Edoardo Bennato & la fiera della merda, parte 3. Le due precedenti parti sono state prese dalle innominabili ciofeche del 1998 e 2003. E ricordiamoci che costui è sempre lo stesso di “Io che non sono l'imperatore”... di più
Hackett do Brasil (parte prima). Uscito stressato e in overdose di aspirina dal tour di "Defector", Stefanuzzo decide di rifugiarsi insieme a Kim nel paese natio di lei, il Brasile, e rilassarsi bello bello per qualche mese, magari scrivendo un po' di canzoni tra un drink, un bagno e una scopata. E si, questo suo primo disco brasiliano (nessuna influenza musicale, è stato concepito e scritto lì) non è granché. Si sente che è il tipico album ultra-rilassato di un artista che fa musica in un momento sereno e senza impegnarsi troppo, così, a tempo perso. Anche Kim era in vacanza, nessun dipinto per copertina, solo una foto da lei scattata al marito, dove dall'espressione di Steve si evince la vastità del cazzo che gliene fregava di impegnarsi troppo a comporre, in quel momento. Ma questo tipo di pop leggero-leggero a lui non viene bene e l'album è zeppo di canzoncine molto scialbe (la più carina è "Hope I Don't Wake Up" anche se sembrano, per dirne una, gli Yes, quelli più o meno coevi ovviamente). Steve se lo canta da solo (orribile scelta) e infatti si salvano gli strumentali: bella "Air-Conditioned Nightmare" e il già all'epoca tipico brano per chitarra classica ("Cradle of Swans") che alzano il livello di un album tra i suoi peggiori in assoluto. Un paio di brani potevano esser meglio, forse, ma non sono stati, il resto è pop mediocre con orribili coretti e parti cantate. di più
È ingiusto! Lo odi a prescindere per quelle canzoncelle da falò tipo La canzone del sole ma appena approfondisci scopri perle come Anima latina, Don Giovanni, Umanamente uomo, CSAR, La sposa occidentale, Una donna per amico, Il mio canto libero e lo ami alla follia... veramente Lucio, sei proprio bastardo...E PIGNOLO! di più
Possibile che sia un bel disco? Io dico yesssssss!! di più
Colui che ha tenuto viva la canzone d’autore italiana nei difficili anni novanta. di più
Gruppo svedese goliardico con sonorità prevalentemente dance. Una versione non rock dei bloodhound gang senza la possibilità di capire i testi. Il più alto canta, spesso in falsetto, il più basso rappa, il biondino non ho capito cosa faccia e dj hunk, quello a torso nudo, fa le basi.
Molta attenzione anche ai video in cui non manca la più celebre materia prima svedese. di più
un passo indietro rispetto allo straordinario "la disciplina della terra", ma comunque strepitoso. quattremmezzo, "c'è tempo" e "il bacio sulla bocca" i capolavori del disco, senza dubbio. di più
merdaccia anche questa! un poco gradevole "putipù". il resto è da evitare come la peste. di più
-Bravo e bello
- Punti di vista di più
Uno che scrive buone canzoni, poco modesto ma non se la tira neanche eccessivamente. Ah, A casa tutto bene di più
Rivalutato, nulla di particolarmente eclatante ma comunque un disco “sopportabile”. Nettamente meglio di tutti gli altri dischi degli ultimi trent’anni. 6/6,5 di più
"Jazz" ha tre cose: "Don't Stop Me Now" (appiccicosa come il miele, maledetta, una bomba come pop-song devasta-classifiche) "Bycicle Race" e "Fat Bottom Girls". Tre singoli azzeccatissimi. Il resto, perdonatemi, passa dall'orrido al noiosissimo, io questo disco non riesco ad ascoltarlo, escluse quelle tre. Tre singoli perfetti, disco però bruttarello, il primo bruttarello dei Queen. di più
Il bell'esordio dei Queen. Pasticci kitsch, hard-rock, pop, glam, ballad un po' de tutto ma era una band divertente e che sapeva scrivere qualche gran canzone, a patto che uno digerisca l'impasto. E i coretti. Tipo "Fairy King", quanto è esageratamente pacchiana in più di un momento "Fairy King" eppure è bella mi piace un sacco, i Queen sono così, hanno preso da qui e da lì, mai originali davvero eppure così personali, in positivo o in negativo fate voi, che sono tra le band più facilmente riconoscibili dopo mezza nota di qualsiasi pezzo. Ah e la voce di Mercury, vabbe. Questo disco secondo me parte col botto poi cala alla distanza ma è un valido debutto, ci sono singoli azzeccati ("Keep Yourself Alive" ma con i singoli difficilmente cannavano, anche negli anni peggiori) pezzi un po' troppo pasticciati e appesantiti anche per i loro standard ("Liar") e una delle canzoni più fiche in assoluto della band "Great King Rat", pezzo forte di questo primo disco omonimo. Però... "Fairy King"... che mirabile kit-scheria. di più
Senza parole.. un aborto di rara bruttezza. E lui stesso l’ha pure definito “il suo migliore disco”... uno schiaffo a tutte le Giulia, le Canzoni per Seveso, gli Stambecchi feriti di tutta la sua carriera... senza contare che c’è il suo punto più basso IN ASSOLUTO, e non c’è bisogno che vi dica di quale si tratta. Purtroppo il database mi impedisce di mettere uno zero spaccato, quindi sono costretto a mettere un ricco uno.. di più
Un pianoforte, una sigaretta, il fumo che riempie il locale. Un whisky, mentre inizia la musica e la voce di Tom Waits accarezza, graffiando, l'aria. di più
Mi girano (e mi rigirano) i Baglioni. di più
Un proseguio di Metropolis abbastanza piacevole. Autogrill un caposlavoro immane, a un gradino sotto Gli amici e (spero non mi bastoniate per questa) Shomer ma mi- Llilah. Ma nonostante metà album sia effettivamente ottima, la maggior parte dei brani sono sia meno ispirati rispetto a Metropolis e non crescono con gli ascolti. Per esempio in Metropolis più ascoltavo Black out e Milano più riuscivo ad apprezzarle, invece qua avrò ascoltato almeno 10 volte Argentina e ancora non riesco ad apprezzarla in pieno. E rimangono da vedere solo le buone Gulliver e Inutile, che sono essenzialmente dei brani carini e significativi che aggiungono sicuramente all'album ma che alla fine non hanno l'impatto dirompente di Autogrill o Gli amici. Peccato poteva essere un gran bell'album, anche se rimane comunque su livelli più che buoni di più
"La guerra era arrivata in ogni reparto della Fabbrica Trattori. Ma i vivi erano ancora vivi."
L'aberrazione Nazista e il totalitarismo Sovietico sconfitti dalla bontà e dall'eroismo di milioni di uomini e donne. di più
C-A-P-O-S-L-A-V-O-R-O. Un album bello fresco, prodotto divinamente con nove brani stellari uno più bello dell'altro. Per gli scettici, andate a leggere il testo di Riflessione finale e poi ne riparliamo di più
Primo album del cantautore e paroliere milanese Scarabeo. 12 tracce di genere vario ciascuna dedicata a una ragazza diversa in un mix di italiano, inglese e francese. L'album è stato prodotto da Paolo Faldi e registrato presso Overdrive Studio di Milano e pubblicato da GRecords. di più