"Pubic Fruit" ovvero l'unione dei primi tre LP dei Curve, la band/duo formata da Dean Garcia e Tony Halliday. Reduci dal successo ottenuto con il loro primo lavoro "Doppelgänger" nello stesso anno, il '92, esce quest'album - compilation contenente le loro prime sperimentazioni del '91 che permisero al duo di poter proseguire nella loro (breve) carriera. Si parte con "The Blindofld EP" ed è già una vera sorpresa entrare in contatto con quattro tracce musicali così diverse da loro, spaziando dal rock, al grunge, all'elettronica, i bassi potenti (a volte fastidiosi); e così tra una composizione e un'altra risuona il ricordo e la volontà di continuare l'ondata dream-pop alternativa molto in voga in quel tempo, contaminata con qualche ritornello rap ("Ten Little Girls"), a volte rock ("I Speak Your Every Word"), il parlato a tratti impercettibile ("Blindfold", a mio avviso una delle migliori tracce), l'elettronica ("No Escape From Heaven").
Si continua con "The Frozen Ep" e già il titolo è un programma (se escludiamo la carica esplosiva di "Coast is Clear"): presenza di tracce molto più cupe, lente, a volte riecheggianti un dolore, un incubo, altre volte un qualcosa proveniente da tribù ("Zoo"). Il sound rimane comunque piuttosto personale e si lascia ascoltare. Infatti più volte la pecca degli album dei Curve è stata la loro voglia di strafare, inebetendo l'ascoltatore, peccando di presunzione nell'ambito Shoegaze, così facendo hanno perso gran parte di quel piccolo successo che avevano maturato, dando inoltre l'occasione ad altre band di raccogliere ciò che avevano seminato, con il risultato, non più riuscito, di riacquistare i loro fans che album dopo album rimanevano sempre più delusi.
Ma i Curve di "Pubic Fruit" invece sono integri e nonostante le loro sperimentazioni a volte così diverse hanno davvero il potere di farti allontanare dalla realtà e immedesimarti in un'atmosfera estranea, elettronica, spaziale, eterea. Si continua, infatti con l'ultimo Ep "The Cherry EP" : "Clipped" (inserita poi in "Doppelgänger") ci prepara al viaggio che pian piano intraprenderemo, passando attraverso "Die Like A Dog" in cui la voce si fa sempre più sottile lasciando spazio a un vero frastuono di suoni; è la volta della prima tappa di questo fantasioso tour tramite "Galaxy", in cui suoni lontani si mescolano sapientemente tra loro non rinunciando mai alla vena elettronica. Un merito e forse più di uno va, invece, alla title track ("Cherry") meritandosi tutti i miei complimenti per la straordinaria potenza e versatilità con cui avviene il passaggio dal sussurrio quasi scandito ad una vera e propria scatenante violenza, che sembra farti scorrere nella mente immagini surreali che si compongono davanti gli occhi mentre la barriera sonora viene infranta lasciandoti senza fiato. Un brivido mi scorre dentro ed è quasi magia. L'ultima traccia "Faît Accompli", qui presente in "Extended Mix" nulla aggiunge alla versione già presente nel loro primo lavoro.
Un misto d'ingredienti ben selezionati per l'entrata nella scena alternativa di questo gruppo. Peccato per le loro future scelte e per l'allontanamento da questo genere (forse un po' troppo abusato). Ciò non toglie che un ascolto lo meritano e sicuramente farebbe ancora piacere a qualcuno che siano ancora attivi musicalmente, magari con qualcosa che si avvicini e continui con i loro esordi.