Copertina di Cynic Focus
emanuele

• Voto:

Per appassionati di metal tecnico, progressive e death metal, musicisti interessati a virtuosismi, fan di metal d'avanguardia e fusion
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LA RECENSIONE

Il 1993 fu anno di svolta per il metal violento e pirotecnico, vide infatti luce una delle opere musicali più complesse ed originali mai concepite dalla musica moderna, sto parlando dell'album "Focus", prima ed unica creatura nata dal progetto Cynic (se si escludono i vari demo), band composta da alcuni dei migliori musicisti (tecnicamente parlando) che vantava alla voce Paul Masvidal, alle chitarre Jason Gobel, al basso Sean Malone e alla batteria Sean Reinart: partendo da una base tipica del Death metal di matrice americana, la band californiana decise di creare un disco nel quale convivessero armoniosamente i generi più vari, passando oltre che per il death, anche per il progressive di derivazione Watchtower e Rush, senza disdegnare parti semi acustiche vicine al jazz e alla fusion; altra particolarità dell'album che tanto fece scalpore, fu l'utilizzo di parti vocali filtrate, che si andavano ad accostare al particolare, nonché bello screaming del chitarrista/vocalist Masvidal.

L'album, diviso in soli 8 episodi musicali, viene per la maggior parte sviluppato su linee di basso e parti batteristiche assolutamente fuori dal comune: sono proprio Malone e Reinart dunque a giostrare ritmiche e melodie dell'album, che risulteranno essere sempre serrate e pesanti. Il disco comincia con "Veil Of Maya", canzone aperta da clean voice e parti filtrate, che sorrette dai vari strumenti ci accompagnano in un viaggio musicale al limite dell'immaginabile; parti violente e tirate vengono alternate ad altre più intime e delicate, quasi dolci, sempre suonate con una classe invidiabile. "Celestial Voyage", proprio come recita il titolo, risulta essere un viaggio celestiale nella musica: voci sovrapposte, accompagnate da rocciosi riff e da una ritmica possente e pesante e parti acustiche, vi terrano compagnia per 3 minuti e 36 di pura follia. Si passa così a "The Eagle Nature", canzone più vicina al death, non fosse per le onnipresenti parti vocali filtrate, che si presenta come track più violenta nella prima parte, per poi placarsi per qualche attimo nei momenti centrali, che ci riconducono poi ad un'esplosione di passione senza precedenti. Arriviamo così alla canzone che più si distacca dai canoni deathster, ma che invece rappresenta l'anima progressive del gruppo: "Sentiment", nella quale la totale mancanza del caratteristico growl e la ricchezza di cambi di tempo, ma anche la presenza di tempi dispari e le varie evoluzioni strumentistiche accompagnate da alcuni vocalizzi femminili, fanno di questa song una delle più riuscite di tutto l'album.

Le due successive canzoni rappresentano la coppia migliore: la prima "I'm But A Wave To...", si presenta come canzone, che vuole anche esplorare territori vicini al dark nel suo intro, per poi accelerare e diventare un puro pezzo di death, accompagnato come al solito da parti più vicine al prog metal; la seconda track è invece quella che più mi ha appassionato: "Uroboric Forms", partenza velocissima, un crescendo di passioni travolgeranno l'ascoltatore. La canzone, condotta fantasticamente dalla doppia cassa di Reinart e dallo scoppiettante basso di Malone, rappresenta sicuramente l'episodio più riuscito di tutti; ottima la parte centrale, con una lode al gruppo, che riesce a costruire atmosfere crepuscolari e tetre. La seguente "Texture", risulta essere uno dei più arzigogolati strumentali mai scritti, nel quale tutti gli elementi del gruppo mettono al servizio della melodia (al limite tra prog e fusion) la loro eccelsa preparazione strumentale. La conclusiva "How Could I", torna invece su territori più propriamente death/prog, andando a chiudere il disco nel migliore dei modi, presentandosi come track tirata e veloce, dalla violenza inaudita.

Il disco è finito, ma vorrei spendere altre due parole prima di tutto sulla qualità della registrazione, veramente ottima per il tipo di disco, e poi vorrei sottolineare la prestazione da brivido data dai musicisti, con una nota di lode al duo Malone/Reinart, come al solito in grado di emozionare come altri pochi musicisti sanno fare. Fondamentale per tutti coloro che amano la musica suonata con tecnica e cuore.

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Riassunto del Bot

Focus dei Cynic, uscito nel 1993, è un album culto che fonde death metal e progressive, arricchito da influenze jazz e fusion. La tecnica dei musicisti, specialmente il duo Malone/Reinart, è straordinaria. Le tracce alternano passaggi violenti a momenti di grande delicatezza, con un sound unico e innovativo che ridefinisce i confini del metal. L'ottima produzione valorizza ogni dettaglio, rendendo l'album imprescindibile per gli appassionati di metal tecnico e d'avanguardia.

Tracce testi video

Cynic

Cynic sono una band statunitense di Miami (Florida) guidata da Paul Masvidal. Debuttano con Focus (1993), pietra miliare del technical/prog metal, quindi tornano con Traced in Air (2008), Kindly Bent to Free Us (2014) e Ascension Codes (2021). I membri storici Sean Reinert e Sean Malone sono scomparsi nel 2020.
15 Recensioni

Altre recensioni

Di  The_Bassist

 Questo è sicuramente il miglior album che io abbia mai ascoltato.

 Senza dubbio un'opera che arricchirebbe anche, e azzardo un soprattutto, i non cultori del metal.


Di  paperino

 Focus è tutto e il contrario di tutto, l'ipnosi prima della fine, la sensazione di sogno che ci assilla appena svegliati.

 Questa è l'esperienza più incredibile della vostra vita.


Di  lipap

 "Focus è un album eccezionale e davvero non catalogabile in nessun genere in particolare."

 "Il cantato di Paul Masvidal è l'elemento distintivo dei Cynic, tra vocoder e voce death."