Hiseman a metà degli anni sessanta.
La classe immensa di questo sestetto si estende per TUTTE le loro undici opere, non solo le tre o quattro iniziali di gioventù che rimangono le più notorie. Dischi come questo possono essere fuori tempo massimo, ok, ma sono invero colmi di buona musica, di gusto, alchimia, passione ed abilità. Colosseum è una realtà musicale che, se interessa, conviene possedere e coltivare per intero. Ancor di più se la si conosce bene per quelle gesta iniziali ma la si è poi persa di vista.
Non fra i loro dischi migliori questo qui, sicuramente, ma avercene.