Stesso discorso (e voto) di “El bandolero stanco”. di più
È una vita che io fuggo viaaaaaaaaaaaaa. Un passo avanti a Nuovi rimedi per la miopia ma manca un po' di scazzo che troverà nel successivo e ultimo Cristian Bugatti di più
Il capolavoro nascosto della psichedelia italiana di più
Ringrazia Battisti piuttosto che sfotterlo...che senza di lui eri una nullità totale di più
Fino a Colony solo grandi dischi. Fino a Come Clarity compreso, si ascoltano con piacere. Dopo solo merda fumante. di più
Un passo indietro rispetto allo straordinario disco di due anni precedente, ma comunque bello e ben curato. Quasi 4,5 di più
Dopo l'artisticamente poco fruttuosa vacanza brasiliana ad Hackett nel 1982 è toccato ricominciare a stressarsi e a litigare con la Charisma. Il risultato è questo disco, uscito l'anno seguente, dalla gestazione travagliata e che sarà l'ultimo pubblicato per la storica etichetta di Stratton-Smith (che all'epoca credo gestisse ormai ben poco...). "Highly Strung" mi piace, è un bel disco tutto sommato, superiore non solo a "Cured" (che grazie ar ca) ma per me anche a "Defector" e non mi preoccupo a dirlo. In parte segue ancora una strada molto pop ma molto meno e più raramente che nel precedente. I suoni, quando non sono troppo popposi-plasticosi, sono brillanti, vivaci, decisi, come la chitarra di Hackett che qui torna a fare più di un figurone. Insomma già solo "Casino Royale" (che diventerà un classico delle scalette live di Stefano) si mangia "Cured" e se vogliamo parlare di pop ottantoso "Cell 151" con la sua prima parte molto pop-ruffianosa comunque piscia in testa al pop-curediano. Tutti i pezzi più pop stanno al centro del disco e se "Weightless" e "Walkin Through the Walls" sono scarsine (le uniche del disco a non piacermi) apro l'armadio e tiro fuori lo scheletro: a me piace "Give it Away" la cosa più poppettosa-plasticosa mai fatta da quest'uomo. Tutto il resto sono brani di buonissima caratura ("India Rubber Man" è una delizia, "Group Theraphy" ottima e così via). Bel disco, per me. di più
Edoardo Bennato & la fiera della merda, parte 3. Le due precedenti parti sono state prese dalle innominabili ciofeche del 1998 e 2003. E ricordiamoci che costui è sempre lo stesso di “Io che non sono l'imperatore”... di più
Hackett do Brasil (parte prima). Uscito stressato e in overdose di aspirina dal tour di "Defector", Stefanuzzo decide di rifugiarsi insieme a Kim nel paese natio di lei, il Brasile, e rilassarsi bello bello per qualche mese, magari scrivendo un po' di canzoni tra un drink, un bagno e una scopata. E si, questo suo primo disco brasiliano (nessuna influenza musicale, è stato concepito e scritto lì) non è granché. Si sente che è il tipico album ultra-rilassato di un artista che fa musica in un momento sereno e senza impegnarsi troppo, così, a tempo perso. Anche Kim era in vacanza, nessun dipinto per copertina, solo una foto da lei scattata al marito, dove dall'espressione di Steve si evince la vastità del cazzo che gliene fregava di impegnarsi troppo a comporre, in quel momento. Ma questo tipo di pop leggero-leggero a lui non viene bene e l'album è zeppo di canzoncine molto scialbe (la più carina è "Hope I Don't Wake Up" anche se sembrano, per dirne una, gli Yes, quelli più o meno coevi ovviamente). Steve se lo canta da solo (orribile scelta) e infatti si salvano gli strumentali: bella "Air-Conditioned Nightmare" e il già all'epoca tipico brano per chitarra classica ("Cradle of Swans") che alzano il livello di un album tra i suoi peggiori in assoluto. Un paio di brani potevano esser meglio, forse, ma non sono stati, il resto è pop mediocre con orribili coretti e parti cantate. di più
È ingiusto! Lo odi a prescindere per quelle canzoncelle da falò tipo La canzone del sole ma appena approfondisci scopri perle come Anima latina, Don Giovanni, Umanamente uomo, CSAR, La sposa occidentale, Una donna per amico, Il mio canto libero e lo ami alla follia... veramente Lucio, sei proprio bastardo...E PIGNOLO! di più
Possibile che sia un bel disco? Io dico yesssssss!! di più
Colui che ha tenuto viva la canzone d’autore italiana nei difficili anni novanta. di più
Gruppo svedese goliardico con sonorità prevalentemente dance. Una versione non rock dei bloodhound gang senza la possibilità di capire i testi. Il più alto canta, spesso in falsetto, il più basso rappa, il biondino non ho capito cosa faccia e dj hunk, quello a torso nudo, fa le basi.
Molta attenzione anche ai video in cui non manca la più celebre materia prima svedese. di più
un passo indietro rispetto allo straordinario "la disciplina della terra", ma comunque strepitoso. quattremmezzo, "c'è tempo" e "il bacio sulla bocca" i capolavori del disco, senza dubbio. di più
merdaccia anche questa! un poco gradevole "putipù". il resto è da evitare come la peste. di più
-Bravo e bello
- Punti di vista di più
Uno che scrive buone canzoni, poco modesto ma non se la tira neanche eccessivamente. Ah, A casa tutto bene di più
Rivalutato, nulla di particolarmente eclatante ma comunque un disco “sopportabile”. Nettamente meglio di tutti gli altri dischi degli ultimi trent’anni. 6/6,5 di più
"Jazz" ha tre cose: "Don't Stop Me Now" (appiccicosa come il miele, maledetta, una bomba come pop-song devasta-classifiche) "Bycicle Race" e "Fat Bottom Girls". Tre singoli azzeccatissimi. Il resto, perdonatemi, passa dall'orrido al noiosissimo, io questo disco non riesco ad ascoltarlo, escluse quelle tre. Tre singoli perfetti, disco però bruttarello, il primo bruttarello dei Queen. di più
Il bell'esordio dei Queen. Pasticci kitsch, hard-rock, pop, glam, ballad un po' de tutto ma era una band divertente e che sapeva scrivere qualche gran canzone, a patto che uno digerisca l'impasto. E i coretti. Tipo "Fairy King", quanto è esageratamente pacchiana in più di un momento "Fairy King" eppure è bella mi piace un sacco, i Queen sono così, hanno preso da qui e da lì, mai originali davvero eppure così personali, in positivo o in negativo fate voi, che sono tra le band più facilmente riconoscibili dopo mezza nota di qualsiasi pezzo. Ah e la voce di Mercury, vabbe. Questo disco secondo me parte col botto poi cala alla distanza ma è un valido debutto, ci sono singoli azzeccati ("Keep Yourself Alive" ma con i singoli difficilmente cannavano, anche negli anni peggiori) pezzi un po' troppo pasticciati e appesantiti anche per i loro standard ("Liar") e una delle canzoni più fiche in assoluto della band "Great King Rat", pezzo forte di questo primo disco omonimo. Però... "Fairy King"... che mirabile kit-scheria. di più