Disco in cui la fase calante (che già si affacciava in vari pezzi meno riusciti di "Graffiti..." giustificabili però con l'abbastanza comune sindrome da doppio album) si fa per la prima volta sentire con prepotenza, in più è registrato in un momento pessimo per le condizioni psico-fisiche di tutti i membri della band (tranne forse John Paul ? Boh) eppure in alcuni brani la strascicata sofferenza e la cupezza del momento, perfino la svociata ugola di Plant, unita all'ovvio mestiere di una band del genere, diventa quasi un valore aggiunto per brani come "For Your Life" "Nobody's Fault But Mine" e il lento, lumacoso blues di "Tea For One", tutti brani più che validi. Poi c'è "Achilles Last Stand" che è un colpo di coda pazzesco, hard-rock "maturo" e con un Page straordinario (tutta la band a dire il vero, incluso l'effetto svociatura di Roberto) che è la summa del "mood" di "Presence" e ne è naturalmente anche la vetta qualitativa. Il resto è puro riempitivo, tre canzoni delle quali la più carina è decisamente "Royal Orleans" mentre le altre due sono onestamente meno che "un tipo" e abbastanza dimenticabili. Notare come siano andati sul sicuro, qui, abbandonando le sperimentazioni e l'eclettismo dei due dischi precedenti (soprattutto) e concentrandosi sul Rock-Hard-Blues come approdo sicuro. Con tutti i suoi difetti "Presence" è un disco con alcune cose molto valide.
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