Album bellissimo e molto sottovalutato. C’è molto dei precedenti (il Fusion, la melodia napoletana e tanta poesia) ma anche del nuovo, come alcuni accenni World che saranno più forti nei due successivi. Un Pino innovativo ed ancora grande, con alle spalle l’ennesimo cast di musicisti d’eccezione (Joe Amoruso, Rino Zurzolo, Mel Collins, Alphonso Johnson, ecc.). di più
Magniloquente quadro fiabesco, tra jazz, progressive e poesia. Capolavoro, per me. di più
Gran disco, sulla scia del monolitico debut ma più Jazz e sperimentale. È quello dei primi KC che ascolto “meno” (notare le virgolette), ma anche qui i pezzoni abbondano: “Cadence and Cascade”, title-track e la sinistra (non un caso) e abissale “The Devils Triangle” sono tra il meglio del loro repertorio, ad esempio. di più
Uno di quei gruppi il cui nome (fantastico) descrive perfettamente l'essenza della musica da esso proposta. A dir poco 'ccezionali. di più
Il primo amore non si dimentica mai. di più
Il primo LP che ho comprato. Non il migliore lavoro degli Stones (massacrato dalla critica, ripudiato da loro stessi e nemmeno il mio favorito), rimane comunque un disco unico e un passaggio fondamentale per la musica del gruppo e del Rock in generale. di più
La più scatenata scarica elettrica degli Alla Cazzo Di Cane. Bello, sarà che sono nel mood giusto, ma bello. Scontato e semplice, solo e soltanto rock'n roll elettricissimo e scatenatissimo e durissimo ma bello. Mi sa che è quello loro che mi piace di più insieme a Let There. Essendo tutto uguale, ha il merito di non avere pezzi minori, riempitivi o cali di tensione, le canzoni sono tutti rock'n roll molto fichi, tutti sul medesimo livello, forse anche più che nei due dischi precedenti, "Powerage" è un bel blocco di granito. Ci si diverte ad ascoltarlo. di più
Quando sarò cenere, sia questo album tumulato assieme alle mie spoglie di più
Il disco più grezzo dei Maiden, più del precedente. "Killers" è un ponte, o almeno così lo sento, tra l'Hard-Rock anni '70 e l'Heavy Metal-poco Heavy (o NiuUeivovbritiscevimedal) degli anni '80. Questi Maiden sono molto più concisi e diretti rispetto ai dischi successivi, e sono tremendamente efficaci, pur avendo sempre una certa "raffinatezza" di fondo, nelle melodie e nelle strutture dei brani. E poi c'è il loro lato cartoonesco-orrorifico che mi fa tanta simpatia, la solita strepitosa copertina, le tematiche cupe-horror e le citazioni letterarie (stavolta tocca a Poe) riportate in un'atmosfera mai seriosa, il tutto sublimato nella title-track che è la mia preferita del disco. Non che mi piaccia tutto (trovo le due strumentali assolutamente prescindibili, non mi dicono un cazzo, per dirla poeticamente) ma è un disco bello solido con parecchi bei pezzi ("Murders in the Rue Morge" "Wratchild" "Twilight Zone" che è un gioiellino e altre). di più
5 bolas di più
Il meglio del metalcore moderno, secondo il mio giudizio personale. di più
Con questi bassi ci potete tranquillamente arare la vigna di più
Una valida scrittrice di thriller e gialli, ma anche un'ottima poetessa di più
Il gigante sforna un discreto lavoro. Siamo lontani dal passato, ma come non gli si può voler bene! di più
L'amore nella decadenza, la bellezza nella corruzione. Immensi. di più
Il miglior gruppo post-punk di sempre. di più
Disco in cui la fase calante (che già si affacciava in vari pezzi meno riusciti di "Graffiti..." giustificabili però con l'abbastanza comune sindrome da doppio album) si fa per la prima volta sentire con prepotenza, in più è registrato in un momento pessimo per le condizioni psico-fisiche di tutti i membri della band (tranne forse John Paul ? Boh) eppure in alcuni brani la strascicata sofferenza e la cupezza del momento, perfino la svociata ugola di Plant, unita all'ovvio mestiere di una band del genere, diventa quasi un valore aggiunto per brani come "For Your Life" "Nobody's Fault But Mine" e il lento, lumacoso blues di "Tea For One", tutti brani più che validi. Poi c'è "Achilles Last Stand" che è un colpo di coda pazzesco, hard-rock "maturo" e con un Page straordinario (tutta la band a dire il vero, incluso l'effetto svociatura di Roberto) che è la summa del "mood" di "Presence" e ne è naturalmente anche la vetta qualitativa. Il resto è puro riempitivo, tre canzoni delle quali la più carina è decisamente "Royal Orleans" mentre le altre due sono onestamente meno che "un tipo" e abbastanza dimenticabili. Notare come siano andati sul sicuro, qui, abbandonando le sperimentazioni e l'eclettismo dei due dischi precedenti (soprattutto) e concentrandosi sul Rock-Hard-Blues come approdo sicuro. Con tutti i suoi difetti "Presence" è un disco con alcune cose molto valide. di più
Mi fanno veramente schifo, e trovo allucinanti i loro video di più