Copertina di Cypress Hill Cypress Hill
Michoos What

• Voto:

Per appassionati di hip-hop, amanti del funky e del rap anni '90, fan della scena west coast e degli stili musicali fusion.
 Dividi con...

LA RECENSIONE

Nebbione artificiale clamoroso, sorrisi durban's a mò di paresi, teste e ginocchia ciondolanti.

Sarà stato perchè l'atmosfera era quella giusta, sarà stato semplicemente perchè quella sera, quell'ondata funky ci travolse tutti, ecco, credo che fu proprio allora che capii che i Cypress Hill non erano solamente l'ennesimo gruppo hip-hop targato U.S.A, bensì una sorta di gruppo di "fusione". L'alchimia che hanno creato questi quattro (solo dal '94 è stato arruolato Eric Bobo l'ex Beastie Boys), dagli inizi degli anni '90 ad oggi, è stata a dir poco magica.

Campionamenti funky (filtrati dal disc jockey Muggs), due mc's dai timbri vocali notevolmente diversi tra loro (uno che pare cantare con la molletta al naso tale B-Real; l'altro più "normale" tale Sen Dog), psichedelia e ritmi latino-americani, uso inverosimile di marijuana come fonte ispiratrice dei loro testi. Questi sono gli espedienti usati dalla "Collina dei Cipressi" nel loro primo omonimo disco. Non ci sono teschi in copertina, non ci troviamo nemmeno quelle sonorità cupe, allucinate e rockeggianti che ci hanno abituato a sentire nei successivi lavori. Quest'album però, secondo me, resta un classico assolutamente da avere. Quello che ti libera nei movimenti, quello da party esagerato, quello divertente e spocchioso.

Vogliamo iniziare a parlare di quella che poi sarà una cover strabordante degli amici Rage Against The Machine? Allora eccovi serviti: "How I Could Just Kill a Man" letteralmente: come potrei uccidere un uomo (domanda che spesso riecheggiava per le strade di Los Angeles, sconvolte da sparatorie e faide tra gang). Vogliamo parlare del singolone "The Phuncky Feel One" e del suo incedere così dannatamente trascinante? Ce ne sarebbero da citare almeno altre cinque o sei, ma forse capirete stesso voi che qui c'è un bel pò di roba che manda decisamente a funk(ulo) un sacco di dischi hip-hop. Dal sabor latino la parte finale con la memorabile "Latin Lingo" e la breve "Tres Equis"(cantata in spagnolo), intramezzate ancora una volta dall'ennesima bordata funky, per l'appunto: "The Funky Cypress Hill Shit" che per educazione non traduco.

Che dire ancora, magari qualcuno di voi obietterà che quest'opera non raggiunge mai e poi mai i livelli siderali dei suoi successori (soprattutto riguardo ai capitoli III e IV), ma per me resta pur sempre l'album della rinascita della scena West Coast, un concentrato di innovazione che non si era mai sentito prima.

Ora non vi resta che prenderlo, metterlo sù e divertirvi.

Carico i commenti...  con calma

Riassunto del Bot

La recensione celebra il primo album omonimo dei Cypress Hill come un classico imprescindibile per gli amanti dell'hip-hop. Il disco si distingue per la sua alchimia unica di funky, ritmi latino-americani, e testi ispirati alla cultura della West Coast. Brani come "How I Could Just Kill a Man" e "Latin Lingo" sono evidenziati come pietre miliari. Pur non raggiungendo l'apice dei lavori successivi, questo album è definito una rinascita e un'innovazione per la scena hip-hop americana.

Tracce testi video

02   How I Could Just Kill a Man (04:08)

Leggi il testo

03   Hand on the Pump (04:03)

Leggi il testo

04   Hole in the Head (03:33)

05   Ultraviolet Dreams (00:41)

06   Light Another (03:17)

07   The Phuncky Feel One (03:28)

08   Break It Up (01:07)

10   Stoned Is the Way of the Walk (02:46)

Leggi il testo

11   Psycobetabuckdown (02:59)

Leggi il testo

12   Something for the Blunted (01:15)

14   The Funky Cypress Hill Shit (04:01)

16   Born to Get Busy (03:00)

Leggi il testo

Cypress Hill

Cypress Hill è un gruppo hip hop statunitense originario di South Gate (Los Angeles), formato da B-Real, Sen Dog e DJ Muggs; dal 1994 si unisce il percussionista Eric Bobo. Debuttano nel 1991 con l’album omonimo, raggiungono il successo mondiale con Black Sunday (1993) e spingono su atmosfere oscure e sperimentali con III: Temples of Boom (1995). Hanno esplorato anche il crossover rap/rock.
05 Recensioni